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Archivio per la categoria ‘Economia’

Indicatori di performance multidimensionali

Settembre 22, 2009 acravera 13 commenti

joseph-stiglitzE’ di questi giorni la ripresa del dibattito circa la limitatezza del Prodotto Interno Lordo (PIL) come misuratore della ricchezza prodotti dagli Stati. L’innesco per questo ennesimo dibattito sui limiti del PIL arriva dal richiamo del presidente francese Sarkozy ad andare oltre “la religione delle cifre” – cioè oltre il PIL inteso come strumento per misurare la crescita economica. Su questo filone si inserisce il lavoro compiuto in Europa dalla Commissione presieduta dal premio Nobel Joseph Stigliz per giungere ad un indicatore che misuri il progresso sociale e il benessere di un Paese.

A testimonianza di quanto questo tema sia sentito, è poi la pubblicazione sul Il Sole 24 Ore di ieri di una nuova classifica delle principali città italiane sulla base di un indicatore di ricchezza e benessere che tenga in considerazione alcuni degli indicatori proposti dalla Commissione Stiglitz. Misurando il BIL (Benessere interno Lordo) anziché il PIL, la classifica delle città italiane cambia radicalmente. Milano, prima per PIL, scende al 37° posto se si prende in considerazione il nuovo indicatore. Al primo posto della classifica del BIL ci sono invece tutte città del Centro Italia, Forlì, Cesena, Ravenna e Firenze.

Accolgo molto favorevolmente questo rinnovato interesse per misuratori multidimensionali della ricchezza e trovo che la discussione su questo tema di natura macroeconomica possa avere una ripercussione anche sulle prassi aziendali. Adottare il PIL come misuratore di ricchezza obbliga infatti i Paesi e i governi a puntare ad una crescita costante del PIL esattamente come è “condannato” un amministratore delegato a far crescere gli utili trimestre dopo trimestre, spesso anche a scapito della competitività futura della sua azienda. Le conseguenze possono essere negative sia a livello macroeconomico sia a livello microeconomico.

Così come una guerra, un incremento degli incidenti stradali, un boom della criminalità hanno effetti positivi sulla crescita del PIL, allo stesso modo, le campagne di mera riduzione dei costi e le politiche volte al solo ritorno economico immediato, determinano un’impennata dei profitti a breve e del corsi azionari.

Il mondo microeconomico e macroeconomico vanno quindi in parallelo. Le logiche sono esattamente le stesse e sono tra loro fortemente intrecciate. Abbracciare la complessità nel mondo macroeconomico e nel mondo aziendale significa provare a rompere questo circolo vizioso adottando indicatori di performance multidimensionali che non si limitino a misurare i risultati economici, ma prendano in considerazione anche aspetti legati alla sostenibilità futura degli stessi e le conseguenze sociali di tali risultati economici. A livello macroeconomico, significa, quindi, misurare aspetti come la criminalità, la distribuzione della ricchezza, il livello di educazione, l’ambiente e i rapporti sociali. A livello aziendale, significa misurare una serie di asset che servono alla sostenibilità dei risultati economici futuri: il brand, la soddisfazione dei clienti, le competenze delle persone, l’attenzione agli stakeholders e così via.

Il tema della sostenibilità economica ed ambientale non è certo nuova. Da decenni si dibatte su come cambiare questo stato di cose e puntare ad uno sviluppo sostenibile. Non si può inoltre dire che manchino strumenti e indicatori consolidati che possano sostituire il PIL come misuratori di ricchezza. Il Genuine Progress Indicator, l’ Index of Sustainable Economic Welfare, lIndex of Economic Well-Being o lo Human Development Index, sono solo alcuni degli indicatori sviluppati negli ultimi da autorevoli studiosi ed organismi internazionali per dare una misura più veritiera dello sviluppo economico e sociale di un paese.

Il rapporto Stiglitz è solo l’ultimo in ordine di tempo. Forse non era necessario sviluppare l’ennesimo indicatore alternativo al PIL, ben venga, tuttavia, se la discussione che ha innescato porterà ad un vero cambiamento nelle politiche macroeconomiche e nella gestione d’impresa.

Le 12 regole dell’Ocse per guarire l’economia: cura o malattia?

