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Archivio per la categoria ‘Economia’

Letture – Processo agli economisti

Novembre 24, 2009 acravera Lascia un commento

Processo agli economisti – Roberto Petrini

Gustosissimo e spassoso questo libro. Lo consiglio a tutti perché la lettura suscita emozioni fortemente contrastanti: rabbia, ilarità e incredulità. In sostanza, fa arrabbiare, fa ridere e stupisce. Cosa chiedere di più ad un saggio (non ad un romanzo) di poco più di 150 pagine?

“Processo agli economisti”, scritto da Roberto Petrini, giornalista economico di Repubblica, inizia con una serie di frasi che ben riassumono le diverse posizioni (e previsioni sulla crisi economica). La prima di queste è della Regina Elisabetta II, pronunciata nel novembre 2008 alla London school of Economics: “Come è possibile che nessuno si sia accorto che stava arrivandoci addosso questa crisi spaventosa?”.

Se questa prima frase suscita, già di per sé, tutte e tre le emozioni suddette (rabbia, sorriso e stupore), la seconda frase con cui si apre il libro, ne accentua l’intensità: “La Lehman Brothers? La banca è solida”. Questa profezia è stata fatta da Allen Sinai il 21 agosto 2008, 20 giorni prima dell’improvviso fallimento della banca d’affari.

L’ilarità, la rabbia e lo stupore crescono ulteriormente se su internet si fa una ricerca su chi è Allen Sinai. Il suo cv recita: Allen Sinai è Chief Global Economist, stratega e Presidente di Decision Economics Inc., società di consulenza e informazione su economia globale, politica, strategia e mercati finanziari, con sedi a New York, Londra, Boston. I suoi servizi si rivolgono ad oltre 300 istituzioni finanziarie, società, amministrazioni pubbliche e investitori privati.
Durante la sua carriera, Allen Sinai ha lavorato per un’ampia gamma di organizzazioni ed istituzioni private e governative negli Stati Uniti e nel mondo, riuscendo sempre a produrre soluzioni strategiche o informative adatte alle loro esigenze specifiche. Nel corso degli anni, Allen Sinai è stato interpellato su questioni economiche e politiche fondamentali tanto dalle amministrazioni di entrambi i partiti politici americani, quanto da alti funzionari di diversi paesi nel mondo.
È riconosciuto quale esperto di politiche monetarie e della Federal Reserve, di cui è anche consulente. È noto per le sue capacità di previsione economica: in 30 anni di attività, le sue previsioni si sono spesso rivelate vincenti ed hanno saputo identificare i principali trend dell’economia e i movimenti dei mercati finanziari.

Noto per le sue capacità di previsione economica: bellissimo!

Al di là di questi esempi iniziali, “Processo agli economisti”, rappresenta un vero e proprio viaggio nel rapporto tra previsioni, studi economici e crisi finanziaria. Le citazioni e gli esempi sono numerosi e tutti molto spassosi. Ne cito solo alcuni, per dare solo un assaggio dei contenuti del libro e, al contempo,  lasciare intatto il piacere di questa lettura.  Nel settembre del 2007 il buco stimato dal Global financial stability report del FMI per l’intero sistema finanziario internazionale era di soli 240 miliardi di dollari. Ecco cosa si dice nel report: “Gli intermediari finanziari attivi nel mercato dei mutui hanno effettivamente canali di esposizione complessi ma le istituzioni più grandi – tra le banche sia commerciali sia d’investimento – sono sufficientemente capitalizzate, diversificate, per assorbire le perdite (…) Ci si attende che l’impatto negativo sia gestibile per il complesso del settore finanziario. Il punto più vulnerabile sono le piccole istituzioni finanziarie poco diversificate.”

Come afferma Petrini: “Il Titanic stava per affondare ma, sulla tolda della nave, le sentinelle dell’economia non scorgevano l’iceberg della crisi che si avvicinava minaccioso.” Per la cronaca, l’ammontare complessivo delle perdite è attualmente stimato in più di 2200 miliardi di dollari.

