Leader o manager? Una discussione sterile

stop“It’s widely believed that the activities of leaders and managers are diametrically opposed to one another. For example, leaders overcome circumstances, but managers just give into them; leaders look at the evidence before making a decision, but managers only do what they’re told; leaders do the right things, but managers do them in the right way.”(…)

Iniziava in questo modo una discussione promossa da Bruce Hoag su “Leadership Think Tank”, un gruppo   su Linkedin di cui sono membro. Mi ci sono imbattuto in un pomeriggio piovoso durante la mie vacanze estive al mare e non ho saputo resistere alla tentazione di partecipare alla discussione. Il mio intervento cominciava con queste parole: “Please stop with the old dichotomy leader vs managers…”  e, pur non essendo molto apprezzato dal promotore, l’intervento ha suscitato una bella discussione in rete.

A mio parere si continua a discutere su un falso problema. E’ stato Warren Bennis  a proporre, in un suo celebre libro, “On Becoming a Leader”, la differenza tra  leader e manager e, da più di vent’anni, continuiamo a disquisire sulle differenze che esisterebbe tra queste due figure in azienda. Per Bennis è possibile distinguere leader e manager in questo modo:

  • Il manager amministra, il leader innova.
  • Il manager è una copia, il leader è l’originale.
  • Il manager mantiene, il leader sviluppa.
  • Il manager si concentra su sistemi e struttura, il leader si concentra sulle persone.
  • Il manager si affida al controllo, il leader ispira fiducia.
  • Il manager ha una visione a breve termine, il leader ha una prospettiva di lungo periodo.
  • Il manager chiede come e quando, il leader chiede cosa e perché.
  • Il manager guarda sempre agli utili e alle perdite, il leader guarda sempre all’orizzonte.
  • Il manager imita, il leader crea.
  • Il manager accetta lo status quo, il leader lo sfida.
  • Il manager è il classico bravo soldatino, il leader è indipendente.
  • Il manager fa le cose bene, il leader fa le cose giuste.

Nel mio intervento su Leadership Think Tank ho fatto una domanda al promotore e alle persone che partecipavano attivamente alla discussione: “Se voi foste alla guida di un’azienda, siete sicuri di voler dar mandato ad un cacciatore di teste di ricercare un manager per la vostra azienda che amministri senza innovare, sia  una copia di qualcun altro, si limiti a mantenere lo status quo senza mai proporre alcuna innovazione, si affidi al controllo senza ispirare fiducia, abbia una visione a breve termine e si limiti a fare il bravo soldatino? E davvero siete pronti ad assumerlo e a pagarlo?”

Probabilmente venti anni fa un manager del genere poteva anche trovare un suo spazio in azienda, ma oggi nessuna persona con simili caratteristiche sarebbe ben visto all’interno di un’organizzazione, men che meno se occupa posti di responsabilità e deve gestire un gruppo di persone.

Il dibattito non deve più riguardare, secondo me, la differenza tra un leader e un manager, bensì la differenza tra un buon manager e un cattivo manager. Oggi non è possibile interpretare un ruolo manageriale senza avere doti di leadership (nelle sue diverse forme). Basta quindi con questi vecchi dibattiti, parliamo di ciò che rende un manager un buon manager.

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