La gestione autopoietica di un network

copertina_num5Un paio di mesi fa ho scritto un articolo insieme a Massimo Mercati, Direttore Generale di Aboca, per descrivere un interessante caso aziendale (italiano) in cui i principi del management della complessità vengono concretamente adottati. L’articolo, intitolato “La gestione autopoietica di un network: il caso Apoteca Natura è stato pubblicato sull’ultimo numero di Quaderni di Management.

Di seguito l’abstract dell’articolo:

“Negli ultimi anni si sta diffondendo un’ampia ed eterogenea letteratura su complessità e management. Adottare i principi della complessità all’interno di un’organizzazione significa promuovere un radicale cambiamento nella gestione aziendale e nelle prassi di management. Termini come non-linearità, auto-organizzazione, ridondanza, eterarchia, autopoiesi, sono solo alcuni dei concetti legati al management della complessità. Pur essendo ricca di spunti interessanti e innovativi, la letteratura su management e complessità ha indubbiamente un’area di forte debolezza: la mancanza di casi aziendali in cui i principi di base del management della complessità siano concretamente applicati. Questo articolo intende superare questo limite proponendo un caso aziendale reale. Apoteca Natura, oltre ad essere la prima catena mondiale di farmacie specializzata nel “naturale” e nella fitoterapia, rappresenta anche un tentativo concreto di gestire un network con logiche non tradizionali, bensì autopoietiche. La gestione di Apoteca Natura non fa ricorso ai classici approcci top-down che caratterizzano il rapporto tra franchisor e franchisee, bensì privilegia l’evoluzione del network attraverso la logica dell’emergenza dal basso.”

Chi volesse scaricare l’articolo completo può farlo cliccando sul titolo: “La gestione autopoietica di un network: il caso Apoteca Natura.

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3 thoughts on “La gestione autopoietica di un network

  1. alessandro,
    ho letto il tuo articolo su quaderni di management: ben fatto; finalmente un esempio pratico di applicazione dei concetti della complessità al mondo reale
    alberto gandolfi

  2. DISPOSITIVI MEDICI “A BASE VEGETALE” (FORMULATI CON PIANTE MEDICINALI).

    Un dispositivo medico di classe I (autocertificazione) è riconoscibile dalla semplice marcatura CE. Nel caso in cui il marchio CE è accompagnato da un numero di quattro cifre, si intende che il DM è certificato da un Organismo Notificato, identificato dal numero corrispondente (allegato VI D.Lgs. 46/1997 emendato col D.Lgs. 37/2010).

    Per commercializzare un farmaco da banco il titolare deve ottenere l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Questo medicinale può essere prescritto dal medico per portarlo in detrazione del 19% allegando lo scontrino fiscale. Il farmaco da banco può essere oggetto di pubblicità presso il pubblico.

    Alla tv, sui giornali ed in internet noto un proliferare di prodotti dichiarati “dispositivi medici” formulati con piante medicinali (sciroppi per la tosse, tavolette, gel e spray per il mal di gola, antiacidi per il bruciore e mal di stomaco – persino contenenti sodio bicarbonato, con la capacità di reagire con gli acidi! -, ecc.), che dovrebbero agire solo o prevalentemente per effetto meccanico/barriera.
    I prodotti ad uso locale, o sistemico, per la gola o per la tosse, come spray e sciroppi, contengono principi attivi che vanno incontro ad assorbimento. Pertanto, questi prodotti dovrebbero essere classificati all’interno della categoria dei farmaci, ad esempio OTC (farmaci da banco e di cui è possibile fare pubblicità).

    Questi “dispositivi medici a base vegetale”, se marcati CE, credo godano degli stessi benefici dei farmaci da banco: detrazione, pubblicità, ecc.

    Il produttore (non farmaceutico) può commercializzare col marchio CE i dispositivi medici di classe I con una semplice autocertificazione, ritengo:

    1) scansando le relative verifiche dell’AIFA sulla correttezza delle modalità di produzione (il farmaco da banco non può scansarle);

    2) non essendo così assoggettati alla sorveglianza di un organismo notificato (come lo sono invece i dispositivi medici di classe IIa, IIb e III);

    3) eludendo la normativa europea relativa ai medicinali vegetali tradizionali.

    Questo, a mio parere, è uno stratagemma e come consumatore non mi piace per niente.

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