Solo utopia?

youre-firedLa scorsa settimana la società mineraria Anglo American PLC ha dichiarato che taglierà 19.000 posti di lavoro – il 10% della propria struttura – a causa di una diminuzione degli utili del 29% rispetto al 2007. Messa in questo modo la decisione del top management dell’Anglo American sembra del tutto giustificata. Se l’azienda fa meno profitti, è giusto che riduca i costi. Ma allora perché non riesco a vederla in questo modo? Perché, quando ho sentito questa notizia non l’ho subito archiviata come una delle tante ascoltate in questi giorni?

Durante questo week end mi è capitato un paio di volte di tornare a pensarci e alla fine ho deciso che la decisione della Anglo American è tutt’altro che normale ed è giusto – almeno a mio parere – smettere di considerarla come “normale”. Stiamo parlando di un’impresa che chiude un difficile 2008 con 5,2 miliardi di dollari di profitti, non proprio due lire. E, a fronte di una diminuzione dei propri profitti non certo da “mani nei capelli”, prende immediatamente la decisione di tagliare il 10% dei propri dipendenti per salvaguardare la propria competitività. Sarebbe forse accettabile se l’impresa in questione evitasse di proclamare tra i propri “Business Principles” queste cose:

  • At Anglo American, our Good Citizenship business principles guide our decisions and actions. Wherever we are in the world, we adhere to consistently high standards of business integrity and ethics.

  • As a good corporate citizen, we respect the dignity and human rights of individuals and communities everywhere we operate. We strive to make a lasting contribution to the well-being of these communities while generating strong investor returns. Indeed, our long-term success depends on taking into account the needs of all stakeholders.

  • A good corporate citizen is, by definition, a good employer. We universally support fair labour practices and promote workplace safety and equality in our operations.

  • We also recognise the need for careful environmental stewardship. We actively seek to minimise the impact of our operations and provide a positive legacy for generations to come

Cosa avrebbe dovuto fare quindi la Anglo American? Rinunciare al taglio del personale? Non ho gli elementi per rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Mi limito a evidenziare il fatto che, se anche le imprese che in questo momento di crisi fanno buoni profitti, tagliano posti di lavoro, la recessione non può che risultare più lunga e profonda, con conseguenze negative per le stesse imprese che stanno cercando di tutelare la propria competitività. Penso che in momenti come quelli che stiamo vivendo un’impresa che chiude con più di 5 miliardi di profitti possa permettersi il lusso di annunciare semplicemente il blocco delle assunzioni e quindi l’impossibilità di sostituire le naturali dimissioni e pensionamenti, senza giungere a veri e propri licenziamenti. Questa decisione, accompagnata ad una buona campagna stampa nei confronti dei media, degli analisti finanziari e degli investitori può, a mio parere, sortire effetti positivi per la competitività dell’impresa pari, o comunque vicini, a quelli ottenibili attraverso il taglio di 19.000 posti di lavoro. Tra l’altro questa operazione, oltre ad essere fortemente in linea con i “Business principles” dell’azienda, risulterebbe essere una notizia per i media. Siamo talmente abituati a considerare normale i tagli al personale delle aziende che, un comportamento diverso, sarebbe certamente considerato degno di nota: un raggio di sole in un momento di crisi economica.

Se è vero che le imprese non vivono certo di “raggi di sole”, è altrettanto vero che la competitività prospettica di un’impresa che fa ancora ottimi profitti non si ottiene certamente con un mero taglio di posti di lavoro.

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8 thoughts on “Solo utopia?

  1. Penso che tu abbia ammassato qui un certo numero di osservazioni molto profonde.

    Quella che mi colpisce di più è che questo comportamento pedestre e senza immaginazione può condurre a una recessione molto più dura del necessario, se tutti (o comunque molti) fanno come Anglo American.

    Questi comportamenti da branco (gli stessi che vediamo ogni giorno in Borsa) sono al tempo stesso il nerbo del “libero mercato” e una iattura, perché quando noi uomini siamo in un branco “NONE OF US IS AS DUMB AS ALL OF US”.

