Sul “Buongiorno” di oggi, la bellissima rubrica fissa di Massimo Gramellini su La Stampa, si commenta il crescente uso dei sondaggi in politica. Scrive Gramellini: “Manager, giornalisti, politici: da anni nessuno osa assumere un’iniziativa senza l’avallo del più ingannevole rivelatore della volontà popolare” e continua: “(…) il sondaggio rappresenta la negazione della democrazia: le elezioni servono per delegare ad altri il potere di assumere decisioni informate, ma il sondaggio ritira la delega e la restituisce a chi non ha tempo e strumenti per esercitarla”.
Personalmente sono totalmente d’accordo con Gramellini. Da 15 anni i sondaggi spopolano in tutti i settori. Dapprima confinati solo nel marketing di prodotto, dall’inizio degli anni ’90 hanno avuto una crescita esponenziale in tutti i campi. I sondaggisti oggi sono i più importanti consiglieri del re. Nessuno muove più un dito senza aver letto gli ultimi dati portati freschi freschi dalle società di ricerca. La principale conseguenza di questa mania da ricerca è un abbattimento del potenziale di innovazione in tutti i campi: politico, sociale ed economico. Henry Ford una volta disse: “Se avessi chiesto ai clienti cosa desiderassero, mi avrebbero risposto un cavallo più veloce”… e tanti saluti all’auto.
Ci sono momenti in cui è giusto e opportuno avvalersi dei sondaggi. Penso, ad esempio, al periodo precedente una campagna elettorale per capire quali sono le priorità percepite dai cittadini e stilare un programma politico concreto e aderente ai problemi reali del Paese (meglio se i politici arricchiscono la loro conoscenza della società, oltre che con le ricerche, anche con la loro presenza sul territorio). Una volta vinto le elezioni, tuttavia, i sondaggi dovrebbero scomparire dalla scena politica. I leader dovrebbero muoversi sulla base delle loro idee (per le quali hanno preso i voti dei cittadini) e non sulla base delle opinioni di un campione di cittadini. Lo stesso dicasi per il mondo del business. In settori tendenzialmente stabili i sondaggi mantengono una certa importanza ed evitano alle aziende di prendere decisioni sbagliate o lanciare sul mercato innovazioni non richieste dal pubblico. Nei settori ad elevata competizione (e sono in costante crescita questi settori), al contrario, i sondaggi sono un ostacolo all’innovazione. I vantaggi competitivi in questo tipo di business non si ottengono chiedendo ai clienti cosa vorrebbero, bensì esplorando strade non battute, non ancora immaginate dai clienti, facendo loro emergere nuovi bisogni e, quindi, generando nuovi mercati.
Il rischio dell’uso dei sondaggi è restare intrappolati nella classica profezia che si auto-avvera. Se i clienti dicono che non sono interessati ad un certo tipo di innovazione, non la propongo, non suscito quindi nessun nuovo bisogno e quindi non genero nessun business innovativo. Se io avessi fatto parte del panel di potenziali clienti interpellati nei primi anni ’90 sulla diffusione e l’uso dei cellulari, avrei risposto in questo modo: “Essere rintracciato sempre e ovunque? Per carità, non me ne frega niente. Anzi spero proprio che questo non accada mai…
Fortunatamente non rientravo in nessun campione di potenziali clienti.
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