Tra crisi e Borsa non c’è feeling

talebI giornali parlano di crisi, i convegni sulla crisi si sprecano, le imprese sentono la stretta creditizia, il gettito fiscale diminuisce, la disoccupazione cresce, ma le Borse crescono. Da marzo l’Indice FTSE Mib (per prendere un riferimento italiano ma questo riguarda un po’ tutte le principali Borse) è passato da 13.503 punti ai 23.661 di oggi. In sostanza, chi avesse investito 100 euro 8 mesi fa, vedrebbe il suo capitale quasi raddoppiato. E la crisi? Fateci caso, quando si apre la pagina online del Corriere della Sera o de Il Sole 24 Ore sulla parte sinistra spesso compaiono articoli dal tono allarmistico sulla stretta creditizia, l’abbattimento dei consumi e  la crescita della disoccupazione. Sulla destra – dove di solito appaiono gli andamenti della Borsa – quasi sempre accanto ai vari indici compare un numeretto verde in salita. La disoccupazione cresce? E la borsa fa un +1,5%. Fallisce Cit Group, la quinta maggior bancarotta di sempre? E la Borsa sale del 2%.

Di fronte a tanta fiducia borsistica, nasce più di un dubbio. Siamo di fronte all’ennesima bolla? Dobbiamo aspettarci un altro repentino crollo? Se ricordate, poco prima del fallimento di Lehman Brother, i media e gli economisti si affannavano a ripetere che i fondamentali dell’economia erano buoni e saldi. Poi sappiamo come è andata a finire. Ora la situazione è quasi rovesciata. A parte qualche irriducibile ottimista del nostro Governo, i dati economici  che negli ultimi 6-8 ci sono arrivati sono tutt’altro che positivi, però le Borse stanno galoppando a tutta velocità.

Ieri sulla pagina economica del Corriere è stata pubblicata un’intervista a Nicholas Nassim Taleb, l’autore del Cigno Nero, uno dei pochi ad aver previsto la crisi ben prima che si verificasse (nel 2007 scriveva: “Come se non avessimo già abbastanza guai, le banche oggi sono molto più vulnerabili al Cigno nero e alla fallacia ludica, con il loro staff di scienziati che si prendono cura dei rischi (… ) allo stesso modo la Federal Mortgage Association, ente governativo noto come Fanny Mae, in fatto di rischi sembra essere seduto su un barile di dinamite, vulnerabile al minimo sobbalzo. Ma niente paura: il suo staff di scienziati reputa questi eventi improbabili”). Taleb,  al giornalista che gli chiede cosa ne pensa di questo corsa della Borsa, risponde con una risata dicendo: “Altro che uscita dalla crisi, in realtà la crisi è soltanto all’inizio”. Non contento, sottolinea il fatto che dalla crisi non abbiamo imparato nulla, che le banche continuano a fare quello che facevano prima e che il grande rischio che abbiamo di fronte è una forte crescita dell’inflazione.

Lo scenario che dipinge è preoccupante. La domanda finale è: e se avesse ancora ragione lui?

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7 thoughts on “Tra crisi e Borsa non c’è feeling

  1. Secondo me, Ale, questo post è da gufi!

    :-))

    E’ vero che ci sono ancora dei rischi, ma è anche vero che la Borsa (salvo casi eccezionali, come nel 2008) anticipa la congiuntura economica.

    E poiché l’economia non può andare peggio di così, oggi CONVIENE comprare in Borsa: è per questo che gli indici sono saliti.

    Non disponiamo di informazioni credibili che possano indurre a un comportamento diverso.

    E quanto ai menagramo che dicono oggi di aver “previsto” il crollo del 2008, mi fanno ridere a crepapelle come quel tizio che “previde” il terremoto dell’Aquila, sbagliando però e il giorno e la città. Ah ah ah!

    POTRANNO esserci altri crash, e anzi sappiamo che la complessità del sistema li renderà sempre più ravvicinati nel tempo. Ma il recriminare, oggi, sul fatto che la Borsa salga è a mio parere sbagliato e allarmistico.

    A meno che tu non voglia sostenere che adesso tutti debbono comprare solo titoli di Stato e congelare per sempre l’economia…

