Il valore di evitare facili scorciatoie
“Anche per me non è un picnic, ragazzo”. E’ questa l’espressione che usava la madre di Barack Obama quando il figlio si lamentava di doversi alzare alle 4.30 del mattino per seguire le sue lezioni private, vista l’impossibilità economica di poter frequentare le scuole americane durante il loro soggiorno in Indonesia. Inizia in questo modo il discorso che il Presidente americano ha fatto agli studenti americani per l’apertura dell’anno scolastico.
E’ un discorso appassionato e molto bello che richiama il valore della responsabilità individuale. Eccone un estratto: “(…) ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire. (…) Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.
Il discorso di Obama evidenzia un aspetto molto importante. Il messaggio che, da almeno dieci anni, arriva ai giovani quotidianamente è che la responsabilità individuale non serve, gli sforzi e i sacrifici fatti per ottenere qualcosa sono per gli stupidi o gli sfigati. Quello che conta è conoscere le giuste personee farsi raccoomandare, far parlare di sé in tutti i modi e trovare furbe scorciatoie per il successo. In Italia il velinismo e il tronismo sono i sintomi di questo stato di cose. Viviamo in un Paese in cui persone che hanno commesso reati, e per questi sono stati condannati, hanno immediatamente l’occasione di riciclarsi in televisione in qualche reality ed escort presidenziali diventano le nuove star del momento. Più nefandezze si compiono e più si ha accesso a ricchezza, notorietà e successo.
Ben venga, quindi, anche da noi, un discorso che riprenda il valore della responsabilità e dica a chiare lettere ai giovani: studiate, impegnatevi, distinguetevi per una vostra competenza e abilità. Non vi sentite sfigati rispetto a chi usa le scorciatoie, consapevoli del fatto che le loro strade, prima o poi finiranno, mentre le vostre continueranno e si amplieranno nel tempo.
Barack Obama lo augura a tutti gli studenti americani, ma questo vale per tutti noi.
La versione integrale del discorso di Barack Obama è disponibile sul sito de La Stampa.
“Mah… cosa succederebbe se un aereo ti lasciasse al centro del deserto del Sahara, e tu raccogliessi un singolo granello di sabbia con le pinzette e lo spostassi di un millimetro?” Ho risposto: “Probabilmente, morirei dissanguato.” E lui: “No, intendo solo in quel momento, quando sposti il granello. Cosa vorrebbe dire?” “Non lo so. Cosa?” Lui mi ha detto: “Pensaci”.Ci ho pensato. “Credo che avrei spostato un granello di sabbia”. “E questo significherebbe che…?” “Il fatto che ho spostato un granello di sabbia?” “Significherebbe che hai cambiato il Sahara”. “E allora?””Allora?” “Allora, il Sahara è un grande deserto. Ed esiste da milioni di anni. E tu lo avresti cambiato!” “E’ vero!” ho detto, alzandomi a sedere. “Avrei cambiato il Sahara!””E significherebbe che…?” mi ha chiesto ancora lui. “Cosa?” Dimmelo tu” “Bè, non sto parlando di dipingere la Gioconda o sconfiggere il cancro, ma solo di spostare di un millimetro quell’unico granello di sabbia” “E Allora?””Se non lo avessi fatto, la storia dell’uomo sarebbe andata in un modo…” “Si?””Ma tu l’hai fatto e dunque…?” “Mi sono alzato in piedi sul letto, ho puntato le dita verso le finte stelle e ho gridato: “Ho cambiato il corso della storia dell’uomo!” “Proprio così”. “Ho cambiato l’universo!” “Esatto”. Sono Dio!” “Sei ateo”. “Non esisto!”. Mi sono ributtato sul letto, tra le sue braccia, e ci siamo scompisciati tutti e due.”
Pochi giorni fa ho tenuto un seminario a Roma e all’interno della sala, proprio di fronte a me, era appeso un grosso riquadro contenente un aforisma di Aristotele: “Sbagliare è possibile in molti modi, ma riuscire è possibile in un modo solo” (da Etica Nicomachea).
Recentemente ho ascoltato ottime recensioni del romanzo di Johan Harstad, “Che ne è stato di te Buzz Aldrin?”. Per chi non lo ricordasse Aldrin è stato il secondo uomo al mondo a mettere piede sulla Luna dopo Niels Armstrong. Parliamo quindi di un uomo che è arrivato ad un centimetro dall’essere ricordato dalla storia come “il primo nella storia dell’umanità” ma ha consentito (non si sa quanto volentieri) ad altri di prendersi questo onore. La conseguenza di questo suo gesto è che oggi tutti ricordano Armstrong e quasi nessuno più si ricorda di Aldrin. Nel libro di Harstad il protagonista è Mattias che vuole assomigliare a Buzz Aldrin e dice: “«Io non avevo nessun bisogno di farmi vedere, di sentirmi dire quanto ero bravo. Perché sapevo benissimo quando lo ero». Non ho ancora letto il libro ma lo farò sicuramente. Trovo che la storia di Aldrin sia un esempio eclatante del genere di leadership di cui avremmo più bisogno oggi. Tutti coloro che oggi aspirano ad essere leader ed essere riconosciuti come tali sono spinti dal desiderio di emergere, di essere più visibili, di contare e comandare, di essere ricordati e adulati. E’ un tipo di leadership che, in tempi complessi, mi sembra abbia più lati negativi che positivi. Non c’è dubbio che in alcune occasioni è importante trovare il capobranco che trascina gli altri con la forza della sua determinazione e della sua ambizione, tuttavia, non dimentichiamoci che questo tipo di situazione genera dipendenza e porta a comportamenti passivi da parte dei follower.


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