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Archive for Marzo 2009

International Lectures on Nature and Human Ecology

Marzo 30, 2009 acravera Lascia un commento

big_seed_int1L’8 maggio, parteciperò come discussant al secondo incontro 2009 delle International Lectures on Nature and Human Ecology organizzate da Aboca. Il tema dell’evento sarà “La leadership nell’incertezza e nel caos: cosa insegna la nuova scienza“. Ospite internazionale sarà Margaret Weathley, co-fondatrice e Presidente del Berkana Institute e autrice del bestseller”Leadership and The New Science“. Oltre a me, interverrà come discussant Gianluca Bocchi, Ordinario di filosofia della scienza all’Università di Bergamo.

Ecco una breve presentazione dell’evento:

“La maggior parte delle descrizioni della leadership efficace sorgono da una visione distorta della natura umana, basata sulla visione agostiniana che gli esseri umani sono nati cattivi e devono essere attentamente controllati per poter raggiungere le loro nature più elevate. Secondo questa visione del mondo, i leader hanno tutta la responsabilità: fornire una prospettiva, stabilire come il lavoro vada fatto, motivare e gestire le persone in modo che si adeguino alle responsabilità e ai ruoli loro assegnati. In tempi di incertezza e caos questo tipo di leadership non funziona, ma crea solo ulteriori problemi. La nuova scienza della complessità e della realtà quantica descrivono un universo di costante creatività, adattabilità e cambiamento. Traendo spunto della nuova scienza, questa lecture descriverà il tipo di leadership necessaria per affrontare il cambiamento costante, una leadership che sappia come stimolare la creatività, la generosità e il desiderio di contribuire delle persone.”

La conferenza si terrà a San Sepolcro (AR). Per informazioni: www.abocaforecology.comInternational@aboca.it

Questione di citazioni

Marzo 26, 2009 acravera 2 commenti

aristotelePochi giorni fa ho tenuto un seminario a Roma e all’interno della sala, proprio di fronte a me, era appeso un grosso riquadro contenente un aforisma di Aristotele: “Sbagliare è possibile in molti modi, ma riuscire è possibile in un modo solo” (da Etica Nicomachea).

E’ interessante notare quanto oggi questa considerazione di Aristotele rifletta un mondo complicato e non complesso. Il mondo era un mistero da svelare, da scoprire, arrivando alla verità ultima che, per definizione, è unica e oggettiva. Oggi siamo ben consapevoli che non c’è affatto un unico modo per aver successo nella vita professionale, nella gestione di un’impresa, nell’educazione dei figli, nelle scoperte scientifiche e in moltissime altre cose.

Albert Einstein una volta ha detto “follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi“. Il nostro buon senso dà ragione ad Einstein, crescono però esponenzialmente le situazioni in cui potrebbe valere anche il contrario: “follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati uguali“.

Per favore non un altro esperto di rischio…

Marzo 23, 2009 acravera 5 commenti

risk-managementNell’articolo  ”Boards Must Take on Risk Managementpubblicato da Business Week si avanza l’idea di istituire una nuova figura professionale esperta di rischio all’interno dei board aziendali. Il  sottotitolo recita:” You’ve heard of the Qualified Financial Expert, or GFE? Perhaps your board should consider a new acronym as well: QRE, Qualified Risk Expert. Gli autori, Clarke Murphy e Frank Brown, propongono di inserire all’interno dei board la figura del QRE (Qualified Risk Expert) al fine di prevenire nuove crisi finanziarie e migliorare la comprensione dei rischi che le aziende (in primis del settore finanziario) si assumono attraverso determinate azioni. La proposta di Murphy e Brown si spinge quindi oltre il Sarbanes-Oxley Act (SOX) del 2002 che, in seguito agli scandali Enron e Worldcom, prevede che all’interno dei board ci sia un “Qualified Financial Expert” (QFE) con competenze contabili e finanziarie. Oltre al QFE, secondo l’autore, si dovrebbe far entrare nei board anche un fantomatico QRE (detta in questo modo sembra un film di fantascienza…).

Trovo questa proposta, senza mezzi termini, inutile, potenzialmente dannosa e ai limiti del ridicolo. La SOX richiede che il Quality Financial Expert sia stato un “former top level accountant”, un chief financial officer o un “corporate controller”. Non soddisfatto di queste competenze già presenti all’interno dei board, Murphy dice che occorre creare il Qualified Risk Expert che viene descritto in questo modo: “the QRE director ideally should be a former senior executive in a sophisticated financial organization-an investment bank, commercial bank, or insurance company-with a complicated balance sheet. He or she should have a deep understanding not only of the entire spectrum of financial instruments and trading strategies but also of the asset-liability management process.

