Economics needs a scientific revolution

Prendendo spunto dai recenti commenti ricevuti a proposito dell’evoluzione delle scienze economiche vi segnalo due articoli di J. P. Bouchaud, un fisico prestato all’economia. Bouchaud, è un sostenitore della cosiddetta econofisica e, oltre ad essere un teorico, è Presidente di Capital Fund Management, una società finanziaria che opera nel campo dell’investment management basandosi sui principi dell’econofisica. Bouchaud non è un fisico solo di laurea, ma anche uno studioso della materia. Insegna Termodinamica statistica presso l’École Supérieure de Physique et de Chimie Industrielles de la Ville de Paris (ESPI Paris Tech) e l’Ecole Polytechnique.

I due articoli che vi segnalo sono “Economics needs a scientific revolution” pubblicato su Nature nell’ottobre 2008) e The (unfortunate) complexity of the economy”, un follow-up del precedente articolo, pubblicato nell’aprile 2009.

Gli articoli hanno un taglio puramente divulgativo, quindi non approfondiscono gli aspetti tecnici, tuttavia risultano, a mio parere, interessanti. L’assunto che anima entrambi gli articoli è che la teoria dell’equilibrio economico e delle aspettative razionali ha fortemente influenzato il comportamento dei governi e delle istituzioni finanziarie, ma non spiega in alcun modo ciò che è successo negli ultimi 2 anni all’economia. Per Bouchaud  dopo vent’anni di studi di quella disciplina che è comunemente denominata econofisica e più di 1000 paper pubblicati, è possibile oggi provare a dare un contributo reale per spiegare l’andamento dei mercati finanziari e dell’economia.

E’ molto intrigante l’inizio del primo articolo: “A confronto con la fisica, si può dire che i successi quantitativi dell’economia siano deludenti. Razzi volano verso la luna, l’energia viene estratta dall’atomo, i satelliti permettono a milioni di persone di trovare la strada di casa. Qual è il risultato-simbolo dell’economia, se si tralascia la ricorrente incapacità di predire e evitare le crisi, incluso l’attuale globale credit crunch?”

I due punti di accusa secondo Bouchaud sono i seguenti:

  1. L’economia è stata costruita sulla base di forti assunti che si sono trasformati in assiomi (razionalità degli agenti, mano invisibile, efficienza del mercato) e questi assiomi, al contrario di quanto fanno costantemente i fisici, non sono mai stati oggetto di verifica empirica.
  2. I modelli econometrici che hanno egemonizzato le previsioni economiche, sono costruiti sulla cosiddetta curva di Gauss, dove la normale distribuzione degli eventi segue la tipica forma a campana. Si pensa, in sostanza, che quello che è avvenuto in passato, debba riproporsi in futuro: di fatto, la probabilità di eventi estremi è considerata trascurabile. La fisica, al contrario, ha sviluppato negli ultimi trent’anni approcci basati sulle dinamiche del caos e della complessità secondo i quali un sistema può avere uno stato ottimale ma può essere stravolto anche da piccoli cambiamenti. La teoria economica, invece continua a pensare che piccole azioni producano semplicemente piccoli effetti.

Articoli più tecnici e specifici sugli approcci dell’econofisica possono essere scaricati sul sito di Capital Fund management alla sezione ricerche.  Vi segnalo qui alcuni tra i più recenti:

Z. Eisler, J. P. Bouchaud, J. Kochelkoren, “The price impact of orderbook events: market orders, limit orders and cancellation

– S. Ciliberti, J.P. Bouchaud, M. Potters, “Smile dynamics – a theory of the implied leverage effect

La lista completa delle pubblicazioni di Bouchaud è disponibile qui.

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7 thoughts on “Economics needs a scientific revolution

  1. Purtroppo, come sostengo da anni, non sarà facile trasformare l’economia in scienza, dal momento che non è [ancora] possibile organizzarvi esperimenti (il punto 1 di “accusa” di cui sopra).

    Dunque non facciamoci illusioni: occorre che qualcuno -possibilmente non un dittatore, come nel passato- inventi il metodo sperimentale in economia. Sarà questo il breakthrough.

    Allora (applicati modelli matematici più maturi) diventerà possibile fare previsioni anziché profferire divinazioni e/o bisticciare vanamente ex-post.

  2. P.S.: Ho letto “Economics needs a scientific revolution” e lo trovo banale (NB: non è un “paper” per Nature bensì un saggio). Non dice nulla di interessante/innovativo (almeno per noi) e, sul piano epistemologico, manca di sottolineare cogliere l’aspetto cruciale: in economia non si possono organizzare esperimenti.

    Il limitarsi a dire che in economia vigono assiomi anziché leggi di natura lascia intendere che chi se ne occupa sia limitato. Invece non è questo il punto: l’impossibilità di organizzare esperimenti per testare le ipotesi teoriche è un limite più della disciplina che non della mentalità di chi se ne occupa.

    (Almeno fino a quando non arriverà il Galileo dell’economia -che non sarà Bouchaud)

  3. Ho letto anche “THE (UNFORTUNATE) COMPLEXITY OF THE ECONOMY”. E’ solo una rassegna: nessun contributo originale. (P. W. Anderson, del quale dico nel mio libro, proponeva queste cose 30 anni fa).
    Ti assicuro che il mio “genio” è più avanti…
    :-))

  4. Sono d’accordo con te Paolo, gli articoli non dicono nulla di particolarmente innovativo, però mi sembrano interessanti per due motivi:
    1) sono facilmente comprensibili da tutti e spiegano bene i limti degli attuali modelli economici
    2) oltre a questi paper divulgativi (al cui livello si fermano molti sedicenti “esperti”) ha pubblicato molto articolo tecnici che dimostrano un tentativo di applicare nuovi modelli ai problemi economici.
    Hai dato un’occhiata anche a quelli?
    Senza dubbio non sarà all’altezza del tuo genio. A questo punto resto in attesa di sapere di chi stai parlando. Tienimi aggiornato! Ciao

  5. Ho letto solo gli abstract. Non trovo novità. Più che altro, lavori sulla fallacia dei modelli di valutazione del rischio; ma ho letto paper chiarissimi, su questo argomento, anche dai matematici attuariali, che operano DENTRO il paradigma prevalente.

    Peraltro, Bouchaud non ha pubblicato quasi nulla su journal autorevoli (i suoi lavori stanno nel limbo di arxiv…). Di questo non mi sento certo di fargli una colpa, visto che l’econofisica non è una disciplina popolare e dunque pubblicare non è facile. Però non serve a nulla trincerarsi a scrivere paper comprensibili solo dai fisici: le teorie debbono essere messe al vaglio degli economisti…

    Ci vorranno decenni.

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