Workshop “Affrontare la complessità”
Mercoledì 3 dicembre parteciperò al Workshop “Affrontare la complessità” organizzato da ISIA Roma Design in occasione dell’inizio del biennio accademico in “Design dei sistemi”. Oltre al mio intervento su Management e complessità, interverranno il Prof. Gian Italo Bischi dell’Università di Urbino sul tema “Matematica e complessità”, il Prof. Gianfranco Minati (Presidente dell’AIRS, l’Associazione Italiana per la Ricerca sui Sistemi) con un intervento intitolato “Emergenza nei sistemi sociali”, e il Prof. Nicola Mattoscio dell’Università di Chieti che toccherà il tema dell’Economia della conoscenza.
…Il petrolio a 150 dollari? E’ ancora a buon mercato, salirà a 250…
So bene che ridicolizzare le previsioni degli altri può essere considerato un atto antipatico e semplicistico, tuttavia in questo caso corro volentieri il rischio. Chi ha letto il mio libro “Competere nella Complessità“, sa bene quanto ritengo fuorviante l’ossessiva ricerca di previsioni economiche. Questa mia avversione ha subito un’ulteriore accelerazione dopo aver letto il libro di Taleb “Il Cigno Nero”. Sono quindi andato a prendere alcune autorevoli previsioni relative al prezzo del petrolio, un argomento che tocca sul vivo tutti.
Il 26 giugno di quest’anno il Presidente dell’OPEC Chakib Khelil dichiarava che il prezzo del greggio è destinato a salire nei prossimi mesi a 150-170 dollari al barile. Le cause di questa situazione, secondo Khelil, sono da ritrovarsi nella svalutazione del dollaro e dalle persistenti tensioni geopolitiche. Nello stesso giorno Il Centro studi di Confindustria affermava, più cautamente, che il barile arresterà la sua corsa rimanendo «stabile sugli elevati livelli correnti, attorno a 130 dollari». Secondo le previsioni di viale dell’Astronomia, il petrolio si sarebbe attestato a 120 dollari per barile nella media 2008, pari e a 130 dollari nel 2009.
Qualche giorno dopo – il 30 giugno- il Sole 24 Ore ci ricordava che il Brent aveva toccato a Londra il nuovo record a 142,98 dollari, con un rialzo dell’1,9%. Anche in questo caso le spiegazioni erano individuate nelle previsioni di indebolimento del dollaro in vista di un imminente rialzo dei tassi da parte della Bce per la settimana seguente.
Il 1 luglio viene pubblicato il Rapporto di medio termine dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), l’associazione che riunisce 27 Paesi consumatori. Secondo questo autorevole rapporto di “medio termine” (oggi questa espressione suscita una certa ilarità), il mercato del petrolio sarebbe restato sotto pressione fino al 2013. Da segnalare, all’interno del XIX Congresso Mondiale dell’AIE tenuto a Madrid, l’intervento del il Premio Nobel per l’Economia E. S. Phelps, che ha affermato che le quotazioni del barile avranno un trend verso l’alto nei prossimi 10, 20 e 30 anni. «Probabilmente - ha aggiunto – è vero che il prezzo del petrolio era un po’ troppo basso in passato. A breve potrebbe anche esserci il calo del prezzo del petrolio, a 120, a 130 dollari, oppure il rialzo ad 150, 160 dollari. In ogni caso il prezzo del petrolio non resterà piatto e avrà un trend verso l’alto nei prossimi 10, 20, 30 anni. Adesso comunque – ha concluso il Nobel – il petrolio è al suo prezzo reale». Questa sinceramente la trovo un capolavoro di previsione. Il premio Nobel, infatti, è riuscito in una frase sintetica a racchiudere tutti gli scenari possibili. Su tutto, si noti la sua conclusione in base alla quale, il petrolio a 140 dollari riflette il suo prezzo reale.
Molto più nette, infine, sono le previsioni del numero uno del colosso del gas russo Gazprom, Aleksei Miller, che il 3 luglio annunciava al mondo la sua previsione di un prezzo al barile che arriverà presto ai 250 dollari.
Subito dopo le vacanze di agosto, la situazione appare radicalmente cambiata. Il 10 settembre abbiamo la decisione dell’OPEC di tagliare la produzione, a conferma di un trend del prezzo del petrolio in rapida discesa. Arrivando ai giorni nostri, Il 23 novembre, il petrolio è quotato sotto i 50 dollari e anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (la stessa di prima) mostra una forte preoccupazione arrivando ad affermare che la debolezza del petrolio si confermerà anche nel 2009, in linea con gli indicatori economici. Immediatamente, il Ministro Russo delle Finanze, Alexei Kudurin, si è affrettato a prevedere (contrariamente alla previsione del Presidente di Gazprom fatta un paio di mesi prima) che il prezzo medio del greggio l’anno prossimo sarà di 50 dollari.