Sorgono due domande. La prima: Il Qualified Financial Expert già attualmente previsto nei board non ha queste competenze? Non conosce gli strumenti finanziari? Non comprende le strategie di trading? Ma allora di cosa è esperto? La seconda domanda è questa: Non sono stati propri i “senior executive” delle istituzioni finanziarie che hanno creato l’attuale crisi mondiale?

Dal mio punto di vista inserire esperti di rischio dentro i board, invece di migliorare la situazione, la peggiorerebbe. Quello che si avrebbe è che l’opinione pubblica potrebbe pensare che le istituzioni finanziarie sarebbero più “sotto controllo”, quando nella realtà sarebbe l’opposto. Dall’articolo di Business Week sembrerebbe quasi che la crisi sia dovuta al fatto che mancassero esperti di rischio nelle imprese. Non è assolutamente così. Le imprese erano (e sono tuttora) piene di esperti di finanza e di rischio. Tali esperti, però, basano le loro decisioni su modelli finanziari sbagliati (si vedano i post: “La crisi e la matematica“, “C’è la crisi? Provate i frattali” e “L’investitore Saggio“) e si tutelano dietro formule matematiche eleganti ma poco rappresentative della realtà per massimizzare i profitti dello loro operazioni, senza cura delle conseguenze delle stesse. Quando, come riporta l’Herald Tribune si arriva a concedere ad un raccoglitore di fragole messicano con un reddito di 14.000 dollari l’anno che parla poco e male l’inglese, un mutuo da 720.000 dollari per l’acquisto della casa, non bisogna essere geni o super esperti (QRE…) per capire che forse la soglia di rischio accettabile è stata ampiamente superata.  Se, poi a questa pazzia, aderiscono altre banche che acquistano il mutuo del contadino messicano e ne fanno oggetto di ricavo, l’impatto di questa decisione diventa sistemico.

Secondo me inserire l’ennesimo esperto di rischio nei board ammanterebbe di credibilità operazioni che non dovrebbero essere considerate credibili. Se proprio dobbiamo modificare i board facendo entrare una nuova figura, allora preferisco una vecchia idea di Victor Palmieri: “”Le strategie approvate nel consiglio di amministrazione spesso sono tali che anche un bambino direbbe che sono destinate al fallimento. Il problema è che non c’è mai nessun bambino nei consigli di amministrazione“. (Fortune 24 febbraio 1992)

Letture: “More than You Know” (L’investitore saggio)

Marzo 19, 2009 acravera Lascia un commento

mauboussinL’interessante discussione che ha suscitato il mio post su Madelbrot e la matematica frattale applicata alla finanza (http://complessita.wordpress.com/2009/03/04/ce-la-crisi-provate-i-frattali/)  mi ha portato ad acquistare e a leggere immediatamente questo testo di Mauboussin. L’ho trovato girovagando tra i negozi di Linate in attesa di un volo. Se non avessi avuto ancora in testa la discussione su questo argomento, probabilmente non avrei neanche notato questo testo sulle strategie di investimento. E invece, in perfetto stile serendipity, non solo l’ho notato ed acquistato, ma l’ho anche messo in cima ad altre letture che aspettavano diligentemente il loro turno da un bel po’ di tempo.

Il libro “More Than You Know” di Mauboussin, intitolato (secondo me infelicemente) nella versione italiana “L’investitore Saggio” mi è piaciuto molto. Sin dalle prime pagine, la prefazione di Marco Liera parte con il piede giusto: “Mauboussin rifugge da qualsiasi tentazione deterministica nella comprensione del funzionamento dei mercati, spogliando il lettore delle illusorie certezze che caratterizzano in modo diffuso chi si avvicina a questa disciplina.” I primi capitoli non sono da meno. L’autore descrive l’assunto di base dell’intero libro in modo efficace e coinvolgente: “La premessa del libro è semplice: sarai un investitore, dirigente, genitore, amico, persona, migliore, se affronterai i problemi in una prospettiva multidisciplinare. E’ la differenza che passa tra entrare in una casa da ristrutturare con una cassetta degli attrezzi fornita di ogni genere di strumenti efficaci o, invece, brandendo un solo cacciavite”. Musica per me. D’altra parte Mauoboussin dichiara che il suo libro si ispira alla teoria dei modelli mentali e alle ricerche ed approcci sviluppati dal Santa Fe Institute (una delle culle della complessità).

