Letture – Processo agli economisti
Processo agli economisti – Roberto Petrini
Gustosissimo e spassoso questo libro. Lo consiglio a tutti perché la lettura suscita emozioni fortemente contrastanti: rabbia, ilarità e incredulità. In sostanza, fa arrabbiare, fa ridere e stupisce. Cosa chiedere di più ad un saggio (non ad un romanzo) di poco più di 150 pagine?
“Processo agli economisti”, scritto da Roberto Petrini, giornalista economico di Repubblica, inizia con una serie di frasi che ben riassumono le diverse posizioni (e previsioni sulla crisi economica). La prima di queste è della Regina Elisabetta II, pronunciata nel novembre 2008 alla London school of Economics: “Come è possibile che nessuno si sia accorto che stava arrivandoci addosso questa crisi spaventosa?”.
Se questa prima frase suscita, già di per sé, tutte e tre le emozioni suddette (rabbia, sorriso e stupore), la seconda frase con cui si apre il libro, ne accentua l’intensità: “La Lehman Brothers? La banca è solida”. Questa profezia è stata fatta da Allen Sinai il 21 agosto 2008, 20 giorni prima dell’improvviso fallimento della banca d’affari.
L’ilarità, la rabbia e lo stupore crescono ulteriormente se su internet si fa una ricerca su chi è Allen Sinai. Il suo cv recita: Allen Sinai è Chief Global Economist, stratega e Presidente di Decision Economics Inc., società di consulenza e informazione su economia globale, politica, strategia e mercati finanziari, con sedi a New York, Londra, Boston. I suoi servizi si rivolgono ad oltre 300 istituzioni finanziarie, società, amministrazioni pubbliche e investitori privati.
Durante la sua carriera, Allen Sinai ha lavorato per un’ampia gamma di organizzazioni ed istituzioni private e governative negli Stati Uniti e nel mondo, riuscendo sempre a produrre soluzioni strategiche o informative adatte alle loro esigenze specifiche. Nel corso degli anni, Allen Sinai è stato interpellato su questioni economiche e politiche fondamentali tanto dalle amministrazioni di entrambi i partiti politici americani, quanto da alti funzionari di diversi paesi nel mondo.
È riconosciuto quale esperto di politiche monetarie e della Federal Reserve, di cui è anche consulente. È noto per le sue capacità di previsione economica: in 30 anni di attività, le sue previsioni si sono spesso rivelate vincenti ed hanno saputo identificare i principali trend dell’economia e i movimenti dei mercati finanziari.
Noto per le sue capacità di previsione economica: bellissimo!
Al di là di questi esempi iniziali, “Processo agli economisti”, rappresenta un vero e proprio viaggio nel rapporto tra previsioni, studi economici e crisi finanziaria. Le citazioni e gli esempi sono numerosi e tutti molto spassosi. Ne cito solo alcuni, per dare solo un assaggio dei contenuti del libro e, al contempo, lasciare intatto il piacere di questa lettura. Nel settembre del 2007 il buco stimato dal Global financial stability report del FMI per l’intero sistema finanziario internazionale era di soli 240 miliardi di dollari. Ecco cosa si dice nel report: “Gli intermediari finanziari attivi nel mercato dei mutui hanno effettivamente canali di esposizione complessi ma le istituzioni più grandi – tra le banche sia commerciali sia d’investimento – sono sufficientemente capitalizzate, diversificate, per assorbire le perdite (…) Ci si attende che l’impatto negativo sia gestibile per il complesso del settore finanziario. Il punto più vulnerabile sono le piccole istituzioni finanziarie poco diversificate.”
Come afferma Petrini: “Il Titanic stava per affondare ma, sulla tolda della nave, le sentinelle dell’economia non scorgevano l’iceberg della crisi che si avvicinava minaccioso.” Per la cronaca, l’ammontare complessivo delle perdite è attualmente stimato in più di 2200 miliardi di dollari.
