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Archive for Settembre 2008

Letture – L’eroe oscuro dell’età dell’informazione

Settembre 23, 2008 acravera 2 commenti

L’eroe oscuro dell’età dell’informazione – Alla ricerca di Norbert Wiener, il padre della cibernetica – F. Conway, J. Siegelman

Norbert Wiener è stato il padre della prima scienza dichiaratamente interdisciplinare: la cibernetica. Le famose conferenze Macy, a cui hanno partecipato alcune tra le menti più brillanti del Novecento (oltre a Wiener, tra gli altri il matematico von Neumann, i fisiologi McCullogh e Rosenblueth, il biofisico Von Foerster, il logico Pitt, e l’antropologo Bateson) possono essere considerate la culla della complessità. In questo libro gli autori ripercorrono le tappe della nascita della cibernetica attraverso il racconto della vita del proprio “padre”. Si tratta di un viaggio alla scoperta di un personaggio del tutto fuori dalle righe. Genio precoce (a 7 anni traduceva greco e latino, a 11 anni è entrato in università e ha ottenuto il Ph.D. ad Harvard a diciotto), Wiener fu un uomo poliedrico, dotato di una insaziabile curiosità e di un’incredibile capacità di “vedere oltre”. Colui che conferì al termine “feedback”, retroazione, il suo attuale significato, e che rivoluzionò molti campi del sapere (dalla psicologia, all’informatica, dalla biologia alla neurofisiologia, alla medicina) fu anche un uomo estremamente fragile, un maniaco depressivo con un precario equilibrio emotivo e una profonda ansia per il futuro. Il libro è ben scritto ma, a mio avviso, troppo lungo. Ho fatto fatica talvolta ad evitare la tentazione di far scorrere velocemente le pagine. Ci sono passaggi bellissimi e profondi accanto a pagine e pagine di inutili dettagli. Mi hanno molto colpito i pensieri che affollavano la testa di un piccolo genio catapultato in un mondo di adulti, così come le difficoltà che Wiener ha dovuto superare prima di ottenere una cattedra al MIT. Pur essendo dotato di un’intelligenza e di una cultura superiore, Wiener non riusciva a mantenere un impiego stabile e ad essere apprezzato dai colleghi con cui lavorava. In un certo senso, pur essendo un genio precoce della matematica, ha trovato una propria identità personale più tardi rispetto alla media. Chi vorrà leggere questa biografia potrà vedere il “dietro le quinte” di un grande rivoluzionario. Questo scorcio della vita privata di Wiener in alcuni casi provoca sconcerto, ma è anche l’elemento più interessante del libro.

Il Times ha accolto in questo modo Il libro “La cibernetica” di Norbert Wiener, pubblicato per la prima volta nel 1948: “Una volta ogni era si pubblica un libro scientifico che fa suonare le campane in dozzine di discipline diverse: la Cibernetica è quel libro“. Gregory Bateson, in una sua dichiarazione entusiastica ha affermato: “Credo che la cibernetica sia il più grande morso al frutto dell’Albero della Conoscenza che l’uomo si sia permesso negli ultimi 2000 anni.” Purtroppo il libro di Conway e Siegelman non si addentra mai tra le pieghe della cibernetica. Chi non avesse letto altro su questo tema, dopo la lettura di questo testo, non ne saprebbe molto di più. Trovo che questa, al di là di qualche lunghezza narrativa di troppo, sia la vera pecca del libro. Gli autori spiegano molto bene il successo della cibernetica (l’arte del “pilotare” propria del timoniere) e le sue ripercussioni operative in tantissimi campi del sapere, ma non illustrano in alcuna parte i principi di base che la connotano (a parte qualche breve cenno al tema della causalità circolare e del feedback). Più che un saggio scientifico, Conway e Siegelman hanno scritto è bel racconto sulle forza e sulla debolezza umana.

Alla ricerca di performance aziendali sostenibili

Settembre 18, 2008 acravera 4 commenti

Il fallimento della Lehman Brothers, oltre che un segnale forte dell’attuale crisi dei sistemi finanziari mette in evidenza un altro grande tema che spesso è sottovalutato: la sostenibilità delle performance aziendali. In ambito manageriale c’è una grandissima attenzione allo sviluppo di prassi, metodi, e approcci tesi al miglioramento dei risultati (maggiori profitti, minori costi, aumento del valore delle azioni). Una scarsissima attenzione è invece data alla sostenibilità di tali performance. Fino ad oggi, se una qualunque azienda annuncia un risultato nel “quarter” superiore alle aspettative, questo fatto è considerato un segnale di salute aziendale e spesso si porta dietro due conseguenze: induce la stampa a scrivere un articolo elogiativo sul management e porta gli investitori ad acquistare le azioni dell’azienda.

Un aumento dei profitti realizzati nel trimestre rispetto a quelli attesi è sempre considerata “a priori” come una “buona” notizia. Buona per gli azionisti e per gli stakeholders dell’impresa. Di fatto, non è più corretto (se mai lo è stato) pensarla in questo modo. Dietro questo miglioramento dei risultati ci possono essere pratiche e politiche di gestione totalmente irresponsabili che invece di creare valore per gli azionisti lo estraggono, cioè monetizzano oggi asset importanti per il futuro dell’impresa.  Non è difficile per il management celare dietro la ricerca del profitto e dell’aumento di valore una gestione dell’azienda tesa a realizzare extraprofitti e ad aumentare fittiziamente i corsi azionari nel breve periodo a scapito della competitività futura. Una ricerca pubblicata da C. Zook, (“Unstoppable, Finding Hidden assets to renew the core and fuel profitable growth”, Harvard Business School Press, 2007)ci indica come la vita media delle imprese americane sia scesa dai 24 anni dei primi anni 90 agli attuali 12. La ricerca della massimizzazione del profitto e della cosiddetta creazione di valore, sommati ad un orientamento gestionale di brevissimo periodo sono le principali cause di questa situazione. Se vogliamo apprendere una lezione dai fatti che stanno accadendo in questi giorni, dobbiamo cominciare a guardare in maniera più critica alle performance aziendali, chiedendo il riscontro di indicatori non solo economico-finanziari. Indicatori che possano dare un’indicazione più complessa della situazione gestionale dell’impresa e, soprattutto, che siano maggiormente orientati al futuro, alla competitività prospettica e alla sostenibilità dei risultati, e non solo al mero risultato economico di breve, quarter dopo quarter.

Rubrica “Back to Basics” di settembre

Settembre 5, 2008 acravera Lascia un commento

E’ uscito il numero di settembre  de L’Impresa – Rivista Italiana di Management. Il mio articolo commenta un brano tratto da “Working with Emotional Intelligence” di Daniel Goleman (1998). Puoi scaricare il mio articolo qui: “Quanto conta l’intelligenza emotiva – ma i leader “brutti e cattivi” sopravviveranno“.