Luglio 7, 2009 acravera 1 commento

oecdE’ di ieri la pubblicazione delle 12 regole elaborate dall’OCSE per “guarire la finanza, l’economia e le politiche di sviluppo”. Si tratta di 12 punti – si legge sul sito dell’OECD – elaborati attraverso il supporto di un gruppo di accademici, politici ed esperti legali e di finanza, che saranno discussi all’interno del G8. Ecco le 12 regole:

1) Una economia forte, equa e pulita deve essere basata sull’integrità, appropriatezza e trasparenza. Questi valori devono essere promossi dalle politiche pubbliche e supportate dal mondo economico. L’effettivo monitoraggio dell’applicazione di tali principi e standard dovrebbe essere intrapreso su basi regolari.

- 2) I governi, le aziende e tutte le entità del mondo economico nel mondo, a prescindere dalla loro forma legale, dovrebbero riconoscere che questi valori sono il caposaldo di una economia di mercato che serva i bisogni e le aspirazioni dei cittadini di ogni paese e di cui bisogna meritarsi il rispetto e la fiducia.

- 3) Ogni ‘corsa al ribasso’ negli standard del lavoro, sociale e ambientale e nell’arbitraggio della regolazione fra le giurisdizioni dovrebbe essere prevenuto attraverso la cooperazione internazionale e la convergenza dei quadri regolamentari delle legislazioni nazionali.

- 4) L’evasione e l’elusione fiscale sono un’offesa alla società nella sua interezza e tutte le entità economiche, a dispetto della loro forma legale, dovrebbero pienamente adempiere ai loro doveri fiscali.

- 5) I rapporti fra governi e imprese incluse le attività di lobby dovrebbero essere condotte in accordo con i principi bilanciati, trasparenti, equi per tutte le parti e rispettati.

- 6) Le pratiche di affari e la governance delle entità economiche siano esse quotate, non quotate, private o statali, dovrebbero assicurare la capacità di controllo dei conti e l’equità nelle relazioni fra dirigenza, consiglio, azionisti e gli altri stakeholder. Le strutture e gli strumenti finanziari non dovrebbero essere usati in maniera distorta allo scopo di nascondere il vero beneficiario e i veicoli societari, nelle loro varie forme, non dovrebbero essere usati per le attività illecite incluso il riciclaggio del denaro, la corruzione o la sottrazione di attività ai creditori, le pratiche fiscali illecite, la diversione delle attività, la frode di mercato e l’aggiramento dei requisiti di informazione”.

- 7) Deve essere assicurata la diffusione di accurate e tempestive informazioni sulle attività, la struttura, la proprietà, la situazione finanziaria e l’andamento delle imprese.

-8) Gli schemi  di retribuzione e di emolumenti dovrebbero essere sostenibili e consistenti rispetto agli obiettivi di lungo termine la gestione prudente del rischio delle società o altre forme di entità economica.

- 9) La corruzione, inclusa quelle delle transazioni internazionali d’affari, dovrebbe essere stabilita come un reato punibile dalla legge e effettivamente perseguito e punito.

- 10) Il riciclaggio del denaro dovrebbe essere criminalizzato.

- 11) Ogni forma di protezionismo deve essere bandita.

- 12) Il segreto bancario non dovrebbe costituire un ostacolo all’applicazione dei principi incluso il rispetto delle norme fiscali in tutto il mondo

Non so quale sia la vostra reazione alla lettura delle 12 tavole. Vi dico le prime due cose che pensato io:

1)     “Ci voleva l’OCSE, gli accademici, gli esperti e i politici per scrivere questi principi?”

2)     “La vogliamo smettere di affrontare i problemi scrivendo enunciati sulla carta che servono da vetrina sui giornali e vengono dimenticati il giorno dopo la discussione?”

Lo so, la mia è una lettura cinica e spero di sbagliarmi. Troppe volte, però abbiamo visto grandi propositi redatti sulla carta che sono stati del tutto disattesi. Si pensi, ad esempio agli accordi internazionali per ridurre la povertà e la fame nel mondo. Nonostante l’obiettivo dichiarato dal World Food Summit (WFS) di dimezzare gli affamati nel mondo entro il 2015, i recenti  dati raccolti dalla FAO parlano di 923 milioni di persone che hanno sofferto la fame nel 2007, 80 milioni in più dal 1990-02.