Altro esempio spassoso è il comportamento di Trichet, il Governatore della banca Centrale Europea: il 9 luglio 2008, la BCE, invece di abbassare i tassi, li alza dal 4 al 4,25% giustificando questa mossa sull’eurobollettino in questo modo:“Sebbene gli ultimi dati confermino le attese di un rallentamento del Pil, le variabili economiche fondamentali dell’area euro risultano solide,” Rallentamento? – si chiede Petrini – A luglio stava per crollare il sistema bancario mondiale e i banchieri centrali ne avrebbero dovuto sapere qualcosa.
Oltre a questi (e moltissimi altri) esempi di previsioni errata e strampalate, il libro riporta però anche previsioni azzeccate e non ascoltate. Ad esempio, in Italia, Petrini cita il caso dell’economista Marco Vitale che in un articolo pubblicato su Mercati & Finanza nel luglio 2006 scriveva: “Via dall’America prima che sia troppo tardi. La depressione immobiliare potrebbe causare una crisi dei consumi e un rallentamento di 2 punti della crescita del Pil americano, con un crash landing dell’economia mondiale.” Nel 2007, Vitale su Vita aggiungeva: “Sono preoccupato di qualcosa di cui si parla poco e cioè della dimensione immensa che ha raggiunto il mercato dei derivati. Questa eccessiva finanziarizzazione dell’economia creerà ancora problemi”.
Complimenti a Marco Vitale, la sua visione era totalmente in controtendenza rispetto alle opinioni della maggior parte degli altri economisti. Ad esempio, nel 2007, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, autorevoli opinionisti e stimati economisti avevano pareri opposti. Così Alesina: Quella in atto è una correzione come ce ne sono state altre. No, non vedo in arrivo lo scoppio di una bolla come quella della new economy. Ultimamente si era esagerato un po’ a prestare denaro grazie a tassi d’interesse troppo bassi, ora è in atto una forte correzione, tutto qui.”
E così Giavazzi: “La crisi del mercato ipotecario americano è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda.”
Processo agli Economisti non contiene solo esempi di previsioni giuste o sbagliate, ma, nella seconda parte del libro, spiega in maniera semplice, le origini di questa crisi a partire dalla crisi dei subprime americani. Inoltre, si avventura in una disamina delle principali scuole di economia che hanno avuto alterne fortune nel corso degli anni, provando a ragionare su quali sono quelle che, meglio di altre, possono contribuire a prevedere le prossime – speriamo lontanissime – crisi mondiali.
I giornali parlano di crisi, i convegni sulla crisi si sprecano, le imprese sentono la stretta creditizia, il gettito fiscale diminuisce, la disoccupazione cresce, ma le Borse crescono. Da marzo l’Indice FTSE Mib (per prendere un riferimento italiano ma questo riguarda un po’ tutte le principali Borse) è passato da 13.503 punti ai 23.661 di oggi. In sostanza, chi avesse investito 100 euro 8 mesi fa, vedrebbe il suo capitale quasi raddoppiato. E la crisi? Fateci caso, quando si apre la pagina online del Corriere della Sera o de Il Sole 24 Ore sulla parte sinistra spesso compaiono articoli dal tono allarmistico sulla stretta creditizia, l’abbattimento dei consumi e la crescita della disoccupazione. Sulla destra – dove di solito appaiono gli andamenti della Borsa – quasi sempre accanto ai vari indici compare un numeretto verde in salita. La disoccupazione cresce? E la borsa fa un +1,5%. Fallisce Cit Group, la quinta maggior bancarotta di sempre? E la Borsa sale del 2%.
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E’ di questi giorni la ripresa del dibattito circa la limitatezza del Prodotto Interno Lordo (PIL) come misuratore della ricchezza prodotti dagli Stati. L’innesco per questo ennesimo dibattito sui limiti del PIL arriva dal richiamo del presidente francese Sarkozy ad andare oltre “la religione delle cifre” – cioè oltre il PIL inteso come strumento per misurare la crescita economica. Su questo filone si inserisce il lavoro compiuto in Europa dalla Commissione presieduta dal premio Nobel Joseph Stigliz per giungere ad un indicatore che misuri il progresso sociale e il benessere di un Paese.


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