Letture – Arte e scienza dell’innovazione

arte-dellinnovazioneArte e scienza dell’innovazione – C. Vogel, J. Cagan, P. Boatwright

 Sconsiglio vivamente questo libro, scritto da tre docenti americani (uno della University of Cincinnati e due della Carnegie Mellon) sull’innovazione. Non aggiunge nessun concetto nuovo e si limita a raccontare alcune storie di successo prevalentemente di matrice americana. Sulla copertina del libro troverete scritto: “Gli autori “smontano” il concetto di innovazione così da ottenere una serie di nozioni limpide e fruibili che tutti i manager, indipendentemente dal settore in cui operano, potranno facilmente valutare e fare proprie nella difficile attività di gestire le loro imprese e condurle con successo sul palcoscenico del futuro.”

Generalmente sono attratto dai libri che “smontano” alcune teorie consolidate per presentarne di nuove, e quindi, quando ho trovato in una libreria di Bologna questo testo a prezzi super scontati (9,20 euro anziché 30) l’ho acquistato al volo. Il problema è che quando si smonta qualcosa, poi è importante anche rimontarlo, ovvero presentare qualcosa di nuovo, magari discutibile, però diverso da quanto si è smontato in precedenza. In questo “Arte e scienza dell’Innovazione, Vogel, Cagan,e Boatwright (a me totalmente sconosciuti prima dell’acquisito dl libro) non fanno nulla di tutto ciò. L’impressione è che presentino una lunga serie di luoghi comuni sull’innovazione. D’altra parte la copertina recita bene: “gli autori intendono presentare una serie di nozioni limpide e fruibili per tutti i manager” La cosiddetta serie di nozioni limpide e fruibili si può riassumere in vari stereotipi sull’innovazione e nelle classiche ricette a step multipli tanto care agli americani (i 10 modi per…). Alcuni esempi che è possibile trovare all’interno del libro:

Un processo per l’innovazione pragmatica:

  • Fase 1: identificare un’area di importanza strategica;

  • Fase 2: studiare le persone;

  • Fase 3: definire le opportunità;

  • Fase 4: Definire i criteri di progettazione;

  • Fase 5: realizzare i criteri;

  • Fase 6: decidere di procedere/non procedere.

Commento: ma va? Ci voleva un nuovo testo per spiegare, senza mai scendere in dettagli operativi e consigli pragmatici quali sono le fasi dell’innovazione (secondo uno schema classico,neanche tra i più recenti)? Altre chicche: gli autori scrivono: “progettare un prodotto talmente fantastico da superare qualsiasi pregressa esperienza degli utenti richiede non solo ricerca e sviluppo, ma anche un programma strategico ponderato. Esso comprende tre parti importanti” . Questo è il programma (a loro giudizio innovativo) che propongono:

  • Prima strategia: identificare e capire gli interlocutori (ma va?)

  • Seconda strategia: progettare il prodotto (ma va?)

  • Terza strategia: progettare il metodo aziendale per lo sviluppo del prodotto (ma va?)

Cosa c’è di innovativo in questa infinita serie di consigli simili ad una ricetta di cucina?

In sintesi il libro, secondo me, è lungi dallo “smontare” il concetto di innovazione. Al contrario, propone una visione dell’innovazione di prodotto piuttosto classica e i cosiddetti “consigli pratici per tutti i manager” altro non sono che una serie di banali consigli già visti molte altre volte, descritti in forma analitica (tanto cara ad alcuni manager americani che chiedono per qualunque argomento la classica “cassetta degli attrezzi”). Il fatto che lo abbia acquistato ad un prezzo notevolmente ridotto avrebbe dovuto forse già mettermi in guardia sui contenuti del libro. Non sempre è così, più volte mi è capitato di imbattermi in libri pressoché sconosciuti e fortemente scontati che si sono rilevati (almeno per me) di altissimo valore. Non è questo il caso. Il costo maggiore di questo libro è il tempo che fa perdere nel leggerlo. Tempo che potrebbe essere utilizzato in moltissimi modi molto più divertenti e utili.

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4 thoughts on “Letture – Arte e scienza dell’innovazione

  1. Negli Stati Uniti si pubblicano -per abitante- persino più libri che in Italia, dove pure annoveriamo legioni di scrittori (che non leggono). Ovvio che il 99,9% siano cazzate.

    Questa volta ci sei cascato tu, ma con uno sconto così elevato, su un argomento per me attraente (non il management) ci sarei cascato anch’io. Era per caso quella libreria che sta fra la stazione e via Indipendenza, nella corte con fontana dove sostano sempre i punkabestia? Bellissima! Ottimi prezzi.

    A un esame superficiale, la tua ammissione di averlo letto potrebbe sembrare masochismo. Ma non è così. E’ narcisismo. Le letture infime servono, a volte, a rinfrancarci, perché pensiamo che cazzate così astronomiche noi non le avremmo mai scritte. E’ un po’ quel che diceva Umberto Eco nella Fenomenologia di Mike Bongiorno.

  2. Si è proprio quella libreria vicino alla stazione! E’ fantastica, ogni volta che vado a bologna e ho un po’ di tempo mi fermo a dare un’occhiata. Mi è capitato di trovare libri eccezionali a prezzi molto scontati. Naturalmente non è questo il caso…
    E’ vero, può essere il narcisismo la leva che mi ha spinto a leggere questo libro, però aggiungerei anche un altro ingrediente: l’ingenuità. Più andavo avanti nella lettura e più mi dicevo: “beh adesso arriverà una parte interessante e innovativa…” Ma questa parte non arrivava mai. Pensavo che se questi signori sono docenti in università americane e riescono a farsi pubblicare il testo anche in Europa avranno certamente qualcosa di importante da dire. Sono innamorato dei libri e, a priori, ho grande rispetto per tutte le pubblicazioni. Se l’hanno pubblicato -penso – sarà perché ha qualcosa di interessante da dire. Anche se mi sono imbattuto in innumerevoli “sole” non riescono ad eliminare questa sorta di ingenuità nei confronti dei libri. Se pi aggiungiamo un po’ di naturale riverenza nei confronti dei guru americani (o sedicenti tali), si spiega il mio masochismo. Ciao Paolo

  3. Ma allora, se ti sei trovato a doverlo leggere tutto prima di capire che non c’era nulla, significa che quegli autori vanno premiati! Se la tua dichiarazione giungerà all’editore, certamente chiederà loro di scrivere ancora.

  4. Io sono un ottimista ci credo fino alla fine (più o meno)… e non ho dubbi che scriveranno ancora anche senza lettori ottimisti come me… ciao

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