Dalla lap-dance un modello per retribuire i trader

E’ in atto da molto tempo una forte discussione sulle retribuzioni dei banchieri. L’atto d’accusa è molto semplice: solo pochi mesi fa i governi (e quindi i cittadini) hanno salvato le banche dal crack grazie ad una forte immissione di denaro pubblico e oggi, quelle stesse banche, stanno elargendo bonus milionari al loro interno: nella City, ad esempio, secondo il Walker Report commissionato dal Governo britannico, oltre mille banchieri hanno ricevuto un bonus superiore al milione di sterline.

Il tema delle retribuzioni dei banchieri è molto caldo e, al momento non sembra che i vari Brown, Sarkozy e Obama, pur con le migliori intenzioni, siano giunti ad una soluzione definitiva. La paura che paralizza ogni decisione in merito è che mettere un tetto alle retribuzione dei banchieri avrebbe l’effetto di incentivare all’esodo i migliori trader delle banche con conseguenze negative per la competitività delle stesse (e una perdita di tasse e reddito per lo Stato).

Per uscire da questo impasse, Richard Newbury propone una soluzione radicale e provocatoria a questo problema: adottare per le retribuzioni dei trader il modello di business dei migliori club di lap dance. In cosa consiste questo modello di business? E’ molto semplice. Le ballerine di lap dance sono pagate in proporzione alla loro attività. In un night lub londinese di livello i prezzi oscillano intorno alle 20 sterline a danza e alle 200 per mezz’ora di “tempo dedicato”. Quanto più una ragazza è affascinante e determinata, tanto più guadagnerà e farà incassare al club. Il meccanismo è molto simile a ciò che accade in finanza: un trader, infatti, riceve una percentuale di ciò che fa incassare alla banca attraverso le sue operazioni.

Tra il club di lap-dance e la banca, c’è però una differenza sostanziale. I migliori club di lap-dance fanno pagare alle loro ballerine cento sterline a notte per il diritto di lavorare all’interno del locale, i banchieri di investimento, al contrario, per lavorare ricevono un stipendio base (indipendente dalle loro performance finanziarie) che varia dalle 50 alle 200 mila sterline l’anno.

Dal confronto di questi due modelli di business  nasce la proposta di Newbury: le banche dovrebbero fare delle aste, in cui i potenziali trader offrono una cifra annua per lavorare: E’ ovvio che, quanto più sono bravi e sicuri di raggiungere ottime performance, e tanto più saranno disposti a pagare. In questo modo, si avrebbero diversi effetti positivi:

– le banche selezionerebbero solo i migliori trader

– i trader rischierebbero in prima persona il loro denaro e questo determinerebbe un forte disincentivo a dar vita ad operazioni eccessivamente rischiose

– il pubblico considererebbe meno scandalose le retribuzioni dei banchieri in quanto frutto di un rischio personale significativo.

Cosa pensate dell’idea di Newbury? Semplice provocazione, o proposta su cui ragionare seriamente?

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