  2. Certamente Paolo! Si tratta di solo uno dei tanti esempi che vediamo ogni giorno di “spegnimento” del cervello. Davanti a situazioni più o meno “complesse” (passami il termine), difficili e critiche, la prassi è non farsi domande e agire in maniera ortodossa seguendo ricette semplici, semplicistiche e consolidate. Stai facendo meno profitti dell’anno scorso? taglia il personale. Vuoi far salire il titolo in borsa? Annuncia una ristrutturazione, e così via. Quanto c’è di pensiero sistemico in questi approcci? Zero. Nessun interesse per le conseguenze delle proprie decisioni sul sistema economico, nè, sull’ambiente/mercato in cui opera l’azienda, nè – ed è la cosa più assurda – sull’impresa stessa. Purtroppo questo è un male che non interessa solo il mondo del business, ma la società nel suo insieme, politica, educazione, sanità, ambiente….
    La domanda è: come invertire questa situazione? Come far capire che ci potrebbero essere altri modi per affrontare queste problematiche? Come innescare un nuovo modo di pensare?

  3. Condivido la tua riflessione, e rilancio.
    Capita (purtroppo) con una certa frequenza di assistere a questo tipo di comportamento tattico da parte delle aziende – capita anche a casa nostra. Notizia di queste settimane è la chiusura di uno stabilimento di Indesit in provincia di Torino e quella di uno stabilimento della Ericsson in provincia di Latina – sono solo due esempi che mi sono rimasti in mente dalle news, ammetto di non conoscerne i dettagli.
    Come è possibile che due imprese che hanno inanellato utili su utili per qualche anno consecutivo, chiudono addirittura stabilimenti produttivi e mandano a casa lavoratori alle prime avvisaglie di crisi.
    La mia personale impressione è che queste decisioni siano state prese non a fronte di una regressione reale, ma semplicemente di una regressione attesa. Se basta annunciare di aver mancanto gli obiettivi di fatturato o di ordinato del trimestre del 5% per vedere una deflessione importante del titolo in borsa (attenzione: deflessione del 5%, ma pur sempre risultati in attivo) allora una regressione attesa deve essere proattivamente gestita – questo deve essere stato il ragionamento delle direzioni aziendali.
    Quando questo comportamento diventa generalizzato, gli effetti ecosistemici diventano a valanga, e il circolo vizioso è innescato.
    E se la risposta fosse responsabilità sociale delle imprese? Ma una responsabilità concreta, con una voce nel bilancio.

  4. Condivido pienamente la tua riflessione Stefano. La conclusione a cui si può giungere è che le imprese che si comportano in questo modo dimostrano una pericolosa autoreferenzialità. Non si rendono conto degli effetti sistemici delle loro azioni. Avendo come unico fine l’ottimizzazione del proprio risultato contribuiscono a creare le condizioni per un peggioramento dell’andamento economico con ripercussioni potenzialmente negative anche per se stesse. E’ come se io, avendo paura di prendermi una bronchite cominciassi ad assumere antibiotiici ogni giorno per diversi mesi. Gli inevitabili effetti sarebbero un forte indebolimento delle mie difese immunitarie e – ancora peggiore – una tendenziale diminuzione dell’efficacia degli antibiotici..
    Quanto alla responsabilità sociale, fino a quando questo concetto resterà solo un’etichetta da inserire sul sito internet e sul company profile, o un pretesto per fare un po’ di marketing (nell’accezione cattiva del termine) dei buoni sentimenti, forse è meglio se smettiamo di utilizzarlo collegandolo alla gestione d’azienda.

  5. I comportamenti individuali (delle aziende, ma anche delle persone nella società) spesso non sono affatto virtuosi, e possono produrre effetti collettivi deleteri.

    L’esempio degli antibiotici è perfetto. Se ne abusa a livello individuale, e il risultato è che aumentano i batteri resistenti a qualunque antibiotico.

    Quanto alla responsabilità sociale, eccetera, io a questo proposito ho una posizione radicalmente pessimistica, e credo che etica e impresa siano antinomie (almeno nel modello capitalistico).

  6. Io sono un irriducibile idealista e continuo a pensare che l’etica e la responsabilità sociale possano convivere con il modello capitalistico e possano addirittura dare un contributo importante nella gestione aziendale e nelle performance delle imprese. Ma forse, come scrivo nel titolo del post, si tratta solo di utopia…

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