L’investitore saggio è costituito da 30 brevi saggi dell’autore raggruppati in quattro parti: filosofia dell’investimento, psicologia dell’investimento, innovazione e strategia competitiva, scienza e teoria della complessità. La prima e l’ultima parte sono quelle che ho apprezzato maggiormente. Ecco alcune delle idee propugnate da Mauboussin all’interno del libro:

-          Nella complessità la specializzazione può avere effetti più negativi che positivi

-          La contaminazione dei saperi e l’eterogeneità dei punti di vista si dimostrano più vantaggiosi nelle previsioni

-          Le teorie di investimento che si basano sulle circostanze sono superiori a quelle basate sugli attributi (un esempio di queste è la prescrizione di investire quando il multiplo prezzo-utile è basso)

-          La distribuzione normale non rappresenta efficacemente l’andamento dei prezzi delle azioni a causa delle code grasse (fat tails)

-          La borsa è un sistema autorganizzato caratterizzato da relazioni non lineari

-          La qualità delle decisioni non si può valutare dal risultato.

Questi e molti altri aspetti vengono ben spiegati da Mauboussin attraverso l’uso di esempi, casi, ricerche e dati reali. Forse l’esempio più eclatante riguarda la crisi del 1987 quando l’indice S&P 500 ha perso in un solo giorno il 20% del suo valore, una variazione di 20 deviazioni standard dalla media. Un giornalista del Wall Street Journal, Roger Lowenstein ha commentato questo fatto in questo modo: “Gli economisti più tardi hanno immaginato che, sulla base della volatilità storica del mercato, se il mercato fosse stato aperto ogni giorno a partire dalla creazione dell’universo, le probabilità sarebbero ancora contro una tale caduta in un solo giorno. In effetti, anche se la vita dell’universo dovesse essere ripetuta un miliardo di volte, un tale crollo sarebbe stato ancora teoricamente “improbabile”. Ecco un bell’esempio di quello che Taleb definirebbe un “cigno nero“.

In sintesi, “L’investitore Saggio” è un libro che non dà ricette o semplici scorciatoie per investire con successo in Borsa. Tutt’altro. Mauboussin è il primo a mettere in allerta il lettore invitandole a non cercare una sorta di Santo Graal dell’investimento (sotto forma di esperto o di approccio/teoria). E’ una pubblicazione, quindi, che non piacerà a chi vuole sapere come dovrebbe reimpostare concretamente la propria strategia di investimento (quali classi, quali mercati, quali tempi, ecc.). Piacerà, invece, a tutti coloro  che, consapevoli della complessità, vogliono aumentare la comprensione e accrescere la loro competenza sul funzionamento dei mercati azionari e della finanza in genere.

Competenze per competere

Marzo 16, 2009 acravera Lascia un commento

limpresa-marzo1Sul nuovo numero de L’Impresa, all’interno della rubrica Back to Basics, commento un brano estratto da “Competence at work. Models for superior performance“, di Lyle M. Spencer e Signe M. Spencer. Il testo presenta il ruolo dei modelli di competenza nel miglioramento delle performance individuali. Nel commento cerco di evidenziare come le “competenze” abbiano radicalmente modificato l’interpretazione dell’HR management e il modo in cui le imprese hanno adottato questo modello negli ultimi 20 anni.

Chi è interessato può scaricare il mio articolo qui: “Sulle relazioni si gioca la differenza – Attenzione alla qualità più che alla forma.”

Una notte miracolosa

Marzo 11, 2009 acravera 10 commenti

vita_miracolo_nRiporto parti di  articolo pubblicato su Soldionline (http://www.soldionline.it/notizie/chiusura/piazza-affari-sempre-piu-in-basso-2-tiscali-all-inferno-48) il 9 marzo alle 17.05 a mercati chiusi:

