Letture Congetture e Confutazioni

Congetture e Confutazioni – Karl R. Popper

g_8815128042gCongetture e confutazioni raccoglie una serie di saggi e conferenze di Karl Popper che ben ne presentano il pensiero in materia di filosofia della scienza. E’ un libro di 700 pagine che si legge in un batter d’occhio. Gli argomenti, pur con qualche ripetizione tra i tanti saggi, sono estremamente interessanti, così come gli esempi e i ragionamenti del filosofo austriaco, pungenti, ironici e profondi.

E’ un testo che “straconsiglio” a tutti coloro che sono interessati a temi e concetti come verità, conoscenza scientifica, razionalità, previsione e determinismo, fonti della conoscenza. Questi argomenti sono toccati all’interno di venti saggi di lunghezza variabile tra le 25 e le 60 pagine e questo consente un continuo cambio di ritmo, riflessioni in campi del sapere molto eterogenei e, di conseguenza, un’attenzione del lettore quasi sempre alta. A ciò si aggiunge l’usuale scrittura chiara e pragmatica di Popper.

Le domande che fanno da sfondo a molte pagine di Congetture e Confutazioni sono: “Quando è possibile considerare scientifica una teoria?” e “Come distinguere tra scienza e pseudoscienza?” Come noto, Popper non accetta la tradizionale risposta empirista in base alla quale la scienza si differenzia dalla pseudoscienza attraverso il metodo induttivo procedendo dall’osservazione all’esperimento. Questa insoddisfazione porta il filosofo austriaco a giungere ad una risposta diversa da quella comunemente accettata: Secondo Popper una teoria che non può essere confutata non è scientifica, quindi l’inconfutabilità di una teoria non è un pregio, come spesso si crede, bensì un difetto, una prova della sua non-scientificità. Conseguentemente, una teoria per dirsi scientifica deve essere falsificabile. In questo senso, ecco che la teoria di Einstein è scientifica in quanto falsificabile, mentre l’astrologia, il marxismo e le teorie psicanalitiche di Freud e Adler non lo sono.

Popper smonta la convinzione che la scienza proceda dall’osservazione alla teoria. Ecco le sue parole: “Venticinque anni or sono, cercai di far capire questo punto a un gruppo di studenti di fisica, a Vienna, incominciando la lezione con le seguenti istruzioni: ”prendete carta e matita; osservate attentamente e registrate quel che avete osservato!” Essi chiesero, naturalmente, che cosa volevo che osservassero. E’ chiaro che il precetto “osservate!” è assurdo (…). L’osservazione è sempre selettiva. Essa ha sempre bisogno di un oggetto determinato, di uno scopo preciso, di un punto di vista, di un problema (…). E’ certo vero che qualsiasi particolare ipotesi sarà stata preceduta da osservazioni. Queste osservazioni, tuttavia, a loro volta presuppongono un quadro di riferimento: un insieme di aspettazioni o di teorie.”

All’interno del saggio intitolato “La natura dei problemi filosofici” Popper sottolinea un punto molto sensibile per tutti coloro che sono interessati al tema della complessità: i limiti del sapere disciplinare. Emblematica di questa riflessione è la sua affermazione: “Noi non siamo studiosi di certe materie, bensì di problemi. E i problemi possono passare attraverso i confini di qualsiasi materia o disciplina.”

Particolarmente interessante ho trovato la critica che Popper muove a Wittgenstein. Avevo letto qualche anno fa un libro che riportava la celebre lite avvenuta a Cambridge tra i due filosofi, in cui pare che l’inglese sia arrivato a scagliare un attizzatoio contro Popper (“La lite di Cambridge”, Garzanti) e ho trovato affascinante ripercorrere il pensiero di Popper contro Wittgenstein dal suo personale punto di vista. Come noto, per Wittgenstein tutti i problemi genuini sono problemi scientifici, mentre i presunti problemi della filosofia sono pseudo-problemi. Questi non sono falsi, altrimenti, il loro contrario equivarrebbe ad una teoria vera, ma equivalgono, secondo il filosofo inglese, a combinazioni di parole del tutto prive di significato, o “non dotate di più significato dello sconnesso borbottio del bambino che non ha ancora imparato a parlare correttamente” (pag. 120).

