Letture – The Wisdom of Crowds

The Wisdom of Crowds – James Surowiecki

wisdom-ofThe Wisdom of Crowds  di James Surowiecki è un libro davvero interessante. La sua tesi è semplice, quanto rivoluzionaria: basta con la caccia agli esperti per risolvere determinati problemi., una folla sufficientemente eterogenea può giungere a soluzioni migliori e più efficaci.

Dopo anni in cui lo studio più citato sulla psicologia delle folle è stato quello di Gustave Le Bon (“le folle non possono mai compiere azioni che richiedono un alto grado di intelligenza e sono sempre intellettualmente inferiori a un individuo isolato”), il testo di Surowiecki rappresenta una vera novità.

L’autore cita molti esempi di situazioni in cui la folla ha avuto una performance stupefacente. Il primo – e più famoso esperimento citato – è quello di Francis Galton che fece scommettere gli spettatori di una fiera del bestiame sul peso che avrebbe avuto un manzo una volta macellato.  Galton pensava che la media delle risposte sarebbe stata del tutto sbagliata. In realtà la folla aveva ipotizzato che il peso del bue sarebbe stato di 1197 libbre e dopo essere stato macellato il bue pesava 1198 libbre.

Un altro esempio famoso è quello di delle palline nel barattolo di vetro. Il professore di Economia Jack Treynor chiese ai suoi studenti di stimare quante palline contenesse un barattolo. Il recipiente conteneva 850 palline e la stima del gruppo fu di 871. Soltanto uno dei 56 partecipanti si era avvicinato di più. “Se organizzassimo” –scrive Surowiecki –  “dieci esperimenti diversi con barattoli di palline, è probabile che ogni volta uno o due studenti supererebbero il gruppo. Ma non sarebbero sempre gli stessi. Nel corso dei 10 esperimenti la performance del gruppo sarebbe sicuramente la migliore”. Seguono molti altri esempi e casi interessanti.

Le condizioni identificate da Surowiecki per ottenere questo tipo di risultati dai grandi gruppi sono una grande diversità ed eterogeneità del gruppo e una decisa indipendenza delle scelte individuali. Il grande nemico, al contrario è il cosiddetto “groupthink”, la ricerca del conformismo e la dissuasione del dissenso.

Tra le parti più interessanti del libro segnalo l’importanza dell’esplorazione e della ridondanza cognitiva per il problem solving, gli esperimenti sulle dinamiche di auto-organizzazione attraverso logiche dal basso, e il ruolo dei prediction market per la presa delle decisioni strategiche complesse all’interno delle organizzazioni.

Queste le parole di Surowiecki sui prediction market: “Le decisioni strategiche che devono prendere le aziende sono di una complessità sbalorditiva.  Più potere si attribuisce ad un singolo individuo in una situazione complessa e incerta, più probabile che verranno prese le decisioni sbagliate. Di conseguenza, le aziende hanno tutto l’interesse a considerare il superamento della logica gerarchica una possibile soluzione ai loro problemi. All’interno d un’organizzazione il flusso delle informazioni non dovrebbe essere deciso dall’alto. Le aziende potrebbero sfruttare la saggezza collettiva – per esempio usando i prediction market interni – ogni volta che vogliono fare previsioni per il futuro o valutare le probabilità di una strategia. Le aziende sono stranamente riluttanti a usare le borse interne, eppure sarebbero molto utili. Alla fine degli anni ’90 sperimentò i mercati artificiali per prevedere le vendite delle stampanti. Alcuni dipendenti, scelti in vari reparti dell’azienda per garantire la diversità del mercato, dovevano acquistare e vendere le azioni HP in base a quelle che ritenevano sarebbero state le vendite nel mese o nel trimestre successivo. Il numero delle persone coinvolte era ristretto (dalle 20 alle 30), ogni mercato era attivo solo per una settimana e le transazioni avvenivano all’ora di pranzo e alla sera. Nel corso di 3 anni, le previsioni del mercato si rivelarono migliori di quelle della compagnia nel 75% dei casi. Per un’azienda i prediction market sono molto utili perché aggirano i problemi che impediscono il flusso delle informazioni, le lotte politiche interne, il servilismo e la confusione tra status e competenza. Inoltre sono anonimi, suggeriscono soluzioni relativamente chiare e incoraggiano le persone a scoprire informazioni e a sfruttarle.

In un’azienda le decisioni più importanti dovrebbero essere influenzate – non prese – dai prediction market.”

Per concludere, vi consiglio di leggere The Wisdom of Crowds. E’ uno di quei libri con i quali si può non essere d’accordo, ma ha l’indubbio merito di far pensare e di arricchire il proprio punto di vista. L’unico neo – se proprio ne vogliamo trovare uno – è che la tesi fondamentale dell’intero libro e gli esempi più importanti sono concentrati nelle prime pagine. Il resto del libro, arricchisce di aneddoti e casi ma, di fatto, non fa altro che confermare i contenuti del capitolo iniziale (l’introduzione). In qualche passaggio (raro), questa scelta editoriale appesantisce un po’ la lettura: è come conoscere il nome dell’assassino nelle prime pagine di un libro giallo.

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2 thoughts on “Letture – The Wisdom of Crowds

  1. Sono da anni un ammiratore di JS per le sue “financial pages” sul New Yorker. In “Wisdom of Crowds”, invece, mi ha convinto meno.

    Ho trovato che il libro, noiosetto, potesse essere accorciato di un 30-40% (ma questo è quel che mi scopro a pensare della maggior parte dei libri di saggistica che leggo. Anche in “Moby Dick” o nel “Chisciotte” ci sono alcune centinaia di pagine non indispensabili: ma sono piene di felicità!).

    Inoltre, Surowiecki è sempre molto documentato e la scelta editoriale fatta, consistente nel non inserire le note (“per non appesantire”, come amano dire gli editori sciocchi) e di schiaffare tutta la letteratura a supporto –senza alcun riferimento puntuale al testo– in fondo ai capitoli mi ha mustruosamente appesantito la lettura. [NB: Almeno, così era fatta l’edizione paperback americana che io lessi]

    E, come al solito, the devil is in the details… Per esempio, JS relega in una nota in corpo 7 la discussione dei predictive markets, che invece è attivissima in sede accademica. È, come suo solito, onesto quanto basta per ammettere che vi sia una controversia e anche una spiegazione semplice e non sexy come la sua ai risultati dei predictive markets (che non sarebbe dovuta alla saggezza dei molti bensì alle correzioni di tendenza applicate da pochi esperti): ma questo punto avrebbe decisamente meritato il corpo del testo e non una nota!!

    Il supporto scientifico alle affermazioni di JS, poi, in molti casi mi è apparso deboluccio. E molti degli esempi (a cominciare da quello di Galton) poco convincenti.

    Infine, secondo me JS avrebbe potuto 150 pagine di ridondanze e inserirne, invece, 50-70 per definire meglio le classi di problemi ai quali si applicherebbe la saggezza delle masse. Essi restano, invece, troppo indefiniti affinché ci si possa imbastire sopra una discussione definitiva sulla sola scorta del libro di JS.

    Nel complesso, tuttavia, le tesi sono molto intriganti. Questo libro meritava di essere scritto.

    PS: il libro è ormai vecchio di 5 anni e non è più vero che le aziende sono riluttanti ad adottare i prediction market. Al mio recente master alla IULM ho presentato numerosi esempi concreti (americani).

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