Ripeto, è molto facile, criticare le previsioni con il seno del poi. Tuttavia, queste sceneggiate sono state montate in piedi da fonti autorevoli, Premi Nobel, Agenzie Internazionali, operatori economici di primo piano. I casi sono tre:
- - siamo di fronte a degli incompetenti,
- - siamo di fronte a dei furbi
- - siamo di fronte a degli ingenui
Non so quale di queste tre situazioni sia preferibile. Il 12 novembre, Focus Economia su Radio 24 ha trattato proprio questo argomento. Pare infatti che un libro scritto più di dieci anni fa intitolato “Astrofinanza” abbia previsto l’attuale crisi dei mercati finanziari (sembrerebbe che la causa sia l’attuale posizione della luna…). Previsioni molto diverse sono state invece fatte da autorevoli istituti di ricerca e analisti finanziari che, fino a febbraio, marzo 2008 continuavano a dichiarare buoni i fondamentali, sana l’economia e a prevedere una crescita dei mercati, pur ad un ritmo più lento rispetto al passato.
Infine vorrei far notare la tendenza a voler trovare una causa specifica per ogni situazione economica che si viene a creare. Le previsioni sono, infatti, sempre accompagnate da una spiegazione che ha un sapore innegabile di causa-effetto lineare. A tal proposito, riprendo un esempio fatto da Nassim Nicholas Taleb nel suo libro. Alle 13.01 del giorno in cui Saddam Hussein fu catturato nel dicembre 2003, Bloomberg News diede la seguente notizia: “Titoli di stato in rialzo, la cattura di Hussein potrebbe non frenare il terrorismo.” Mezz’ora dopo dovettero passare un’altra notizia. Dato che il prezzo dei buoni del tesoro statunitense era sceso (in realtà fluttuò tutto il giorno, quindi non stava accadendo nulla di particolare), Bloomberg News fornì un’altra ragione per tale diminuzione. Alle 13,31 diedero la seguente notizia: “Titoli di stato in ribasso: la cattura di Hussein aumenta l’attrattivita’ dei titoli ad alto rischio“. La stessa cattura (la causa) fu utilizzata per spiegare un evento e il suo contrario.
Questo sì che è un bell’esempio di complessità.
Master “Evolutionary Management”
Segnalo un’iniziativa interessante su complessità e management. Si tratta del Master “Evolutionary Management” organizzato dall’Università di Udine e da ManagerZen.
Il master si propone di superare il tradizionale approccio funzionale riduzionistico che studia l’impresa suddivisa nelle sue funzioni: marketing, finanza ecc. L’evolutionary management si fonda su un approccio sistemico che parte dall’individuo ed arriva ad esplorare le relazioni e le interazioni co-evolutive che questo ha con l’intero ecosistema, passando attraverso l’organizzazione e il mercato. Il Direttore del Master è il Prof. Alberto F. De Toni. Per maggiori informazioni: http://www.managerzen.it/master-evolutionary
Letture – Il cigno nero
Il Cigno Nero – Come l’improbabile governa la nostra vita – Nassim Nicholas Taleb
Questo libro è stato scritto nel 2007 e ha avuto la fortuna (per l’autore…, la sfortuna per noi) di vedersi concretizzato nella realtà. Nassim Nicholas Taleb è un filosofo-trader che ha scritto un bel libro sull’imprevedibilità del futuro. Ciò che definisce “Cigno Nero” (lo definisce così per via del fatto che per molti anni tutti erano convinti che tutti i cigni fossero bianchi finché non sono stati scoperti dei cigni neri in Australia) è l’evento imprevisto, discontinuo, che spariglia e sconvolge la linearità della storia. Essendo un trader di professione Taleb presenta molti casi di discontinuità nei mercati finanziari che non sono stati affatto previsti dai sedicenti guru dell’economia. In un momento di forte crisi finanziaria (assolutamente non prevista pochi mesi fa), la lettura del libro acquista un ulteriore valore perché molte delle situazioni di rischio che l’autore descrive si sono concretizzate negli ultimi mesi. Solo per citare un esempio che potrebbe invogliare alla lettura del libro, a pagina 239 in una nota, Taleb scrive: ” Come se non avessimo già abbastanza guai, le banche oggi sono molto più vulnerabili al Cigno Nero e alla fallacia ludica, con il loro staff di “scienziati” che si prendono cura dei rischi. Il gigante J.P. Morgan ha messo in pericolo il mondo intero introducendo negli anni novanta il Riskmetrics, un metodo fasullo per gestire i rischi delle persone, che provoca l’uso generalizzato della fallacia ludica (…). Allo stesso modo la Federal National Mortgage Association, ente governativo noto come Fannie Mae, in fatto di rischi sembra essere su un barile di dinamite, vulnerabile al minimo sobbalzo. Ma niente paura: il suo staff di scienziati reputa questi eventi “improbabili.”
