Letture – Trasparenza

trasparenzaTrasparenza è un libretto di poco più di 100 pagine che contiene tre saggi sul tema. Pur essendo Warren Bennis il padre di questa pubblicazione (la prefazione e due saggi su tre sono firmati da lui singolarmente o come coautore), nell’edizione italiana il suo nome in copertina compare, per ragioni commerciali, dopo quello di Daniel Goleman (che probabilmente ha contribuito al libro per non più di 10 pagine).

Il libro si legge in un attimo. E’ scritto in maniera scorrevole e discorsiva e, in alcune parti, assomiglia più a un testo sbobinato di una conferenza che ad un saggio vero e proprio. Alla base del ragionamento degli autori vi è la considerazione che, non solo non sia più conveniente tenere nascoste verità scomode o dannose, ma che questo non sia più neanche possibile grazie ad internet e alla facilità e velocità con cui le informazioni possono viaggiare nella blogosfera.

Uno degli esempi che fanno gli autori riguarda la Marina degli Stati Uniti. Nel 1967 la Marina ha iniziato gli scavi per un gruppo di 4 edifici a forma di L a San Diego, nella base di Coronado. In seguito, qualcuno fece notare che, dall’alto, la forma degli edifici ricordava purtroppo una svastica.

Gli ammiragli, dal momento che si trovavano in una zona vietata ai civili, decisero di tacere. Tutto andò per il meglio per 40 anni dopodiché  alcune persone scoprirono il complesso a forma di svastica nelle immagini via satellite divulgate da Google Earth. Nel 2006 i pettegolezzi si diffusero nella blogosfera e arrivarono un parlamentare di nome Susan Davis e a un giornalista del Los Angeles Times e, nel 2007, la Marina annunciò di essere pronta a stanziare 600.000 dollari per modificare il paesaggio e il tetto degli edifici. Come disse un portavoce della base militare, “ Dovete tenere presente che non avevamo internet, negli anni ’60.”

La parte più interessante del libro – e non poteva essere diversamente – vista l’autorevolezza di Bennis sul tema – riguarda la relazione tra leadership e trasparenza.

Un caso positivo di leader che usa la trasparenza come filosofia di gestione riguarda l’Amministratore Delegato di Whole Foods, John Mackey che ha una politica di “nessun segreto”, includendo in essa la pubblicazione delle retribuzioni di tutti i dipendenti.

Un secondo caso citato riguarda Robert Galvin, CEO di Motorola negli anni ’80. Gli autori raccontano di un giovane dirigente di medio livello che incontrando Galvin disse: “Bob, ho sentito cosa hai detto stamattina e credo che tu abbia torto marcio. Ho anche intenzione di dimostrarlo; ho intenzione di impallinarti”. Detto questo, il giovane se ne andò e Galvin, allegro e sorridente, si rivolse al suo scioccato accompagnatore dicendo : “Ecco come abbiamo messo fine alla supremazia di Texas Instrument nei semiconduttori”. Un bell’esempio di leader che vuole evitare di circondarsi di “yes man” in azienda.

Non mancano, altresì gli esempi negativi. Due sono particolarmente gustosi.

Il primo riguarda l’ex segretario alla difesa Americana Donald Rumsfeld. Nel suo saggio, James O’Toole ricorda quando osò mettere in discussione un’asserzione di Rumsfeld durante un seminario in cui parteciparono negli anni ’90, quando lui era al vertice di una grande impresa. Reagì prendendosela incredibilmente gridando. “Nessuno mette in dubbio ciò che dico! Ha capito?” E aggiunse:  “Non sbaglio mai”. In seguito O’Toole seppe che tentò anche di farlo licenziare. Già negli anni ’90, ben prima della partecipazione al Governo Bush, c’erano quindi già ben evidenti i segnali della totale inadeguatezza di questo personaggio a ricoprire la massima responsabilità militare nel Paese più potente del mondo.

Il secondo esempio negativo riguarda un personaggio che viene spesso citato come l’emblema della leadership di successo, Jack Welch. Personalmente non ho mai amato particolarmente questo “guru” del management, anche se riconosco gli ottimi risultati che ha portato in General Electric.

James O’Toole nel suo saggio conferma – ed è la prima volta che leggo qualcosa di simile – i miei dubbi su Welch. Lo descrive come  un uomo pronto ad alzare la voce ogni volta che un dirigente di GE osava muovergli un’obiezione. In quelle ricostruzioni, i dissidenti erano redarguiti, offesi e maltrattati. Secondo persone che avevano lavorato nelle sua società, alle riunioni Welch era così autoritario che i presenti tremavano. Inoltre, usava la sua intelligenza come un’arma, con cui colpire gli altri quasi fisicamente, con la critica, l’avvilimento, il ridicolo e l’umiliazione.

Se questo è l’esempio di leadership che negli ultimi anni portiamo ai World Business Forum, è sconfortante riconoscere quanto passi in avanti si debbano ancora fare per ridefinire il concetto di leader moderno.

L’ultima parte del libro, scritta da Bennis, è proprio dedicata ad un abbozzo di una nuova forma di leadership. Bennis cita un famoso esperimento del MIT realizzato più di 60 anni fa in cui si dimostra il vantaggio della collaborazione orizzontale rispetto alla catena gerarchica nella risoluzione di problemi complessi e, citando anche Meredith Belbin, un esperto di dinamiche di gruppo, afferma che la classica nozione di leader maschio alfa può sembrarci naturale in quanto primati, ma una sempre più alta interconnessione richiede nuovi modelli, e in particolare, “i sofisticati sistemi interdipendenti degli insetti sociali”. E aggiunge: “Sapere è ancora potere, ma dal momento che il sapere è distribuito più ampiamente, lo stesso vale per il potere che esso produce. L’idea stessa della leadership sta cominciando a cambiare, ora che il potere si democratizza”.

In conclusione, Trasparenza è un libro interessante per passare un’ora in compagnia di un po’ di sano idealismo in campo manageriale. Si esce dalla lettura un po’ rinfrancati sulla reale possibilità di modificare alcune obsolete prassi del management e della leadership. L’effetto svanisce pochi minuti dopo aver riposto il libro negli scaffali della libreria, ma di questi tempi, già questo risultato è tutt’altro che disprezzabile.

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