Dal “ma-anchismo” al pensiero complesso il passo può essere breve

VeltroniOra che Walter Veltroni non è più il capo dell’opposizione e che è praticamente scomparso dai media possiamo parlarne senza il rischio di essere interpretati come propugnatori di spot elettorali. Ai fini di questo post, non mi interessa il Veltroni politico ed ex capo dell’opposizione, né intendo dare giudizi sul suo operato (anche se ho un’opinione molto chiara), quello che mi interessa è riprendere il suo famoso approccio “ma anche”, altrimenti detto “ma-anchismo”. Non so se tutto sia partito da un suo “tic” dialettico inconsapevole”, dal tentativo di contenere all’interno del PD anime tra loro molto diverse senza suscitare eccessivi conflitti, o da una scelta ponderata e consapevole, sta di fatto che la campagna elettorale dello scorso anno è stata fortemente contrassegnata dalla tendenza del leader dell’opposizione di non escludere fatti e argomentazioni contrapposte, bensì di abbracciarli, di interconnetterli: da qui slogan come “immigrazione, ma anche rispetto delle regole”, “competizione, ma anche solidarietà”, “lotta all’evasione, ma anche semplificazione fiscale”, “imprese ma anche lavoratori”, ecc.

Per queste sue uscite è stato a lungo sbeffeggiato e oggetto di satira politica. Ripeto, non mi interessa entrare nel merito delle “ricette” politiche veltroniane. Quello che a cui tengo è sottolineare che il “ma-anchismo” può essere tutt’altro che un modo di parlare naif di un leader politico o una scappatoia per non scegliere. E’tipico della nostra cultura occidentale adottare un approccio decisionale o/o, mercato o solidarietà, bianco o nero, ecc. Tutto ciò che è sfumato è considerato debole, confuso, incoerente. Non in tutte le  culture si ha questa concezione, si pensi ad esempio alla cultura cinese, al taoismo in particolare.

Anche la cosiddetta “logica fuzzy” smentisce l’imperativo della scelta dicotomica e evidenzia l’importanza delle sfumature. L’approccio e/e (detto volgarmente ma-anchismo) è anche alla base del pensiero complesso che impone di abbandonare la disgiunzione e la separazione come basi decisionali, in favore della congiunzione, dell’integrazione. Il pensiero complesso impone una non-scelta tra aspetti apparentemente opposti perché riconosce che tali temi non sono affatto separati, bensì interconnessi e quindi, ai fini di una corretta decisione è più proficuo adottare un pensiero sfumato che congiunge gli opposti piuttosto che uno che li separa nettamente e li dicotomizza. Abbiamo avuto personaggi pubblici di altissimo livello che hanno dato prova di quali conseguenze negative si possono avere applicando il pensiero dicotomico. Penso in primis alla reazione che ha avuto George W. Bush dopo l’attacco dell11 settembre: “o con noi o conto di noi”. La sua idea della guerra preventiva del bene contro il male ha provocato conseguenze globali che stiamo ancora pagando in termini di pace, stabilità globale, odio, mancanza di dialogo e fiducia tra i popoli. Come scrive Edgar Morin, uno dei padri del pensiero complesso: “la semplicità ci ingiunge di scegliere uno dei due sistemi di riferimento: ordine/organizzazione o disordine. Ma la complessità non ci dimostra forse che, soprattutto, non bisogna scegliere? Un pensiero scorretto, un pensiero mutilato, può condurre a conseguenze disastrose.”

Il ma-anchismo tanto vituperato, può quindi essere una facile strada per non scegliere, ma può anche essere una nuova strada per affrontare problemi che in una società sempre più complessa sono diventati globali, interconnessi e transazionali. Il fatto che tra i soci fondatori del PD ci sia anche Mauro Ceruti (uno dei pionieri in Italia del pensiero complesso) mi induce a pensare ( o a sperare) che il ma–anchismo sia qualcosa di più di un semplice vezzo dialettico.

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4 thoughts on “Dal “ma-anchismo” al pensiero complesso il passo può essere breve

  1. Con la mia consueta pedanteria 🙂 (ma tu sei il padrone di casa e dunque devi sopportarmi, no?), vorrei fare una precisazione sul retroterra.

    La logica a più valori (ossia non solo “vero” e falso”) non nasce né con Veltroni (:-)) né con Morin, ma addirittura in un commento che Aristotele fece nella sua Metafisica, riconoscendo l’inadeguatezza del principio di bivalenza.

    Aristotele però non ebbe tempo di sviluppare il concetto, essendo troppo preso dalla messa a punto della logica binaria. Infatti, come scrisse anche Platone nel Sofista, «Prima di affrontare i problemi grandi e difficili, bisogna risolvere quelli piccoli e facili».

    Naturalmente, la logica aristotelica non è affatto facile per le persone comuni! Io mi accontenterei che Veltroni, i suoi collaboratori e chiunque altro abbia responsabilità direttive la applicasse almeno un pochino, ma capisco che la cosa possa riuscir loro ardua.

    La logica a più valori (di cui la fuzzy logic è un’applicazione ingegneristica) cominciò a essere sviluppata da George Boole (1850) e poi soprattutto, tra gli altri, da Jan Lukasiewicz (1920), Alfred Tarski (1936), Steve Kleene (1946).

    Alcune teorie della logica a più valori (che ormai ammette INFINITI valori di verità), comprendono la logica aristotelica come caso speciale, un po’ come la teoria della relatività fa con la meccanica newtoniana.

    Ma io mi accontenterei che si frequentasse, si conoscesse e si applicasse la buona vecchia logica aristotelica. Troppo comodo dire “tertium datur”, quando non si padroneggiano neppure le connessioni fra i due termini principali del discorso… 🙂

    Non do torto a Morin (e dunque, neppure a te): però se lui si fosse studiato la nultivalued logic, il suo pensiero complesso mi sarebbe suonato più convincente.

  2. Bé certo, c’è sempre qualcuno che ha detto qualcosa prima. Se vogliamo andare a prendere il pelo nell’uovo, allora tutto partì anche prima di Aristotele, con Eraclito che disse che una cosa esiste, non contro il suo opposto, ma grazie al suo opposto, quindi l’opposto è parte integrante della cosa in sé. In questa dualità, questa guerra fra i contrari, Eraclito ci vedeva il logos, la legge universale della Natura.
    Sul padroneggiare la logica classica, prima del pensiero complesso, sono d’accordo con te.

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