Leggere ora queste affermazione scritte nel 2007 fa venire la pelle d’oca. Fanny Mae è arrivata al quinto rosso trimestrale consecutivo ed è stata pochi mesi fa salvata dal Governo americano con l’acquisto di oltre un miliardo di dollari di azioni e una copertura per oltre 100 miliardi di dollari. Il libro attacca frontalmente qualunque modello previsionale e bolla come ciarlatani (o ingenui) quelli che di mestiere si fanno pagare le previsioni del futuro. Gran parte dei modelli previsionali per Taleb non riescono (e non vogliono) a prendere in considerazione la discontinuità e quindi sono pericolosi perché celano l’agguato del Cigno Nero. L’autore di origine libanese attacca pesantemente anche l’uso distorto della curva gaussiana e ad essa contrappone un elogio per la matematica mandelbrotiana dei frattali.
Pur non affrontando mai direttamente l’argomento, il libro arriva a molte delle conclusioni che sono care agli studiosi di complessità: critica la capacità previsionale dei modelli, evidenzia il ruolo della serendipità nell’innovazione, sottolinea la cecità degli esperti che talvolta non riescono ad uscire dai propri paradigmi ed ortodossie e invoca la necessità di connettere le discipline (in primis l’economia che Taleb definisce il campo più insulare in assoluto). Un libro divertente, ben scritto, che in alcune parti provoca un po’ di invidia per la vita che conduce Taleb la cui filosofia è lavorare poco, guadagnare abbastanza per concedersi qualche lusso e avere tutti gli spazi per coltivare i suoi interessi e godersi la vita.
Beato lui che ci riesce e non sembra essere toccato dal Cigno Nero…
A Crisis of Management not Economics
In questo intervista di Karl Moore, Henry Mintzberg attribuisce alle prassi manageriali la causa dell’attuale crisi economica e finanziaria. Si tratta di un punto di vista insolito (nessun commentatore italiano ne parla) ma che personalmente condivido pienamente. Sul banco degli imputati l’enfasi sui risultati di breve e la ricerca della massimizzazione del valore che determinano effetti negativi sulla sostenibilità delle performance aziendali. Interessante è anche il suo riferimento all’ossessione americana per la leadership. Negli USA tutti ne parlano, tuttavia, secondo Mintzberg, non hanno afferrato il vero concetto di leadership. Ad esempio considera assurda la classica distinzione tra manager e leader. Un video interessante che fa conoscere il pensiero di uno tra i più autorevoli e coraggiosi studiosi di management.
Per vedere l’intervista a Henry Mintzberg clicca qui.
Perché penso quello che penso?
In questi giorni mi sono posto una strana domanda: “Perché penso quello che penso? (a proposito di tematiche legate al management)” Certamente sono innumerevoli gli stimoli, i comportamenti, i valori, gli esempi e le letture che hanno influenzato il mio modo di vedere la gestione d’impresa. Seguendo questo insolito bisogno di analisi interiore, ho provato a fissare una lista di libri che hanno lasciato un segno profondo sulla mia visione del management. Mi rendo costo che fare liste di libri può essere visto come un esercizio banale e un po’ sterile, però, nel farlo, mi sono divertito molto. Ho scritto la lista dei 10 libri che mi hanno maggiormente influenzato nella mia vita professionale di getto. Non sono andato a spulciare nella mia libreria alla ricerca dei libri che mi hanno colpito maggiormente. Ho provato a stilare la classifica in pochi minuti basandomi solo sulla mia memoria. Probabilmente rileggendo con calma nei prossimi giorni questa lista di libri mi accorgerò di non aver considerato qualcosa di fondamentale. Il fatto però di non essermene ricordato in questo momento è, in qualche modo, significativo della reale influenza che ha avuto su di me quella lettura.
Ecco i 10 libri che hanno maggiormente influenzato la mia visione del management e della gestione d’impresa:
- 1. Il metodo 1 – La natura della natura (Edgar Morin)
- 2. Il filo della ragione (Dario Antiseri)
- 3. Mintzberg on management (Henry Mintzberg)
- 4.La sfida della complessità (Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti)
- 5. Mobilizing Invisible assets (Hiroyuki Itami)
- 6. Il futuro è aperto (Karl Popper – Konrad Lorenz)
- 7. L’Impresa vivente (Salvatore Vicari)
- 8.La verità è l’invenzione di un bugiardo (Heinz von Foerster)
- 9. The New Organisational Wealth (Karl-Erik Sveiby)
- 10. La struttura delle rivoluzioni scientifiche (Thomas Kuhn)
Rubrica “Back to basics” di novembre
Sul numero appena uscito in edicola de L’Impresa commento un estratto del libro “The Balanced Scorecard – Translating Strategy into Action” di Robert Kaplan e David Norton. Il modello BSC nasce - secondo gli autori – per aiutare il management a gestire la complessità. A mio parere la BSC, pur avendo il merito di dare grande importanza agli asset intangibili, riflette un modello di gestione d’impresa tradizionale che non tiene in reale considerazione la complessità e le relative ripercussioni sulla strategia d’impresa.
Puoi scaricare il mio articolo qui: “Asset intangibili al servizio della strategia – Solo uno strumento di controllo strategico”.






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