Benchmarking? Anche no…

innovation_workshop_bannerCon il termine benchmarking si intende generalmente l’insieme delle attività poste in essere da un’impresa per attivare un confronto su alcune aree, prodotti o processi aziendali con le migliori aziende sul mercato. Attraverso questa pratica – si dice – le imprese possono imparare dai leader in quell’ambito specifico, possono individuare quali metodi e approcci seguono le imprese che hanno le migliori performance sul mercato e portarli all’interno della propria organizzazione.

Pur riconoscendo alcuni spunti di interesse per le aziende nelle attività di benchmarking, personalmente non ne sono un fautore. Due sono le critiche che è possibile muovere al benchmarking. La prima riguarda l’approccio all’innovazione. Un’azienda che ricorre sistematicamente al questa pratica, di fatto, soffoca il processo di innovazione interna. E’ infatti (apparentemente) molto più facile e conveniente studiare cosa fanno i concorrenti o i migliori del mercato e cercare di riprodurre tali approcci al proprio interno, rispetto alla creazione ex-novo. Se tutte le imprese si comportassero così, il motore schumpeteriano dell’innovazione si fermerebbe.

La seconda critica ha a che fare con la complessità. I sistemi complessi (come le aziende) sono caratterizzate dal fenomeno dell’isteresi. Con questo termine si intende una reazione ritardata rispetto ad un determinato input o una reazione dipendente dallo stato iniziale del sistema. In pratica il fenomeno del’isteresi ci dice che l’adozione di uno stesso input può generare output molto diversi a seconda dello stato iniziale del sistema in cui si applica. Sembra una cosa astratta e puramente teorica, ma in realtà è una cosa che accade ogni giorno. Si pensi, ad esempio, ad un genitore che vede il figlio svogliato e poco attento alle lezioni e chiede consiglio ad un amico che ha figli molto diligenti a scuola. Il consiglio che ha funzionato perfettamente per i figli dell’amico potrebbe determinare una reazione nel ragazzo svogliato completamente opposta, magari portandolo ad abbandonare definitivamente gli studi. Il problema, in casi come questo, non risiede nella qualità della ricetta o del consiglio, ma nelle dinamiche che intercorrono nei sistemi complessi.

Una situazione analoga potrebbe verificarsi applicando i principi del benchmarking. Individuare le prassi e le politiche migliori per fronteggiare una determinata problematica ha il sicuro effetto di aver accresciuto le competenze dell’azienda, ma non di aver risolto il problema. Una volta messo in atto, questo processo, sulla carta altamente efficace, si potrebbero infatti verificare una serie di reazioni molto lontane dall’output previsto. Sono anni, ad esempio, che molte aziende, nei settori più diversi, tentano di imitare il famoso “modello Toyota”, ma i risultati che molto spesso hanno ottenuto sono ben lontani dai risultati stabilmente positivi ottenuti dalla casa automobilistica giapponese. La ragione risiede, appunto, nel fenomeno del’isteresi. Adottare un approccio di successo, attraverso un’attività di benchmarking, non porta necessariamente a un risultato di successo. Per di più elimina nell’impresa la propensione all’esplorazione, la ricerca interna di nuove strade, la valorizzazione delle idee di chi è inserito in quel particolare contesto organizzativo. In sostanza, va bene qualche volta ricorrere al benchmarking, siano sempre però ben presente due aspetti importanti: il successo di questa attività dipende soprattutto dalla comprensione delle dinamiche che possono emergere dall’adozione dello stesso approccio in un contesto differente (storia, cultura e condizioni di mercato) e, in secondo luogo, che di imitazione stiamo pur sempre parlando, non di innovazione.

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2 thoughts on “Benchmarking? Anche no…

  1. Non posso che essere d’accordo con quanto scritto. Però, fare benchmarking dopo il processo creativo al fine di verificare se qualcun’altro ha avuto la stessa idea e quindi per superarla, abbandonarla o per evitare gli stessi errori può essere utile.

  2. Sono d’accordo, in questo modo si preserva il processo creativo interno e si lavora sulla sostenibilità e la robustezza dell’innovazione attraverso un cofronto con l’esterno.
    Grazie dell’intervento

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