E’ evidente che problemi globali come la povertà o lo sviluppo economico sono prevalentemente problemi culturali che non si cambiano a suon di pezzi di carta e  di alti proclami. Se davvero li si vuole affrontare bisogna andare alla radice provando a sensibilizzare i giovani attraverso il sistema educativo, porre queste questioni al centro di dibattici pubblici continui e sempre più pressanti sui governi (non una volta l’anno) e occorre avere governi che rispettino gli impegni e paghino un pegno politico se non lo fanno. Certo, so bene che questa ricetta può sembrare altrettanto utopica de i 12 principi OCSE, ma almeno lo dichiara fin dall’inizio. Il rischio di continuare a scrivere documenti che vengono disattesi, è invece quello di diffondere l’illusione di aver affrontato i problemi, pur non facendo nulla di concreto. Più che una cura, un aggravio della malattia.

  • Una economia forte, equa e pulita deve essere basata sull’integrità, appropriatezza e trasparenza…
  • L’evasione e l’elusione fiscale sono un’offesa alla società nella sua interezza e tutte le entità economiche, a dispetto della loro forma legale, dovrebbero pienamente adempiere ai loro doveri fiscali…
  • Gli schemi di retribuzione e di emolumenti dovrebbero essere sostenibili e consistenti rispetto agli obiettivi di lungo termine…

Immagino la discussione al G8: “Si dà lettura dei 12 punti che dovrebbero regolare lo sviluppo delle nostre economie.

Conclusioni: Siamo tutti d’accordo.

Emaniamo un comunicato stampa…

Appuntamento al G20.

Buona navigazione

Aprile 8, 2009 acravera Lascia un commento

logo_blog_genericoCome forse avrete notato, ho inserito nuovi blog nella sezione linkroll:

  • il blog di Bob Sutton, docente a Stanford e autore del famoso “Il Metodo Antistronzi“. Un blog ben assortito con molte notizie interessanti e talvolta provocatorie
  • Design People che rappresenta uno spazio aperto e “contaminato”in cui si evidenzia l’evoluzione del design
  • Estropico, un blog dedicato all’impatto delle tecnologie avanzate sulle persone
  • First draft: una riflessione aperta sui temi legati all’innovazione e alla competitività
  • Ibridazioni, uno spazio interamente dedicato alla contaminazione dei saperi e alla transdiciplinarietà
  • Le scienze: l’edizione italiana di Scientific American
  • The Long Tail: il famoso blog di Chris Anderson (Wired)

Vi invito a fare un giro in questi spazi virtuali (e naturalmente anche in quelli che avevo già inserito nella sezione Linkroll) ricchi di idee.

Ossigeno per la mente. Buona navigazione!

“C’è la crisi? Provate i frattali”

Marzo 4, 2009 acravera 18 commenti

benoit_mandelbrot_2Vi segnalo l’articolo con cui si apre Tuttoscienze di questa settimana. Si tratta di un’intervista di Gabriele Beccaria a Benoit Mandelbrot, il padre dei frattali. L’intervista prende spunto dalla prossima partecipazione di Mandelbrot al Festival della Matematica che si terrà a New York il 10 e 11 marzo (e a Roma il 19 e 22 marzo) . Il titolo della “lectio” del matematico polacco è quanto mai interessante, soprattutto in questo periodo: “Il disordine dei mercati. Una visione frattale del rischio”.

Per chi non conoscesse Benoit Mandelbrot, basti ricordare che, oltre ad essere noto per i suoi lavori sulla geometria frattale,  fu il primo a scoprire che i prezzi del cotone violavano le regole classiche dell’economia perché fluttuavano oltre la curva standard a campana che rappresentava il modello teorico di riferimento per l’andamento dell’economia.  Riporto solo due brevi estratti dell’intervista:

“Le teorie finanziarie, quelle insegnate nelle business school sono fondamentalmente sbagliate”:

“(…) Ma voglio dire che sono scioccato dalla quantità di individui che si dichiarano specialisti di cose economiche, anche se sono privi di qualunque comprensione dei fatti”.

