La sfera di cristallo

Siamo ossessionati dal futuro. Fin dagli albori della civiltà, l’uomo ha sempre cercato di anticipare il futuro, di prevederlo e domarlo. In un mondo che palesemente sta diventando sempre più turbolento, discontinuo, cangiante, si potrebbe pensare che l’ansia di prevedere il futuro sia un fenomeno in forte riduzione, retaggio di pochi che non vogliono arrendersi al mutevole scenario socio-economico-politico. E invece no. La ricerca di certezze e di previsioni è oggi più forte che mai. Ci sono ambiti in cui questa ricerca è quasi totalmente soddisfatta. Se pensiamo, ad esempio, alle previsioni meteorologiche, le moderne tecniche di osservazione e calcolo consentono oggi una previsione nelle 24/48 ore successive, pressoché perfetta (molto meno perfetta è la previsione di più lunga durata). In questo campo, quindi, ben venga la ricerca di certezze: ci rende la vita più comoda e serena. In altri ambiti, però la situazione è ben diversa. In economia, ad esempio, dove – per definizione – le previsioni del futuro non sono incentrate nelle successive 24/48 ore – ci si ostina pervicacemente a utilizzare sofisticati modelli di previsione che, alla prova dei fatti, possono essere più dannosi che altro. Le stime macroeconomiche sono frutto di elaborati modelli di calcolo sviluppati da centri di previsioni di altissimo livello internazionale. Presso il Fondo Monetario Internazionale, l’OCSE, la Commissione Europea, lavorano alcuni tra i migliori analisti economici del mondo, eppure spesso, troppo spesso, le previsioni che scaturiscono da tali centri di ricerca non sono altro che proiezioni lineari di dati del passato nel futuro, senza che alcuna reale ipotesi di discontinuità sia seriamente presa in considerazione. Negli ultimi due anni nessun centro di ricerca è riuscito ad anticipare il trend  dell’andamento economico mondiale e men che meno l’arrivo della bufera sui mercati finanziari e sull’economia reale di questi giorni. Le loro stime sui 12/24 mesi successivi sono cambiate con una cadenza trimestrale, ma osservando da vicino le loro proiezioni si può osservare molto bene come queste stime siano frutto non di un’indagine sul futuro, bensì solo una proiezione lineare di una situazione del passato. Alcuni esempi per chiarire questo punto. Di seguito riporto le indicazioni dei principali centri di ricerca internazionali sulla crescita del PIL e dell’inflazione. Ho preso come riferimento l’Italia per comodità, ma le stime globali o relative ad altri paesi confermerebbero lo stesso approccio:

6 novembre 2006: L’Italia, secondo le stime della  Commissione UE, crescerà dell’1,7% nel 2006 e dell’1,4% nel 2007.

16 febbraio 2007: La Commissione Ue ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil nel 2007 al 2% contro l’1,4% stimato in autunno. Quanto all’inflazione, la previsione per il 2007 è stata rivista marginalmente al ribasso dal 2% all’1,9%. Oltre alla riduzione dei prezzi dell’energia, «le misure di liberalizzazione adottate o pianificate finora dovrebbero contribuire alla decelerazione dei prezzi».

11 aprile 2007: Il World Economic Outlook» del Fondo Monetario Internazionale dipinge un quadro improntato all’espansione dell’attività economica mondiale per il sesto anno consecutivo. Il PIL nel 2007 crescerà dell’1,8% e dell’1,70% nel 2008.

7 maggio 2007: la Commissione Ue ha alzato le stime di crescita del Pil italiano nel 2007 +1,9%.

5 settembre 2007: La crisi dei mutui Usa è stata «più forte del previsto»: l’OCSE ha annunciato oggi una stima al ribasso delle proiezioni sulla crescita economica dei principali Paesi industrializzati per il 2007. In Italia il taglio si ferma a una previsione di crescita dell’1,8%.

18 settembre 2007: Il Fondo Monetario rivede al ribasso la stima di crescita del Pil 2008 dell’Italia, che crescerà dell’1,6%, inferiore quindi all’1,7% stimato ad aprile.

20 settembre 2007: Il tasso di inflazione 2007 sarà dell’ 1,7%, anziché dell’ 1,8% come previsto nello scorso mese di luglio. La stima è del Centro Studi di Confindustria. Conferma invece, all’1,9%,per il tasso di inflazione 2008.

9 novembre 2007: Nel 2007 il Pil italiano crescerà dell’1,9%, rallentando all’1,4% nel 2008 e attestandosi a quota +1,6% nel 2009. E’ quanto emerge dalle previsioni di autunno pubblicate venerdì 9 novembre dalla Commissione europea.

15 dicembre 2007: Il Prodotto interno lordo crescerà dell’1,8% nel 2007, ma soltanto dell’1% il prossimo anno. Sono le stime del Centro Studi di Confindustria riviste rispetto alle precedenti (+1,7% quest’anno e +1,3% nel 2008). Nel 2009 la crescita dovrebbe risalire fino all’1,4%.

9 aprile 2008: secondo le nuove stime fornite da FMI l’economia italiana crescerà al modesto ritmo dello 0,3% sia nel 2008 che nel 2009, facendo segnare una brusca frenata rispetto al +1,8% del 2006 e al +1,5% del 2007. Inoltre il Fondo Monetario Internazionale sottolinea che nonostante l’inflazione sia quest’anno ampiamente sopra al 2% (al 2,8%) le stime prevedono un ritorno sotto il 2% il prossimo anno e questa lascia la possibilità alla Bce di intervenire riducendo il costo del denaro.

17 luglio 2008: a preoccupare il Fondo è soprattutto l’inflazione che, si legge nel rapporto, «sta montando sia nelle economie avanzate sia in quelle emergenti, nonostante il rallentamento globale». A trascinarla il surriscaldamento dei prezzi del petrolio e delle materie prime, soprattutto quelle alimentari. Nei Paesi sviluppati l’incremento del costo della vita è stimato al 3,4% quest’anno e al 2,3% il prossimo, quando dovrebbe far sentire i suoi effetti «la frenata dei consumi.

18 settembre 2008: per l’Italia i superesperti di Washington ora parlano di crescita zero, quest’anno e l’anno prossimo: per l’esattezza, l’incremento del PIL sarà pari a zero nel 2008 e a +0,1 nel 2009, con una revisione al ribasso, rispetto alle previsioni di primavera, rispettivamente dello 0,2% e dello 0,3% rispetto a quanto stimato in aprile. L’Italia dovrà anche vedersela anche con’un’inflazione che, secondo il Fondo, sarà pari al 3,8% quest’anno e al 2,8% l’anno prossimo.

14 ottobre 2008: Secondo le stime CsC, nel 2008 il Pil italiano calerà dello 0,2%, mentre per il 2009 si profila una caduta ancora più accentuata, pari allo 0,5%. Si potrà parlare di recupero non prima del 2010.

Alla ricerca della sfera di cristallo.

2 thoughts on “La sfera di cristallo

  1. Alessandro il futuro è già scritto nella propria storia.
    Ci sarà un back to basis, i primi deboli segnali sono evidenti dall’aumentato bisogno di persone che conversano con i mercati.
    Il conversional worker sarà una delle nuove figure che farà la differenza.
    Come? Scopritelo da soli.

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