Popper prova a confutare la tesi di Wittgenstein prendendone in parte le difese, ad esempio dandogli ragione su una certa tendenza della filosofia a filosofeggiare e a perdere il contatto con i problemi reali. Il punto finale di questa ampia ed eterogenea riflessione sul pensiero di Wittgenstein è il seguente: è vero che non esistono pensieri filosofici puri, poiché più il problema filosofico diventa “puro” più si rischia di degenerare nel vuoto verbalismo. E’ altrettanto vero, però, che non esistono soltanto problemi scientifici genuini, ma anche problemi filosofici genuini. Le soluzioni ai problemi, per Popper, possono passare attraverso i confini di numerose discipline e scienze. Un problema, quindi, può dirsi giustamente filosofico se, pur essendo sorto originariamente in connessione con la fisica atomica, risulta essere più strettamente legato a problemi e teorie che sono stati discussi dai filosofi, piuttosto che a teorie trattate dai fisici.

In fondo, ciò che sta accadendo con il tema della complessità è proprio questo. La complessità nasce in ambito scientifico e, nel tempo, assume connotati filosofici. Se ci fermiamo al pensiero di Wittgenstein, dovremmo pensare che questa “filosofizzazione” della complessità sia un sinonimo di banalizzazione e di inutile e vuoto verbalismo. Se, invece, sposiamo le tesi di Popper, il far rientrare la complessità tra i temi filosofici non determina affatto lo scadere della discussione (esistono problemi filosofici genuini), bensì porta ad un ampliamento del perimetro di influenza di questo concetto in ambiti epistemologici molto diversi e più ampi rispetto a quelli di partenza.

Non è difficile intuire quale sia la mia posizione al riguardo.

Annunci

13 thoughts on “Letture Congetture e Confutazioni

  1. Poiché preferisco leggere la scienza che non “di” scienza, conosco poco Popper così come tutti gli epistemologi. Tuttavia, che l’induzione non sia «la» radice del metodo scientifico a me è parso ovvio sin dalle prime lezioni all’università. Che le teorie scientifiche siano falsificabili e che la falsificabilità possa essere assunta a discrimine (certo non il solo) tra scientificità e ascientificità, anche questo mi suona ovvio dal 1974. (Forse qualcuno dei miei prof di fisica propugnava idee di Popper: chissà!).

    Quel che più conta, è che nell’ambiente scientifico non ho mai incontrato né letto nessuno che si discostasse da quelle consapevolezze.
    Trovo dunque strano che tu parli di convinzioni diffuse the Popper avrebbe scalzato: forse erano diffuse prima di Popper, non so… (Alcune sono diffuse ancora oggi, sui rotocalchi e nella letteratura “pop”, dove si pensa che scienza significhi conoscenza immutabile. Ma non credo che dobbiamo scomodare Popper per dar contro ai somari).

    Naturalmente, ahinoi, la filosofia non è falsificabile… E infatti tanti si sono scagliati contro le visioni di Popper, compreso il suo allievo Feyerabend. (Anche Kuhn, che tu citi spesso, dice cose molto diverse, o no?).

    Ciao. Paolo

  2. NB: Sia chiaro che dal mio punto di vista la filosofia non è affatto DIMINUITA dal suo non essere falsificabile. Neppure la “Divina Commedia”, Fabrizio De André, Bob Dylan o la sinfonia “Aus der neuen Welt” sono falsificabili, eppure…!
    Comunque, l’epistemologia è una delle branche filosofiche che non amo.

