Il mio intervento al Workshop “Affrontare la Complessità”

schizzi3Ieri ho partecipato al workshop “Affrontare la Complessità” organizzato da ISIA Roma Design. Mi ha molto compito la qualità di questa Università del design. In ISIA Roma la complessità è di casa da diversi anni. Gli studenti hanno piani di studio fortemente “contaminati” e interdisciplinari. Invece di rincorre l’iperspecializzazione di molte scuole di design (car design, fashion design, ecc.), i docenti ISIA si sono posti l’obiettivo di andare controcorrente e quindi de-specializzare gli studenti adottando un approccio sistemico. Quello che stanno creando è un “humus culturale” eterogeneo ricchissimo di stimoli provenienti dai campi del sapere più diversi.  Dal loro punto di vista (e io concordo pienamente con loro) la creatività di un designer deve alimentarsi attraverso l’apertura, la de-specializzazione e la contaminazione dei saperi e delle esperienze, riuscendo in questo modo cogliere ciò che gli iper-specialisti non riescono a vedere o a immaginare. I fantastici risultati e i riconoscimenti ottenuti dagli studenti ISIA Roma confermano la bontà di questa impostazione.

Durante il workshop della mattina, i relatori hanno parlato di argomenti molti distanti tra loro, con l’unico filo rosso della complessità. Vi sono stati interventi sulla matematica non lineare, sul caos, sull’approccio sistemico, sul management e sull’economia della conoscenza. Nel pomeriggio gli studenti ISIA sono stati invitati a riflettere insieme ai relatori del wokshop sulle ripercussioni che le considerazioni portate nella matinata potrebbero avere sul design e sul loro lavoro.

Chi vuole può scaricare il mio intervento al workshop cliccando qui: “Competere nella Complessità – ISIA Roma Desing”.

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2 thoughts on “Il mio intervento al Workshop “Affrontare la Complessità”

  1. E’ una bella domanda Alberto! Sicuramente l’interesse su questi temi sta crescendo ma siamo ancora molto lontani da una consapevolezza diffusa della complessità in azienda. Anzi direi che ci sono ancora molti “studiosi” di management che, non avendo chiaro cosa sia la complessità, la considerano una specie di moda del tutto priva di consistenza (ignorando del tutto l’emergere del concetto di complessità nelle scienze). E’ un vero peccato che ci siano ancora queste posizioni. Ho comunque segnali interessanti dalle imprese. Proprio la scorsa settimana un mio collega ha incontrato un manager di una nota azienda internazionale (di successo) che ha definito la propria organizzazione “al magrine del caos” e ha affermato di rifuggire dalla mera ricerca di efficienza e, anzi, di ricercare la ridondanza per potere meglio affrontare le sfide competitive. E questo non è l’unico segnale, solo l’ultimo in ordine di tempo. Che sia di buon auspicio…

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