Altro esempio spassoso è il comportamento di Trichet, il Governatore della banca Centrale Europea: il 9 luglio 2008, la BCE, invece di abbassare i tassi, li alza dal 4 al 4,25% giustificando questa mossa sull’eurobollettino in questo modo:“Sebbene gli ultimi dati confermino le attese di un rallentamento del Pil, le variabili economiche fondamentali dell’area euro risultano solide,” Rallentamento? – si chiede Petrini –  A luglio stava per crollare il sistema bancario mondiale e i banchieri centrali ne avrebbero dovuto sapere qualcosa.

Oltre a questi (e moltissimi altri) esempi di previsioni errata e strampalate, il libro riporta però anche previsioni azzeccate e non ascoltate. Ad esempio, in Italia, Petrini cita il caso dell’economista Marco Vitale che in un articolo pubblicato su Mercati & Finanza nel luglio  2006 scriveva: “Via dall’America prima che sia troppo tardi. La depressione immobiliare potrebbe causare una crisi dei consumi e un rallentamento di 2 punti della crescita del Pil americano, con un crash landing dell’economia mondiale.” Nel 2007, Vitale su Vita aggiungeva: “Sono preoccupato di qualcosa di cui si parla poco e cioè della dimensione immensa che ha raggiunto il mercato dei derivati. Questa eccessiva finanziarizzazione dell’economia creerà ancora problemi”.

Complimenti a Marco Vitale, la sua visione era totalmente in controtendenza rispetto alle opinioni della maggior parte degli altri economisti. Ad esempio, nel 2007, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, autorevoli opinionisti e stimati economisti avevano pareri opposti. Così Alesina: Quella in atto è una correzione come ce ne sono state altre. No, non vedo in arrivo lo scoppio di una bolla come quella della new economy. Ultimamente si era esagerato un po’ a prestare denaro grazie a tassi d’interesse troppo bassi, ora è in atto una forte correzione, tutto qui.”

E così Giavazzi: “La crisi del mercato ipotecario americano è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda.”

Processo agli Economisti non contiene solo esempi di previsioni giuste o sbagliate, ma, nella seconda parte del libro, spiega in maniera semplice, le origini di questa crisi a partire dalla crisi dei subprime americani. Inoltre, si avventura in una disamina delle principali scuole di economia che hanno avuto alterne fortune nel corso degli anni, provando a ragionare su quali sono quelle che, meglio di altre, possono contribuire a prevedere le prossime – speriamo lontanissime – crisi mondiali.

Tra crisi e Borsa non c’è feeling

Novembre 16, 2009 acravera 3 commenti

talebI giornali parlano di crisi, i convegni sulla crisi si sprecano, le imprese sentono la stretta creditizia, il gettito fiscale diminuisce, la disoccupazione cresce, ma le Borse crescono. Da marzo l’Indice FTSE Mib (per prendere un riferimento italiano ma questo riguarda un po’ tutte le principali Borse) è passato da 13.503 punti ai 23.661 di oggi. In sostanza, chi avesse investito 100 euro 8 mesi fa, vedrebbe il suo capitale quasi raddoppiato. E la crisi? Fateci caso, quando si apre la pagina online del Corriere della Sera o de Il Sole 24 Ore sulla parte sinistra spesso compaiono articoli dal tono allarmistico sulla stretta creditizia, l’abbattimento dei consumi e  la crescita della disoccupazione. Sulla destra – dove di solito appaiono gli andamenti della Borsa – quasi sempre accanto ai vari indici compare un numeretto verde in salita. La disoccupazione cresce? E la borsa fa un +1,5%. Fallisce Cit Group, la quinta maggior bancarotta di sempre? E la Borsa sale del 2%.