“Tiscali ha subito un tonfo del 47,6% a 0,15 euro, dopo essere rimasta sospesa per eccesso di ribasso per gran parte della giornata. hanno pesato le notizie comunicate lo scorso venerdì. La società sarda ha deciso di interrompere le trattative con BSkyB per la cessione delle attività inglesi del gruppo. La società italiana non è riuscita a trovare un accordo con il colosso britannico, a causa del deterioramento del contesto di mercato in cui opera anche il potenziale acquirente. Inoltre, Tiscali intende chiedere ai principali istituti finanziatori di concedere un periodo di sospensione dei pagamenti di interessi, quote capitali e dei covenant finanziari, sul debito del gruppo. Infine, i vertici di Tiscali hanno anticipato che il 2008 si è chiuso con ricavi per circa un miliardo di euro, in linea con le previsioni, ed un margine operativo lordo per circa 200 milioni di euro. Quest’ultimo dato è inferiore alle stime comunicate ad agosto 2008, ma è coerente con il consensus di mercato. Dopo queste notizie sono arrivate le prime bocciature su Tiscali. Gli analisti di Banca Akros, di Banca Leonardo e di Unicredit MIB hanno tagliato il giudizio sulla società sarda e ora dicono di venderne le azioni. Banca Leonardo e Unicredit MIB hanno anche ridotto a 0,1 euro il target price sul titolo. Sulla stessa lunghezza d’onda Equita sim, che ha sforbiciato a 0,1 euro per azione la valutazione su Tiscali e ha confermato l’indicazione di ridurre l’esposizione del titolo in portafoglio.”

Sempre Soldinonline (http://www.soldionline.it/notizie/chiusura/piazza-affari-finalmente-il-rialzo-7-tiscali-che-rimbalzo-48)  il giorno dopo alle 17.05:

Immediato rimbalzo per Tiscali, dopo che ieri il titolo della società sarda aveva lasciato sul terreno quasi la metà della sua capitalizzazione, ridotta a 90 milioni di euro. Tiscali ha terminato la giornata con un balzo del 47,5% a 0,2213 euro, dopo diverse sospensioni per eccesso di rialzo. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, per il rilancio di Tiscali ci sarebbero due strade percorribili: un nuovo aumento di capitale oppure la conversione dei debiti in azioni. Tuttavia, non è esclusa una soluzione ibrida, dal momento che la strada della ricapitalizzazione sembra difficilmente percorribile, in quanto il precedente aumento di capitale da 150 milioni di euro è stato già bruciato completamente.

Notate il tentativo di spiegare razionalmente le due situazioni antitetiche. Nel primo articolo si cerca di spiegare le ragioni del tonfo e, a distanza di 24 ore, nuove spiegazioni (di segno opposto) per giustificare il forte rialzo.  Un bell’esempio dell’ossessione che si ha in finanza per le relazioni causa-effetto.

Il taglio ai bonus che fa notizia

monopoly-pass-go-bonus-boardSu Il Sole 24 Ore di oggi, nella prima pagina della Sezione Finanza & Mercati, si può leggere un articolo dal titoloUnicredit, in 3mila senza bonus”.  Alessandro Graziani, il giornalista che ha scritto il pezzo, evidenzia il fatto che Unicredit starebbe per prendere la decisioni di azzerare il bonus ai circa 3.000 dipendenti della divisione Markets & Investment Banking. La divisione chiuderà il 2008 in perdita  e sono previsti anche tagli al personale. Il Presidente Dieter Rampl ha commentato: “Non si tratta di una misura straordinaria ma della logica conseguenza del nostro modello di governance“.

Trovo che l’affermazione di Rampl sia di grande buon senso: se la divisione non produce risultati, non c’è nessuna ragione per distribuire bonus ai collaboratori. Ma allora, se tutto ciò è così palese e di buon senso, perché fa notizia? Perché questa situazione merita un articolo in prima pagina su Finanza e Mercati? Purtroppo la risposta la conosciamo. Grande merito a Unicredit che ha dimostrato un comportamento serio sul tema, però molte altre banche d’investimento, soprattutto americane, non hanno seguito questa logica, trasformando, di fatto il bonus in una parte di retribuzione fissa, scontata, anche in assenza di risultati o, peggio, anche in presenza di danni sistemici devastanti per l’economia .

Dove ci porta tutto ciò? Dobbiamo aspettarci altre notizie analoghe di tutte le altre aziende che hanno deciso di non distribuire bonus ai propri manager e dipendenti, o possiamo continuare a considerare questo aspetto una “non notizia”, una cosa del tutto naturale e scontata? Per il bene della nostra economia, speriamo in futuro di non dover più leggere articoli come questi.

PS: E’ sempre di oggi la notizia che Rick Wagoner, l’amministratore delegato di General Motors si è ridotto il compenso per il 2008 a  5,4 milioni di dollari contro i 14,1 milioni di dollari intascati nel 2007.  Se consideriamo i risultati ottenuti da Wagoner  (perdite per 30, 9 miliardi, la seconda più grande perdita di GM della sua storia centenaria) e se consideriamo le migliaia di lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro a causa di una cattiva gestione dell’azienda, viene da chiedersi: “Cosa deve ancora fare Wagoner prima di essere licenziato dagli azionisti? Diventare forse un serial killer?