A Crisis of Management not Economics

mintzberg625In questo intervista di Karl Moore, Henry Mintzberg attribuisce  alle prassi manageriali la causa dell’attuale crisi economica e finanziaria. Si tratta di un punto di vista insolito (nessun commentatore italiano ne parla) ma che personalmente condivido pienamente. Sul banco degli imputati l’enfasi sui risultati di breve e la ricerca della massimizzazione del valore che determinano effetti negativi sulla sostenibilità delle performance aziendali. Interessante è anche il suo riferimento all’ossessione americana per la leadership. Negli USA tutti ne parlano, tuttavia, secondo Mintzberg, non hanno afferrato il vero concetto di leadership. Ad esempio considera assurda la classica distinzione tra manager e leader. Un video interessante che fa conoscere il pensiero di uno tra i più autorevoli e coraggiosi studiosi di management.

Per vedere l’intervista a Henry Mintzberg clicca qui.

4 thoughts on “A Crisis of Management not Economics

  1. Alessandro dal mio osservatorio VEDO il REPLICARSI delle STRATEGIE ed ATTIVITA’ solite in TEMPI di CRISI ( taglio costi, riduzione forza lavoro, congelamento investimenti, aumento prospezione sul mercato, richiesta sostegno pubblico ).
    Con risultati di BREVE PERIODO e non STRUTTURALI.
    Un ripensamento e un ricambio con NUOVI TALENTI ( che siano paralleli ai leader ) sarebbe auspicabile ed in tal senso invito le Aziende a muoversi.
    Una STRATEGIA EMERGENTE è tale se diversa dal conosciuto, investire sulle persone ( non solo in prospezione di mercato ) paga sul lungo periodo.
    Soprattutto quando la CRISI è STRUTTURALE e avrà la CODA LUNGA.

  2. Ciao Ale!

    In effetti Mintzberg ha ragione da vendere.

    Il suo discorso su communityship vs. leadership è un tantino più complicato e posso immaginare che ci sia anche chi lo vuole discutere, ma quello circa l’insano focus sullo short-term come origine della crisi finanziaria è quasi lapalissiano. Al punto che io fatico a credere che, come tu adombri, ci sia chi non se ne rende conto.

    Per guadagnare il bonus trimestrale, qualunque manager americano è disposto a fare qualunque cavolata (come ad esempio, nella fattispecie con cui siamo ora confrontati, cartolarizzare crediti inesistenti per venderli sotto forma di obbligazioni).

    Un altro problema è che gli americani preferiscono, in ogni campo della vita pratica, avere una metrica semplice piuttosto che nessuna metrica. Così, hanno un numeretto per tutto. L’EBITDA misura il successo di un’azienda, e questa è ovviamente una stupidaggine. La capitalizzazione ne misura il valore, e questa è un’altra sciocchezza. (Del resto queste cose tu me le insegni).

    Ciò detto, non scordiamoci che nelle epoche di crisi si tende a essere drastici, e a “gettare il bambino con l’acqua sporca”. Così, io penso che sarebbe sbagliato dire che il breve termine non conta nulla o che è meglio non avere alcuna metrica piuttosto che un solo numeretto. Ti propongo, a tal proposito, un esempio uguale e contrario, ma nel suo piccolo catastrofico quanto il subprime: Alitalia Spa (no short-term, no misurazione di performance).
    😀

  3. Ringrazio Alberto e Paolo per i loro commenti. Mi piace il riferimento ad Alitalia. Se l’orientamento a breve è sbagliato, certamente è da evitare anche la mancanza assoluta di orientamento (nessun obiettivo di breve e mirare a campare grazie ai molteplici salvataggi). L’episodio Alitalia la dice lunga sullo stato in cui l’Italia sta affrontando la globalizzazione. In un mondo sotto pressione, che spinge il management a drogare le performance delle loro imprese anche a costo di spremerle come limoni (con un tornaconto personale), in Italia sopravvivono ancora aziende che, non solo non sentono questa pressione, ma si permettono di continuare a ignorare questa nuova realtà. Oggi si parla molto di Alitalia ma che dire di Tirrenia che da anni continua a perdere centinaia di milioni d euro (ripianate dallo Stato) permettendosi il lusso di aver acquistato navi costosissime ma alla luce dei fatti inadeguate al servizio? E, inoltre, cosa dire del fatto che ha lo stesso Amministratore Delegato dal 1984? (alla faccia della pressione sui numeri..) In questi casi ben venga un po’ di sana ossessione per i risultati di breve!
    Infine, per rispondere a Paolo che fatica a credere che ci sia qualcuno che non si renda conto delle conseguenze del breve termine sulle imprese, il mio riferimento riguardava i media che continuano a parlare dell’attuale crisi senza mai affrontare il tema del management e della gestione d’impresa. E’ li, come ben descrive Mintzberg, che si annidano tutti i mali, ma ad oggi, le uniche reazioni della stampa su questo argomento sono quelle di riportare con ampio respiro le notizie relative all’abbattimento degli stipendi dei manager. Un punto importante ma assolutamente di minore importanza.

  4. Pingback: American’s Monumentale Failure of Management « Competere nella complessità

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