Di fronte a tanta fiducia borsistica, nasce più di un dubbio. Siamo di fronte all’ennesima bolla? Dobbiamo aspettarci un altro repentino crollo? Se ricordate, poco prima del fallimento di Lehman Brother, i media e gli economisti si affannavano a ripetere che i fondamentali dell’economia erano buoni e saldi. Poi sappiamo come è andata a finire. Ora la situazione è quasi rovesciata. A parte qualche irriducibile ottimista del nostro Governo, i dati economici  che negli ultimi 6-8 ci sono arrivati sono tutt’altro che positivi, però le Borse stanno galoppando a tutta velocità.

Ieri sulla pagina economica del Corriere è stata pubblicata un’intervista a Nicholas Nassim Taleb, l’autore del Cigno Nero, uno dei pochi ad aver previsto la crisi ben prima che si verificasse (nel 2007 scriveva: “Come se non avessimo già abbastanza guai, le banche oggi sono molto più vulnerabili al Cigno nero e alla fallacia ludica, con il loro staff di scienziati che si prendono cura dei rischi (… ) allo stesso modo la Federal Mortgage Association, ente governativo noto come Fanny Mae, in fatto di rischi sembra essere seduto su un barile di dinamite, vulnerabile al minimo sobbalzo. Ma niente paura: il suo staff di scienziati reputa questi eventi improbabili”). Taleb,  al giornalista che gli chiede cosa ne pensa di questo corsa della Borsa, risponde con una risata dicendo: “Altro che uscita dalla crisi, in realtà la crisi è soltanto all’inizio”. Non contento, sottolinea il fatto che dalla crisi non abbiamo imparato nulla, che le banche continuano a fare quello che facevano prima e che il grande rischio che abbiamo di fronte è una forte crescita dell’inflazione.

Lo scenario che dipinge è preoccupante. La domanda finale è: e se avesse ancora ragione lui?

Indicatori di performance multidimensionali

Settembre 22, 2009 acravera 13 commenti

joseph-stiglitzE’ di questi giorni la ripresa del dibattito circa la limitatezza del Prodotto Interno Lordo (PIL) come misuratore della ricchezza prodotti dagli Stati. L’innesco per questo ennesimo dibattito sui limiti del PIL arriva dal richiamo del presidente francese Sarkozy ad andare oltre “la religione delle cifre” – cioè oltre il PIL inteso come strumento per misurare la crescita economica. Su questo filone si inserisce il lavoro compiuto in Europa dalla Commissione presieduta dal premio Nobel Joseph Stigliz per giungere ad un indicatore che misuri il progresso sociale e il benessere di un Paese.

A testimonianza di quanto questo tema sia sentito, è poi la pubblicazione sul Il Sole 24 Ore di ieri di una nuova classifica delle principali città italiane sulla base di un indicatore di ricchezza e benessere che tenga in considerazione alcuni degli indicatori proposti dalla Commissione Stiglitz. Misurando il BIL (Benessere interno Lordo) anziché il PIL, la classifica delle città italiane cambia radicalmente. Milano, prima per PIL, scende al 37° posto se si prende in considerazione il nuovo indicatore. Al primo posto della classifica del BIL ci sono invece tutte città del Centro Italia, Forlì, Cesena, Ravenna e Firenze.

Accolgo molto favorevolmente questo rinnovato interesse per misuratori multidimensionali della ricchezza e trovo che la discussione su questo tema di natura macroeconomica possa avere una ripercussione anche sulle prassi aziendali. Adottare il PIL come misuratore di ricchezza obbliga infatti i Paesi e i governi a puntare ad una crescita costante del PIL esattamente come è “condannato” un amministratore delegato a far crescere gli utili trimestre dopo trimestre, spesso anche a scapito della competitività futura della sua azienda. Le conseguenze possono essere negative sia a livello macroeconomico sia a livello microeconomico.

Così come una guerra, un incremento degli incidenti stradali, un boom della criminalità hanno effetti positivi sulla crescita del PIL, allo stesso modo, le campagne di mera riduzione dei costi e le politiche volte al solo ritorno economico immediato, determinano un’impennata dei profitti a breve e del corsi azionari.