  2. Paolo, non voglio certamente fare il gufo, però non è pensabile che tutti quelli che sono meno che entusiasticamente ottimisti sull’economia siano solo considerati portasfiga. Io non spero che accada un crollo e non ho affermato che certamente accadrà. Ho solo fatto notare la palese contraddizione che la Borsa negli ultimi 9 mesi sta manifestando nei suoi andamenti. E’ indubbio che rispetto a 9 mesi fa l’economia sia migliorata, ma non è certo migliorata a tal punto da giustificare questa crescita poderosa delle Borse. Se l’economia reale viaggia in tram, l’economia finanziaria viaggia in jet… e la maggiore velocità, si sa, espone al rischio di schiantarsi. Rischio, non certezza, nè augurio.
    Su Taleb, volevo precisare che lui non ha previsto la crisi del 2008, ho usato un termine sbagliato nel mio post. Taleb ha semplicemente scritto che tutti i modelli matematici e statistici che stavano usando le istituzioni finanziarie per giustificare i rischi che stavano correndo erano profondamente viziati perchè non tenevano conto di quello che ha definito il “cigno Nero”. Il fatto, poi, che il cigno nero (la crisi) si sia effettivamente verificato è un caso (o una sfiga, da un altro punto di vista).
    Io andrei molto cauto a consigliare, come fai tu, di comprare titoli in Borsa. Questo non vuol dire che l’economia finanziaria debba fermarsi e che si debba ricorrere solo ai titoli di Stato. Significa solo stare ben attenti ad un fatto che si è già ripetuto in pssato: tutti enfatizzano i guadagni della Borsa, la facile corsa ai guadagni facili, i piccoli risparmiatori tornano ad investire in Borsa ai massimi (vedi la bolla della new economy) e a quel punto, quando i pesci piccoli sono entrati, è facile per qualcuno tirare su la rete e determinare un crollo degli indici.
    La Borsa è uno straordinario strumento di ridistribuzione di ricchezza, purtroppo, questa ridistribuzione è prevalentemente sbilanciata a favore di chi gli indici li determina quotidianamente. Le mie parole e quelle di Taleb sono solo un invito ad essere consapevoli dei rischi. Poi, naturalmente, tutti speriamo che le cose vadano per il meglio e non ci sia nessuna ulteriore bolla.
    Ciao Paolo

  3. Caro Paolo, è evidente che hai espresso un giudizio senza conoscere cosa ha detto Nassim Taleb nel suo libro, non solo è evidente che ignori anche i meccanismi di valutazione del rischio adottatti dal sistema bancario.
    Gli argomenti addotti da Taleb, come ho scritto anche nel mio blog, mettono in seria discussione le fondamenta su cui si basa buona parte dell’economia classica. Con garbo e ironia, presentando opere di autori e ricercatori, NNT mette alla berlina vari premi nobel dell’economia. Non solo i suddetti non sono, ad oggi, stati in grado di controbattere su basi accademiche alle sue argomentazioni se non con qualche insulto.
    Se Taleb fosse un pallone gonfiato non sarebbe stato chiamto a relazionare al congresso americano assieme a Roubini e Mandelbrot. Le sue conclusiono danno fastidio a molti anche perchè i milioni di euro che le banche ahnno speso per i sistemi di analisi del rischio sono di fatto inutili, o quanto meno insufficenti e pericolosi.
    Infatti sono basati su elementi concettuali deboli che inficiano la solidità dei bellissimi castelli concettuali di analisi del VAR che hanno realizzato, seguendo bovinamente teorie che, alla prova dei fatti, si sono rivelate estremamente fallaci.
    Credo che la sua provocazione sia una delle meglio riuscite e argomentate all’economia classica e un notevole punto di riflessione, specie per l’attacco decisivo che fa ai processi deterministico riduzionisti, al pensiero dominante che osteggia la logica della complessità.
    Alessandro Cerboni

  4. Inobrec,

    non ignoro… Anzi, è un tema che mi sfruguglia da un po’ di tempo. Proprio in queste settimane sto studiando un’interessante proposta di parallelismo tra lo scenario economico e quello termodinamico del non-equilibrio (Prigogine, per citare un nome che manda in eiaculazione precoce voi pasdaràn della complessità).

    Ale [Cravera], non ti ho ancora detto che ho conosciuto un GENIO che se ne sta occupando per la prima volta in modo convincente (non a chiacchiere, come le star in cerca di press coverage, ma da oscuro studioso con palle quadre), e spero di poterne parlare presto pubblicamente e far assurgere questo fenomeno alla fama che merita. Penso che egli possa [ri]fondare l’econofisica. Sto cercando di metterlo in contatto con Parisi, il fisico di Roma, per farmi aiutare a capire se ci siamo.

    (Perdonami se non sono più esplicito adesso, illustre Inobrec, ma capire è per me un imperativo, che non mi riesce sempre di assolvere -tantomeno di assolvere in fretta).

    • Mi fa piacere che ci sia qualcuno che studi la cosa secondo l’econofisica, anche se ho qualche perplessità su alcuni assunti riguardo alla determinazione degli effetti. Per parte mia tremo per i rischi che stiamo correndo per i modelli tradizionalmente adottati da molte banche. Per mia sfortuna ne so qualcosa avendone curato l’implementazione per molte banche, nonostante le mie proteste sulla loro parziale efficacia e rischiosità. Ma nulla è valso discutere, ubriacati dalle cosiddette best practice, sono andati avanti come rulli compressori.
      Facci sapere.

      Alessandro Cerboni (inobrec)

      P.S Ringrazio per la definizione di “pasdaràn della complessità”, ma sono troppo impegnato a rimettere sempre in discussione il poco che capisco che non riesco geneticamente ad accettare alcuna “guida spirituale”.

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