Chi volesse leggere l’intervista a Mandelbrot clicchi qui: Tuttoscienze – “C’è la crisi? Provate i frattali”.

Che sia di buon auspicio?

Febbraio 26, 2009 acravera 5 commenti

bernanke-ben-324Un paio di giorni fa il Presidente della Fed Ben Bernanke davanti alla commissione bancaria del senato USA ha dichiarato che per una piena ripresa dell’economia dall’attuale fase di recessione “ci vorranno più di due o tre anni».

Lo stesso Bernanke il 10 giugno 2008 aveva fatto le seguenti dichiarazioni: “Il peggio della crisi generata dai mutui subprime è passato, malgrado l’aumento della disoccupazione. Restano i rischi elevati di inflazione, per il caro petrolio». La Fed «rimane fortemente impegnata» a garantire la stabilità finanziaria. E non esclude un ritocco dei tassi monetari Usa da qui a fine anno”.

Per intenderci,il ritocco dei tassi a cui faceva riferimento era un ritocco al rialzo, non una drastica riduzione come, di fatto, la Fed ha deciso pochi mesi dopo.

Queste sono altre dichiarazioni fatte da Bernanke prima dell’estate: “Sebbene l’attività economica stia “probabilmente indebolendosi” nel trimestre corrente aprile-giugno, il rischio che l’economia (americana) sia entrata in un sostanziale rallentamento appare essere diminuito nel corso dell’ultimo mese”.

Considerate le capacità previsionali del Presidente della Fed, potremmo quasi ritenere le sue affermazioni di buon auspicio per una rapida uscita dalla crisi finanziaria.

Letture – L’atomo sociale

Febbraio 2, 2009 acravera 8 commenti

latomo-socialeL’atomo sociale – Mark Buchanan

L’atomo sociale di Mark Buchanan – fisico teorico ed ex redattore di Nature e di New Scientist, è un libro avvincente e in certi passaggi entusiasmante. La tesi dell’autore è che la fisica possa spiegare il comportamento degli esseri umani molto più dei modelli finora utilizzati dalla scienze più soft, in primis dalle scienze economiche. Devo ammettere che ho approcciato la lettura di questo libro con un po’ di diffidenza (non del tutto scomparsa alla fine del libro). Soprattutto nelle prime pagine, non si può non notare una certa supponenza dell’autore che pretende di spiegare il comportamento sociale attraverso le teorie della fisica affermando che gran parte di ciò che le scienze sociali (deputate per definizione a studiare il comportamento umano) conoscono si basa su modelli e assunti parziali o errati. Se riuscite a superare questa normale diffidenza e a continuare la lettura vi troverete, pagina dopo pagina, in maggiore sintonia con l’autore. L’uso di molti esempi, esperimenti e casi, e il ricorso ad un linguaggio semplice e a volte provocatorio, determina una lettura godibilissima, piacevole e interessante.

La lezione più importante della fisica moderna è che spesso a contare più di ogni altra cosa non sono le proprietà delle parti, ma la loro organizzazione, la loro struttura e forma. E’ da questo punto di vista che Buchanan prova a indagare il comportamento umano e a spiegarlo attraverso le “armi” della fisica moderna. Ho trovato particolarmente interessante la parte in cui l’autore spiega i limiti delle scienze economiche nel cercare di prevedere il comportamento umano. Si tratta di un argomento che completa il ragionamento che Taleb ha fatto nel suo libro “Il Cigno Nero (a proposito: a chi è piaciuto il Cigno Nero, non potrà non piacere l’Atomo sociale…). Ecco un estratto del libro: “Nel 1995 fa la società di consulenza economica London Economics valutò le recenti predizioni di trenta dei maggiori enti dediti a previsioni in campo economico fra cui quelli del Tesoro, del National Institute e della London Business School. La sua conclusione fu:

E’ una vecchia battuta che vi siano tante opinioni diverse sul futuro dell’economia quanti sono gli economisti. E’ vero l’opposto. Coloro che avanzano previsioni in campo economico… dicono tutti più o meno le stesse cose nello stesso momento; il grado di consenso è stupefacente. Le differenze tra una previsione e l’altra sono insignificanti rispetto a quelle fra tutte le previsioni e ciò che poi accade… Quello che esse dicono è quasi sempre sbagliato… Previsioni su cui tutti hanno concordato non sono riuscite a prevedere nessuno degli sviluppi più importanti prodottisi in campo economico negli ultimi 7 anni: la forza e capacità di tenuta del boom dei consumi degli anni ‘80, la profondità e durata della recessione degli anni ‘90, o il sensazionale calo dell’inflazione che dura dal 1991. (tratto da John Kay, “Cracks in the crystal ball”, Financial Times, 29 settembre 1995)

Il tema non rappresenta certo una novità assoluta. Il fatto che i modelli dell’economia classica basati sulla razionalità assoluta abbiano molti limiti non è una cosa nuova, anzi. Anche in questo libro la curva a campana, molto criticata nel Cigno Nero, torna sotto accusa e ne esci a pezzi, così come molte delle idee di alcuni economisti e Premi Nobel (Becker, Merton, ecc.). Come spiegare quindi il comportamento umano e della società? Secondo l’autore, attraverso la metafora dell’atomo sociale che, per sua natura, è istintuale, adattivo, imitatore e cooperativo. Sulla base di queste caratteristiche (al cui approfondimento rimando alla lettura del libro) Buchanan spiega molte delle situazioni economiche e sociali in cui possiamo imbatterci ogni giorno. Mentre trovo molto convincente l’attacco al razionalismo imperante all’interno delle scienze economiche e la relativa spiegazione “atomista”, meno convincenti mi appaiono alcune sue spiegazioni relative ad altri tipi di fenomeni, quali ad esempio il razzismo.

In sintesi, il libro mi è piaciuto. Più che la novità delle sue scoperte – molte delle quali già note e ampiamente studiate – mi ha colpito la ricca anedottica a cui ricorre l’autore e la sistematizzazione che ha cercato di dare ad esempi e casi provenienti da campi e settori molto diversi (dalla natura alla società). Unico aspetto di perplessità è la sensazione che perdura per tutta la lettura del libro, che Buchanan abbia utilizzato alcuni esempi in maniera un po’ strumentale ai suoi fini e che giunga talvolta a conclusioni un po’ troppo semplicistiche. Sono d’accordo che anche la fisica può dare un grosso contributo a spiegare la società, ma questo non significa buttare a mare tutto il resto. Inoltre, da una parte mette sotto accusa i modelli dell’economia, dall’altra non ha alcuna difficoltà a sostituire questi modelli con altri modelli provenienti dalla fisica. Questa operazione, sommata all’affermazione dell’autore in base alla quale “dietro al complesso c’è sempre il semplice”, fa nascere in me un campanello d’allarme e un dubbio: siamo di fronte all’ennesimo tentativo di modellizzare e schematizzare dentro una disciplina ciò che per definizione è intrecciato, ambiguo, sfumato, interdipendente, complesso?

Opere di fantasia…

Gennaio 7, 2009 acravera Lascia un commento

 ”Affermare che l’economia della Svezia sia sull’orlo del tracollo è un nonsenso“. Aveva replicato fulmineo Mikael. La famosa di Tv4 aveva assunto un’aria perplessa: “In questo momento stiamo assistendo al più imponente crollo singolo della Borsa svedese, e lei parla di nonsenso?”

Occorre distinguere fra due cose, l’economia svedese e il mercato borsistico svedese. L’economia svedese è la somma di tutte le merci e i servizi che si producono ogni giorno in questo Paese. Sono i telefoni della Ericsson, le automobili della Volvo, i polli della Scan, e i trasporti da Kiruna a Skovde. Questa è l’economia svedese, che è esattamente forte o debole quanto lo era una settimana fa.”

Fece una pausa ad effetto per bere un goccio d’acqua.

La Borsa è qualcosa di totalmente diverso. Lì non c’è nessuna economia e nessuna produzione di beni e servizi. Lì ci sono solo fantasie dove di ora in ora si decide che adesso questa o quella società vale tot miliardi in più o in meno. Questo non ha proprio niente a che fare con la realtà o con l’economia del Paese.”

 (Mikael Blomkvist giornalista economico protagonista del romanzo “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson, Marsilio, 2007)