Il mondo microeconomico e macroeconomico vanno quindi in parallelo. Le logiche sono esattamente le stesse e sono tra loro fortemente intrecciate. Abbracciare la complessità nel mondo macroeconomico e nel mondo aziendale significa provare a rompere questo circolo vizioso adottando indicatori di performance multidimensionali che non si limitino a misurare i risultati economici, ma prendano in considerazione anche aspetti legati alla sostenibilità futura degli stessi e le conseguenze sociali di tali risultati economici. A livello macroeconomico, significa, quindi, misurare aspetti come la criminalità, la distribuzione della ricchezza, il livello di educazione, l’ambiente e i rapporti sociali. A livello aziendale, significa misurare una serie di asset che servono alla sostenibilità dei risultati economici futuri: il brand, la soddisfazione dei clienti, le competenze delle persone, l’attenzione agli stakeholders e così via.

Il tema della sostenibilità economica ed ambientale non è certo nuova. Da decenni si dibatte su come cambiare questo stato di cose e puntare ad uno sviluppo sostenibile. Non si può inoltre dire che manchino strumenti e indicatori consolidati che possano sostituire il PIL come misuratori di ricchezza. Il Genuine Progress Indicator, l’ Index of Sustainable Economic Welfare, lIndex of Economic Well-Being o lo Human Development Index, sono solo alcuni degli indicatori sviluppati negli ultimi da autorevoli studiosi ed organismi internazionali per dare una misura più veritiera dello sviluppo economico e sociale di un paese.

Il rapporto Stiglitz è solo l’ultimo in ordine di tempo. Forse non era necessario sviluppare l’ennesimo indicatore alternativo al PIL, ben venga, tuttavia, se la discussione che ha innescato porterà ad un vero cambiamento nelle politiche macroeconomiche e nella gestione d’impresa.

Le 12 regole dell’Ocse per guarire l’economia: cura o malattia?

Luglio 7, 2009 acravera 1 commento

oecdE’ di ieri la pubblicazione delle 12 regole elaborate dall’OCSE per “guarire la finanza, l’economia e le politiche di sviluppo”. Si tratta di 12 punti – si legge sul sito dell’OECD – elaborati attraverso il supporto di un gruppo di accademici, politici ed esperti legali e di finanza, che saranno discussi all’interno del G8. Ecco le 12 regole:

1) Una economia forte, equa e pulita deve essere basata sull’integrità, appropriatezza e trasparenza. Questi valori devono essere promossi dalle politiche pubbliche e supportate dal mondo economico. L’effettivo monitoraggio dell’applicazione di tali principi e standard dovrebbe essere intrapreso su basi regolari.

- 2) I governi, le aziende e tutte le entità del mondo economico nel mondo, a prescindere dalla loro forma legale, dovrebbero riconoscere che questi valori sono il caposaldo di una economia di mercato che serva i bisogni e le aspirazioni dei cittadini di ogni paese e di cui bisogna meritarsi il rispetto e la fiducia.

- 3) Ogni ‘corsa al ribasso’ negli standard del lavoro, sociale e ambientale e nell’arbitraggio della regolazione fra le giurisdizioni dovrebbe essere prevenuto attraverso la cooperazione internazionale e la convergenza dei quadri regolamentari delle legislazioni nazionali.

- 4) L’evasione e l’elusione fiscale sono un’offesa alla società nella sua interezza e tutte le entità economiche, a dispetto della loro forma legale, dovrebbero pienamente adempiere ai loro doveri fiscali.

- 5) I rapporti fra governi e imprese incluse le attività di lobby dovrebbero essere condotte in accordo con i principi bilanciati, trasparenti, equi per tutte le parti e rispettati.