  3. Questo libro raccoglie saggi e conferenze tenute da Popper dai primi anni ’40 al 1960. Gran parte delle considerazioni che Popper fa all’interno di “Congetture e Confutazioni” sono già state pubblicate nella sua opera “La logica della scoperta scientifica” del 1934. Il fatto che tu dia per scontate oggi (o nel 1974) le conclusioni di Popper dimostra quanto il filosofo austriaco abbia influenzato filosofia, epistemologia e scienza del XX secolo. Sai meglio di me che tutto ciò che oggi ci appare ovvio e scontato non appariva così prima che qualcuno ce lo abbia insegnato e abbia illuminato le nostre menti.
    La battaglia che ha fatto Popper contro l’empirismo, che pretendeva di far derivare la conoscenza scientifica dall’osservazione, a quei tempi non mi sembrava così banale. Non dimenticarti che una svolta decisiva nella scienza si è avuta con Francis Bacon (uno dei padri della rivoluzione scientifica), empirista e propugnatore del metodo induttivo come base del metodo scientifico.
    Forse è vero che oggi nella comunità scientifica tutti per danno per scontate le idee di Popper, ma, secondo me, questo non fa altro che dare valore e peso al contributo del filosofo austriaco e a dimostrare quanto la filosofia (pur non falsificabile) possa dare un contributo fondamenale all’evoluzione scientifica. Ciao Paolo

  4. Storicizzando in questo modo, mi quadra tutto quanto e sono d’accordo con te. Del resto, ai tempi suoi, aveva ragione anche Bacon, che scardinava l’atteggiamento dei Greci, i quali non osservavano la natura ma congetturavano esclusivamente in modo deduttivo.

    Non so, tuttavia, se abbia senso parlare di «contributo della filosofia all’evoluzione scientifica». La ricerca scientifica continua per conto suo, e gli epistemologi sistematizzano ex-post cose che sono già accadute o stanno accadendo. Esattamente come gli storici con la storia, ci aiutano a capire la disciplina oggetto del loro lavoro, ma non la modificano.

    Il che non deve suonare diminutivo del pensiero liberamente speculativo, dal quale io non pretendo fini utilitaristici.

  5. Certamente anche Bacon aveva ragione ai suoi tempi e ha determinato un’importante svolta nel metodo scientifico e quindi è giusto storicizzare. Sul contributo dell’epistemologia, invece, la vediamo diversamente. Sicuramente, spesso gli epistemologi sistematizzano ex-post ciò che nelle scienze è già accaduto, ma non sempre è così. Personalmente sono dell’idea che ci sono stati grandi filosofi della scienza che sono tali proprio perchè non hanno solo sistematizzato ex-post, bensì hanno fornito nuove riflessioni e chiavi di lettura che hanno influenzato, più o meno coscientemente, il lavoro degli scienziati. D’altra parte lo stesso Bacon non era esattamente uno scienziato. Ha fatto studi di legge e giurisprudenza e ha speso gran parte della sua vita in politica.

  6. Ma certo. Del resto la suddivisione tra “filosofia” e “scienza” è, in linea di principio, solo un artificio buono per classificare i libri o assegnare le cattedre a scuola.

    Il sapere vero non è fatto a compartimenti stagni. E gli scienziati che non sanno riflettere sui fondamenti, così come i filosofi che non conoscono un po’ di scienza di prima mano, sono studiosi magari anche valenti e utili, però inevitabilmente di serie B.

    Io conosco professori ordinari di facoltà tecnico-scientifiche odierne che non supererebbero l’esame di Analisi Matematica 1 in una facoltà universitaria seria, e filosofi del diritto (come un mio amico di Casteggio scomparso recentemente) che possono leggere nel testo la dimostrazione di Wiles dell’ultimo teorema di Fermat (150 pagine di matematiche superiori).

    Il mondo, però, è pieno zeppo di cialtroni, che si fingono questo e quello, e dobbiamo ammettere che è più facile fingersi filosofi che non scienziati. Se Tizio si finge scienziato, lo sottoponiamo a un compito in classe di 1 ora e lo smascheriamo; ma se Cacciari o Buttiglione si fingono filosofi, non esiste un metodo per smascherarli. Chiunque può filosofeggiare vanamente e agli altri non resta che esprimere giudizi qualitativi, per definizione opinabili… (È, per l’appunto, un contesto “non falsificabile”).

    Alla verifica dei fatti, solo l’1% dei filosofi capiscono di scienza, mentre una percentuale 10 o forse 20 volte superiore di scienziati frequentano e capiscono la filosofia. Il problema delle “due culture” è soprattutto un problema di scarsa cultura scientifica.

