
So bene che ridicolizzare le previsioni degli altri può essere considerato un atto antipatico e semplicistico, tuttavia in questo caso corro volentieri il rischio. Chi ha letto il mio libro “Competere nella Complessità“, sa bene quanto ritengo fuorviante l’ossessiva ricerca di previsioni economiche. Questa mia avversione ha subito un’ulteriore accelerazione dopo aver letto il libro di Taleb “Il Cigno Nero”. Sono quindi andato a prendere alcune autorevoli previsioni relative al prezzo del petrolio, un argomento che tocca sul vivo tutti.
Il 26 giugno di quest’anno il Presidente dell’OPEC Chakib Khelil dichiarava che il prezzo del greggio è destinato a salire nei prossimi mesi a 150-170 dollari al barile. Le cause di questa situazione, secondo Khelil, sono da ritrovarsi nella svalutazione del dollaro e dalle persistenti tensioni geopolitiche. Nello stesso giorno Il Centro studi di Confindustria affermava, più cautamente, che il barile arresterà la sua corsa rimanendo «stabile sugli elevati livelli correnti, attorno a 130 dollari». Secondo le previsioni di viale dell’Astronomia, il petrolio si sarebbe attestato a 120 dollari per barile nella media 2008, pari e a 130 dollari nel 2009.
Qualche giorno dopo – il 30 giugno- il Sole 24 Ore ci ricordava che il Brent aveva toccato a Londra il nuovo record a 142,98 dollari, con un rialzo dell’1,9%. Anche in questo caso le spiegazioni erano individuate nelle previsioni di indebolimento del dollaro in vista di un imminente rialzo dei tassi da parte della Bce per la settimana seguente.
Il 1 luglio viene pubblicato il Rapporto di medio termine dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), l’associazione che riunisce 27 Paesi consumatori. Secondo questo autorevole rapporto di “medio termine” (oggi questa espressione suscita una certa ilarità), il mercato del petrolio sarebbe restato sotto pressione fino al 2013. Da segnalare, all’interno del XIX Congresso Mondiale dell’AIE tenuto a Madrid, l’intervento del il Premio Nobel per l’Economia E. S. Phelps, che ha affermato che le quotazioni del barile avranno un trend verso l’alto nei prossimi 10, 20 e 30 anni. «Probabilmente - ha aggiunto – è vero che il prezzo del petrolio era un po’ troppo basso in passato. A breve potrebbe anche esserci il calo del prezzo del petrolio, a 120, a 130 dollari, oppure il rialzo ad 150, 160 dollari. In ogni caso il prezzo del petrolio non resterà piatto e avrà un trend verso l’alto nei prossimi 10, 20, 30 anni. Adesso comunque – ha concluso il Nobel – il petrolio è al suo prezzo reale». Questa sinceramente la trovo un capolavoro di previsione. Il premio Nobel, infatti, è riuscito in una frase sintetica a racchiudere tutti gli scenari possibili. Su tutto, si noti la sua conclusione in base alla quale, il petrolio a 140 dollari riflette il suo prezzo reale.
Molto più nette, infine, sono le previsioni del numero uno del colosso del gas russo Gazprom, Aleksei Miller, che il 3 luglio annunciava al mondo la sua previsione di un prezzo al barile che arriverà presto ai 250 dollari.
Subito dopo le vacanze di agosto, la situazione appare radicalmente cambiata. Il 10 settembre abbiamo la decisione dell’OPEC di tagliare la produzione, a conferma di un trend del prezzo del petrolio in rapida discesa. Arrivando ai giorni nostri, Il 23 novembre, il petrolio è quotato sotto i 50 dollari e anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (la stessa di prima) mostra una forte preoccupazione arrivando ad affermare che la debolezza del petrolio si confermerà anche nel 2009, in linea con gli indicatori economici. Immediatamente, il Ministro Russo delle Finanze, Alexei Kudurin, si è affrettato a prevedere (contrariamente alla previsione del Presidente di Gazprom fatta un paio di mesi prima) che il prezzo medio del greggio l’anno prossimo sarà di 50 dollari.
Ripeto, è molto facile, criticare le previsioni con il seno del poi. Tuttavia, queste sceneggiate sono state montate in piedi da fonti autorevoli, Premi Nobel, Agenzie Internazionali, operatori economici di primo piano. I casi sono tre:
- - siamo di fronte a degli incompetenti,
- - siamo di fronte a dei furbi
- - siamo di fronte a degli ingenui
Non so quale di queste tre situazioni sia preferibile. Il 12 novembre, Focus Economia su Radio 24 ha trattato proprio questo argomento. Pare infatti che un libro scritto più di dieci anni fa intitolato “Astrofinanza” abbia previsto l’attuale crisi dei mercati finanziari (sembrerebbe che la causa sia l’attuale posizione della luna…). Previsioni molto diverse sono state invece fatte da autorevoli istituti di ricerca e analisti finanziari che, fino a febbraio, marzo 2008 continuavano a dichiarare buoni i fondamentali, sana l’economia e a prevedere una crescita dei mercati, pur ad un ritmo più lento rispetto al passato.
Infine vorrei far notare la tendenza a voler trovare una causa specifica per ogni situazione economica che si viene a creare. Le previsioni sono, infatti, sempre accompagnate da una spiegazione che ha un sapore innegabile di causa-effetto lineare. A tal proposito, riprendo un esempio fatto da Nassim Nicholas Taleb nel suo libro. Alle 13.01 del giorno in cui Saddam Hussein fu catturato nel dicembre 2003, Bloomberg News diede la seguente notizia: “Titoli di stato in rialzo, la cattura di Hussein potrebbe non frenare il terrorismo.” Mezz’ora dopo dovettero passare un’altra notizia. Dato che il prezzo dei buoni del tesoro statunitense era sceso (in realtà fluttuò tutto il giorno, quindi non stava accadendo nulla di particolare), Bloomberg News fornì un’altra ragione per tale diminuzione. Alle 13,31 diedero la seguente notizia: “Titoli di stato in ribasso: la cattura di Hussein aumenta l’attrattivita’ dei titoli ad alto rischio“. La stessa cattura (la causa) fu utilizzata per spiegare un evento e il suo contrario.
Questo sì che è un bell’esempio di complessità.
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