- 6) Le pratiche di affari e la governance delle entità economiche siano esse quotate, non quotate, private o statali, dovrebbero assicurare la capacità di controllo dei conti e l’equità nelle relazioni fra dirigenza, consiglio, azionisti e gli altri stakeholder. Le strutture e gli strumenti finanziari non dovrebbero essere usati in maniera distorta allo scopo di nascondere il vero beneficiario e i veicoli societari, nelle loro varie forme, non dovrebbero essere usati per le attività illecite incluso il riciclaggio del denaro, la corruzione o la sottrazione di attività ai creditori, le pratiche fiscali illecite, la diversione delle attività, la frode di mercato e l’aggiramento dei requisiti di informazione”.

- 7) Deve essere assicurata la diffusione di accurate e tempestive informazioni sulle attività, la struttura, la proprietà, la situazione finanziaria e l’andamento delle imprese.

-8) Gli schemi  di retribuzione e di emolumenti dovrebbero essere sostenibili e consistenti rispetto agli obiettivi di lungo termine la gestione prudente del rischio delle società o altre forme di entità economica.

- 9) La corruzione, inclusa quelle delle transazioni internazionali d’affari, dovrebbe essere stabilita come un reato punibile dalla legge e effettivamente perseguito e punito.

- 10) Il riciclaggio del denaro dovrebbe essere criminalizzato.

- 11) Ogni forma di protezionismo deve essere bandita.

- 12) Il segreto bancario non dovrebbe costituire un ostacolo all’applicazione dei principi incluso il rispetto delle norme fiscali in tutto il mondo

Non so quale sia la vostra reazione alla lettura delle 12 tavole. Vi dico le prime due cose che pensato io:

1)     “Ci voleva l’OCSE, gli accademici, gli esperti e i politici per scrivere questi principi?”

2)     “La vogliamo smettere di affrontare i problemi scrivendo enunciati sulla carta che servono da vetrina sui giornali e vengono dimenticati il giorno dopo la discussione?”

Lo so, la mia è una lettura cinica e spero di sbagliarmi. Troppe volte, però abbiamo visto grandi propositi redatti sulla carta che sono stati del tutto disattesi. Si pensi, ad esempio agli accordi internazionali per ridurre la povertà e la fame nel mondo. Nonostante l’obiettivo dichiarato dal World Food Summit (WFS) di dimezzare gli affamati nel mondo entro il 2015, i recenti  dati raccolti dalla FAO parlano di 923 milioni di persone che hanno sofferto la fame nel 2007, 80 milioni in più dal 1990-02.

E’ evidente che problemi globali come la povertà o lo sviluppo economico sono prevalentemente problemi culturali che non si cambiano a suon di pezzi di carta e  di alti proclami. Se davvero li si vuole affrontare bisogna andare alla radice provando a sensibilizzare i giovani attraverso il sistema educativo, porre queste questioni al centro di dibattici pubblici continui e sempre più pressanti sui governi (non una volta l’anno) e occorre avere governi che rispettino gli impegni e paghino un pegno politico se non lo fanno. Certo, so bene che questa ricetta può sembrare altrettanto utopica de i 12 principi OCSE, ma almeno lo dichiara fin dall’inizio. Il rischio di continuare a scrivere documenti che vengono disattesi, è invece quello di diffondere l’illusione di aver affrontato i problemi, pur non facendo nulla di concreto. Più che una cura, un aggravio della malattia.

  • Una economia forte, equa e pulita deve essere basata sull’integrità, appropriatezza e trasparenza…
  • L’evasione e l’elusione fiscale sono un’offesa alla società nella sua interezza e tutte le entità economiche, a dispetto della loro forma legale, dovrebbero pienamente adempiere ai loro doveri fiscali…
  • Gli schemi di retribuzione e di emolumenti dovrebbero essere sostenibili e consistenti rispetto agli obiettivi di lungo termine…

Immagino la discussione al G8: “Si dà lettura dei 12 punti che dovrebbero regolare lo sviluppo delle nostre economie.

Conclusioni: Siamo tutti d’accordo.

Emaniamo un comunicato stampa…

Appuntamento al G20.