  7. Su questo sono completamente d’accordo con te. Vale la pena sottolineare la notizia di oggi: + 70% di iscritti alla facoltà di matematica dal 2004 ad oggi. Come si è espresso Odifreddi: “La matematica oggi attrae perché risponde ad una domanda di verità”. Se ci fermassimo a questa notizia ci sarebbe da ben sperare…

  8. Sì, sì, hai ragione: fermiamoci lì e speriamo…!

    In realtà, i numeri sono contradditori e, in ogni caso, le grandezze molto piccole possono facilmente andare soggette a grandi spostamenti percentuali.

    Inoltre, nelle facoltà universitarie è in atto un gioco pericoloso: incoraggiare i ragazzi a iscriversi e poi a restare per non perdere cattedre e finanziamenti e, in generale, punteggio nelle metriche ministeriali. Questo implica promuovere, promuovere, promuovere. Stiamo così sfornando somari (matematici compresi, sospetto) a velocità supersonica…

  9. Sono studente di chimica farmaceutica. Complimenti, bel post…quando finirò kant, comincerò a leggere popper. Anche se penso che rispetto a kant popper sarà probabilmente autore di grande valore epistemologico, ma molto limitato dal punto di speculativo. Sono d’accordo con Paolo Magrassi quando dice “Il che non deve suonare diminutivo del pensiero liberamente speculativo, dal quale io non pretendo fini utilitaristici.” Il problema è che un pensiero anche moderatamente speculativo, oggi non è attualizzabile nella società, specialmente se studi in ambito scientifico. La razionalità è usata solo per risolvere problemi, per cui chi la usa ANCHE per altro si trova come un pesce fuor d’acqua. E’ popper è gia meglio di altri, perché lui almeno il vocabolo razionalità lo conosce bene.

    Il mio blog è :
    piergiorgioblog.blogspot.com

  10. Grazie del commento Piergiorgio. Sicuramente troverai in Popper molto meno di quanto hai trovato in Kant e d’altra parte stiamo parlando di uno dei maggiori filosofi occidentali. Ciò che io apprezzo in Popper è il suo tentativo di far da ponte tra scienza e filosofia e di chiarire cosa significa “scientifico” e cosa significa “vero”. Non ultimo, apprezzo la sua chiarezza di scrittura, aspetto in cui Kant certo non primeggiava.
    Ho guardato velocemente il tuo blog e ti faccio i miei complimenti. Ci sono pochi studenti di facoltà scientifiche che hanno i tuoi interessi e passioni in campi talvolta considerati “lontani” come quelli della filosofia e della sociologia.
    Seguirò il tuo blog con grande piacere. Ciao
    Alessandro

  11. Anch’io applaudo all’eclettismo e alla profondità di Piergiorgio, anche se la sua scrittura, ahinoi, non è meno ardua di quella di Kant :-))

    Contesto, invece, l’affermazione di Alessandro, che nelle facoltà scientifiche siano rari gli studenti colti. Al contrario, le persone più colte, ossia a 360 gradi e non solo strettamente “umaniste” o “tecniche”, si trovano più spesso colà. Ed è proprio questo il problema delle Due Culture: che gli umanisti nel 99% dei casi non sanno nulla di scienza.

  12. Touché! Dovevo immaginare che la mia affermazione non sarebbe passata inosservata.
    Devo darti ragione, molto probabilmente sono molto meno gli studenti di facoltà “umaniste” che masticano di scienza e ne sono appassionati. Mentre una maggiore contaminazione tra le due scienze è più frequente (anche se non esclusiva) tra chi studia le scienze “hard”.
    Ho scritto a Piergiorgio che ci sono pochi studenti di facoltà scientifiche che hanno interessi nelle scienze soft perchè lui è iscritto a chimica farmaceutica, però in questo modo ho generalizzato e me ne scuso. Bravo Paolo, come al solito attentissimo!

  13. Si, non tutti i chimici si pongono interrogativi sul senso del conoscere. Magari nelle facoltà di fisica le cose sono leggermente diverse. Comunque vi ringrazio entrambi dei complimenti e dell’attenzione… Non mancherò di seguirvi (ed eventualmente di commentare) su questo blog, dove trovo post interessanti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...