Le nuove generazioni in azienda: una sfida per il management

I manager si stanno rendendo sempre più conto che i giovani che stanno entrando oggi in azienda sono molto diversi da quelli che uscivano dall’università 10/15 anni fa. Alla precedente generazione si poteva chiedere sacrificio, gavetta e rispetto della gerarchia, molto più di quanto lo si possa fare oggi. I neo laureati di 15 anni fa erano molto più rispettosi dell’autorità  e avevano una maggiore tendenza al conformismo aziendale rispetto ai giovani di oggi. Tutto ciò oggi è molto più raro.

Provando a generalizzare, e quindi giungendo ad una innegabile forzatura, è possibile riscontrare quattro caratteristiche abbastanza comuni nei ragazzi che stanno entrando oggi nel mondo del lavoro:

-          Un’attenzione (più) labile: rispetto a qualche anno fa, i ragazzi tendono a stufarsi presto e a distogliere molto più rapidamente la loro attenzione. Sono abituati a fare più cose contemporaneamente, a muoversi velocemente e non sopportano i tempi spesso lenti, della burocrazia. A periodi di intensa passione per una data attività o obiettivo, seguono quindi abbastanza presto, la noia o la routine, e quindi il bisogno di nuovi stimoli.

-          Un tempo di semina limitato: la pazienza non è una virtù particolarmente sviluppata nella nuova generazione. Si tende a bruciare o a voler bruciare le tappe e se questo non si dimostra possibile, si cade facilmente nello sconforto e nella demotivazione. La gavetta quindi va bene, ma rispetto, alla precedente generazione, la tolleranza nei confronti di questa fase della vita professionale è molto limitata.

-          Un’idiosincrasia alla gerarchia: rispetto ai giovani di 15 anni fa, la gerarchia è un valore molto meno rispettato dalle nuove generazioni. I ragazzi oggi sono cresciuti con modelli di riferimento in cui la gerarchia è una componente a basso valore aggiunto. La famiglia ha un livello di gerarchia molto inferiore rispetto al passato, il servizio militare è sparito e il web, in cui i giovani passano molto tempo, è un modello eterarchico che privilegia quindi le relazioni orizzontali. La frase “devi farlo perché lo ha detto il capo”, così potente per gran parte delle persone che lavorano in azienda, perde di significato per i giovanissimi che, magari si adattano a questo genere di diktat, ma non lo capiscono. La conseguenza è una probabile perdita di stima per le persone che ragionano in termini così lontani dai loro e una sicura perdita di interesse per il lavoro e l’azienda in cui operano.

-          Una minore importanza al lavoro ai fini dell’autorealizzazione: mentre un tempo il lavoro era la principale fonte di realizzazione personale, i ragazzi di oggi danno molto più valore ad altri aspetti quali il tempo libero, gli amici, i propri interessi e passioni. Il sacrificio sul lavoro è visto in modo molto diverso rispetto al passato. Tra dovere e piacere il baricentro si sta spostando progressivamente verso quest’ultimo. Questo non significa che in azienda non ci si impegni o si prenda il lavoro con superficialità, solo che l’autorealizzazione non passa più dalla considerazione che ha di me il capo. Tra un “bravo” da parte del mio responsabile e una serata al cinema o a teatro, la scelta si sposta sempre più verso quest’ultima.

Queste caratteristiche impattano significativamente sul funzionamento organizzativo e sugli stili gestionali dei manager. Lo stile gestionale burocratico non funziona più. Quello gerarchico nemmeno. Lo stile gestionale paternalistico, meno che mai. Lo stile gestionale partecipativo spesso non è applicabile per disinteresse dei collaboratori.

Cosa resta? Ecco una bella finestra di riflessione per ripensare la leadership in azienda.

Società (in)civile…

…. Il professore che trucca un concorso, il commerciante che non emette lo scontrino, l’imprenditore che fa lavorare in nero i suoi operai non sono vittime della politica, ma semmai beneficiari della sua assenza.

(da Luca Ricolfi, “L’abisso morale del Paese”, La Stampa 18 febbraio 2010)

Liberation Management: un mondo pazzo ha bisogno di aziende pazze

Sul nuovo numero de L’Impresa, all’interno della rubrica Back to Basics, commento un brano estratto da “Liberation Management di Tom Peters. In questo poderoso libro (più di mille pagine), Peters delinea la configurazione organizzativa delle imprese che vogliono sopravvivere e prosperare in un’epoca che egli stesse definisce “pazza”. Liberation Management è un inno al decentramento organizzativo, all’appiattimento gerarchico e alla deburocratizzazione delle aziende.

A quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione cosa è stato concretamente fatto nelle imprese? Quanto la ricetta di Peters è stata ascoltata?

Chi è interessato può scaricare il mio articolo qui: “A un passo dalla rivoluzione”.

Economics needs a scientific revolution

Prendendo spunto dai recenti commenti ricevuti a proposito dell’evoluzione delle scienze economiche vi segnalo due articoli di J. P. Bouchaud, un fisico prestato all’economia. Bouchaud, è un sostenitore della cosiddetta econofisica e, oltre ad essere un teorico, è Presidente di Capital Fund Management, una società finanziaria che opera nel campo dell’investment management basandosi sui principi dell’econofisica. Bouchaud non è un fisico solo di laurea, ma anche uno studioso della materia. Insegna Termodinamica statistica presso l’École Supérieure de Physique et de Chimie Industrielles de la Ville de Paris (ESPI Paris Tech) e l’Ecole Polytechnique.

I due articoli che vi segnalo sono “Economics needs a scientific revolution” pubblicato su Nature nell’ottobre 2008) e The (unfortunate) complexity of the economy”, un follow-up del precedente articolo, pubblicato nell’aprile 2009.

Gli articoli hanno un taglio puramente divulgativo, quindi non approfondiscono gli aspetti tecnici, tuttavia risultano, a mio parere, interessanti. L’assunto che anima entrambi gli articoli è che la teoria dell’equilibrio economico e delle aspettative razionali ha fortemente influenzato il comportamento dei governi e delle istituzioni finanziarie, ma non spiega in alcun modo ciò che è successo negli ultimi 2 anni all’economia. Per Bouchaud  dopo vent’anni di studi di quella disciplina che è comunemente denominata econofisica e più di 1000 paper pubblicati, è possibile oggi provare a dare un contributo reale per spiegare l’andamento dei mercati finanziari e dell’economia.

E’ molto intrigante l’inizio del primo articolo: “A confronto con la fisica, si può dire che i successi quantitativi dell’economia siano deludenti. Razzi volano verso la luna, l’energia viene estratta dall’atomo, i satelliti permettono a milioni di persone di trovare la strada di casa. Qual è il risultato-simbolo dell’economia, se si tralascia la ricorrente incapacità di predire e evitare le crisi, incluso l’attuale globale credit crunch?”

I due punti di accusa secondo Bouchaud sono i seguenti:

  1. L’economia è stata costruita sulla base di forti assunti che si sono trasformati in assiomi (razionalità degli agenti, mano invisibile, efficienza del mercato) e questi assiomi, al contrario di quanto fanno costantemente i fisici, non sono mai stati oggetto di verifica empirica.
  2. I modelli econometrici che hanno egemonizzato le previsioni economiche, sono costruiti sulla cosiddetta curva di Gauss, dove la normale distribuzione degli eventi segue la tipica forma a campana. Si pensa, in sostanza, che quello che è avvenuto in passato, debba riproporsi in futuro: di fatto, la probabilità di eventi estremi è considerata trascurabile. La fisica, al contrario, ha sviluppato negli ultimi trent’anni approcci basati sulle dinamiche del caos e della complessità secondo i quali un sistema può avere uno stato ottimale ma può essere stravolto anche da piccoli cambiamenti. La teoria economica, invece continua a pensare che piccole azioni producano semplicemente piccoli effetti.

Articoli più tecnici e specifici sugli approcci dell’econofisica possono essere scaricati sul sito di Capital Fund management alla sezione ricerche.  Vi segnalo qui alcuni tra i più recenti:

Z. Eisler, J. P. Bouchaud, J. Kochelkoren, “The price impact of orderbook events: market orders, limit orders and cancellation

- S. Ciliberti, J.P. Bouchaud, M. Potters, “Smile dynamics – a theory of the implied leverage effect

La lista completa delle pubblicazioni di Bouchaud è disponibile qui.

Consiglio di navigazione: Retidivalore

Vi segnalo con molto piacere Retidivalore il nuovo portale collaborativo di Carlo Mazzucchelli, uno dei fondatori di Complexlab. Il portale ha contenuti molto interessanti per tutti gli appassionati di management, complessità, innovazione e networking.

Come scrive Mazzucchelli, “L’idea è di dare vita ad un ambiente di incontro, conversazione, interazione e collaborazione online che possa far nascere un network professionale di specialisti, liberi professionisti e manager d’azienda interessati a confrontarsi sulle nuove teorie di management aziendale che fanno riferimento ai temi della complessità”.