Buona navigazione

Aprile 8, 2009 acravera Lascia un commento

logo_blog_genericoCome forse avrete notato, ho inserito nuovi blog nella sezione linkroll:

  • il blog di Bob Sutton, docente a Stanford e autore del famoso “Il Metodo Antistronzi“. Un blog ben assortito con molte notizie interessanti e talvolta provocatorie
  • Design People che rappresenta uno spazio aperto e “contaminato”in cui si evidenzia l’evoluzione del design
  • Estropico, un blog dedicato all’impatto delle tecnologie avanzate sulle persone
  • First draft: una riflessione aperta sui temi legati all’innovazione e alla competitività
  • Ibridazioni, uno spazio interamente dedicato alla contaminazione dei saperi e alla transdiciplinarietà
  • Le scienze: l’edizione italiana di Scientific American
  • The Long Tail: il famoso blog di Chris Anderson (Wired)

Vi invito a fare un giro in questi spazi virtuali (e naturalmente anche in quelli che avevo già inserito nella sezione Linkroll) ricchi di idee.

Ossigeno per la mente. Buona navigazione!

“C’è la crisi? Provate i frattali”

Marzo 4, 2009 acravera 20 commenti

benoit_mandelbrot_2Vi segnalo l’articolo con cui si apre Tuttoscienze di questa settimana. Si tratta di un’intervista di Gabriele Beccaria a Benoit Mandelbrot, il padre dei frattali. L’intervista prende spunto dalla prossima partecipazione di Mandelbrot al Festival della Matematica che si terrà a New York il 10 e 11 marzo (e a Roma il 19 e 22 marzo) . Il titolo della “lectio” del matematico polacco è quanto mai interessante, soprattutto in questo periodo: “Il disordine dei mercati. Una visione frattale del rischio”.

Per chi non conoscesse Benoit Mandelbrot, basti ricordare che, oltre ad essere noto per i suoi lavori sulla geometria frattale,  fu il primo a scoprire che i prezzi del cotone violavano le regole classiche dell’economia perché fluttuavano oltre la curva standard a campana che rappresentava il modello teorico di riferimento per l’andamento dell’economia.  Riporto solo due brevi estratti dell’intervista:

“Le teorie finanziarie, quelle insegnate nelle business school sono fondamentalmente sbagliate”:

“(…) Ma voglio dire che sono scioccato dalla quantità di individui che si dichiarano specialisti di cose economiche, anche se sono privi di qualunque comprensione dei fatti”.

Chi volesse leggere l’intervista a Mandelbrot clicchi qui: Tuttoscienze – “C’è la crisi? Provate i frattali”.

Che sia di buon auspicio?

Febbraio 26, 2009 acravera 5 commenti

bernanke-ben-324Un paio di giorni fa il Presidente della Fed Ben Bernanke davanti alla commissione bancaria del senato USA ha dichiarato che per una piena ripresa dell’economia dall’attuale fase di recessione “ci vorranno più di due o tre anni».

Lo stesso Bernanke il 10 giugno 2008 aveva fatto le seguenti dichiarazioni: “Il peggio della crisi generata dai mutui subprime è passato, malgrado l’aumento della disoccupazione. Restano i rischi elevati di inflazione, per il caro petrolio». La Fed «rimane fortemente impegnata» a garantire la stabilità finanziaria. E non esclude un ritocco dei tassi monetari Usa da qui a fine anno”.

Per intenderci,il ritocco dei tassi a cui faceva riferimento era un ritocco al rialzo, non una drastica riduzione come, di fatto, la Fed ha deciso pochi mesi dopo.

Queste sono altre dichiarazioni fatte da Bernanke prima dell’estate: “Sebbene l’attività economica stia “probabilmente indebolendosi” nel trimestre corrente aprile-giugno, il rischio che l’economia (americana) sia entrata in un sostanziale rallentamento appare essere diminuito nel corso dell’ultimo mese”.

Considerate le capacità previsionali del Presidente della Fed, potremmo quasi ritenere le sue affermazioni di buon auspicio per una rapida uscita dalla crisi finanziaria.