Letture – Il pensiero complesso

Il Pensiero complesso – Rosa Angela Fabio, Caterina Martinazzoli

Che senso ha indagare e affrontare il tema del pensiero complesso  (complesso da “cum-plexus”, ovvero intrecciato insieme) scomponendolo in cinque  capitoli autonomi che non dialogano tra loro? Basterebbe questa domanda a rendere evidente ciò che penso di questa pubblicazione. Mi spiace criticare così duramente gli autori, però, non penso che questo testo aggiunga nulla di nuovo alla conoscenza sul tema e, anzi, rischi di banalizzarlo e confondere chi si avvicina al pensiero complesso per la prima volta.

L’introduzione del libro è accattivante e fa ben sperare: “In un mondo che cambia, in un mondo che diventa sempre più complesso, costituito da elementi che interagiscono fra di loro e formano magmi organizzativi sempre diversi, in cui il rischio di entropia si presenta in tante forme, è utile imparare a pensare in modo complesso. In un mondo che cambia, in cui il caos dei sistemi è sempre in agguato, c’è inoltre il rischio di assumere posizioni intoccabili, di assumere giudizi e presupposti rigidi di interpretazione della realtà che sicuramente diminuiscono l’entropia ma conducono l’individuo all’intolleranza. Anche in questa seconda ottica è utile imparare a pensare in modo complesso.”

Purtroppo lo sviluppo del libro disattende questa suggestiva premessa. Fabio e Martinazzoli analizzano il pensiero complesso scomponendolo in cinque “forme”: il ragionamento, il pensiero creativo, il pensiero critico, il problem solving e il decision making. Dedicano ad ognuna di queste forme un capitolo in cui sintetizzano i principali approcci e contributi in materia. Si sprecano le citazioni e i rimandi ad altre opere: come ha detto Tizio, come ha scritto Caio, come ha ben sottolineato Sempronio… Se si dovesse giudicare questo libro sulla base dell’euristica il giudizio sarebbe ben diverso e molto più positivo. Gli autori prendono in considerazione le teorie di moltissimi studiosi che hanno scritto pagine importanti sulle diverse forme di pensiero prese in considerazione all’interno di questo volume. Citano Kahneman e Tversky, Metcalfe, Simon, Boden, Lonergan, DeBono, Sternberg, Gardner, Legrenzi, Gelb e moltissimi altri. Per ogni pensiero o affermazione sembra esserci un autore terzo, tanto che ci si chiede quale sia il pensiero e il contributo originale degli autori del libro al pensiero complesso. Si esce da questa lettura annebbiati dalle citazioni e i rimandi che rendono difficile seguire lo sviluppo delle argomentazioni degli autori e con una conoscenza del pensiero complesso, di cos’è, come si sviluppa e come si attua, non molto più ricca rispetto alla prima pagina.

Edgar Morin ha dedicato al pensiero complesso molte riflessioni e ha scritto diversi volumi (La Natura della Natura, la conoscenza della conoscenza, Le Idee – habitat, vita, organizzazione, usi e costumi, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, La testa ben fatta, Educare l’era planetaria, ecc.). Di Morin gli autori citano in bibliografia solo “Introduzione al pensiero complesso”. Forse, in un testo di taglio accademico come questo, così ricco di citazioni e rimandi, avrebbe dovuto esserci più spazio per le riflessioni di chi per primo ha spiegato al mondo cos’è e cosa non è il pensiero complesso.

6 thoughts on “Letture – Il pensiero complesso

  1. Non mi stupisce che tu ne sia uscito deluso. A me (che sono più scettico e meno ottimista di te) sarebbe bastata proprio l’introduzione a farmi scappare, con quel delirio di slogan a casaccio.

    PS- Teorema: Meno dell’1% di coloro che scrivono di “pensiero complesso” capiscono cosa sia davvero l’entropia.

    :-))

  2. La tua tesi è interessante Paolo e mi fa sorgere una domanda. Potendo avere la bacchetta magica sarebbe più utile far sì che tutti coloro che scrivono di pensiero complesso capiscano cosa sia l’entropia, oppure che tutti coloro che conoscono cos’è l’entropia capiscano e applichino il pensiero complesso?
    (Non vale dirmi che tutti coloro che si occupano di entropia sanno già del pensiero complesso perchè non è vero).
    Può sembrarti una domanda stupida, però a me fa pensare.Tu cosa ne dici?

  3. Buona domanda. Come sai, io sono risolutamente per la “terza cultura”, ossia un mondo in cui tutte le persone minimamente colte conoscono sia i fondamenti del pensiero scientifico sia quelli del pensiero umanistico. (E magari capiscono anche un po’ di storia dell’arte).

    Non è un’utopia.

    Basterebbe riformare la scuola in modo che vi si insegnassero, ma BENE, solo i concetti fondamentali e non tutti i fronzoli che distraggono da ciò che conta veramente.

    Un ragazzo cui vengano insegnati i fondamentali imparerebbe da solo e molto in fretta anche i “fronzoli”, se dovessero servirgli. Un ragazzo, invece, che è stato distratto dai fronzoli ma non ha appreso i fondamentali, resta un cretino cognitivo anche se diventa Ministro o professore universitario o scrittore di libri sull’entropia.

  4. Come non essere d’accordo con Paolo! Ultimamente questo approccio di pubblicare imperversa in Italia come ennesima manifestazione di sudditanza culturale. Oltre a pubblicare perché devono, ben più gravemente non c’è più il coraggio di portare avanti delle idee proprie, ci si deve sempre giustificare con i soliti l’ha detto Tizio, l’ha detto Caio, mai confrontarsi. Sembra che ci vergogni di avere un proprio pensiero, ammesso che ci sia. Non c’è più la capacità di confronto, specie quando questo ci aiuta ad imparare o evolvere anche idee e nuovi punti di vista. Anche a più basso livello ci si riempie di “best practice” e non si è più capaci di sviluppare idee proprie anche in contrasto con la prassi corrente, si deve sempre trovare quello che l’ha detto da qualche parte e ci giustifica. Grazie a questo timore, non si fa più nulla di testa propria non si mette in discussione quanto ci viene propinato, non si cerca di evolverlo o di capire se possa esserci una strada originale. Come dice Paolo ci si nutre di fronzoli accettati bovinamente, non si elabora. Poi ci si lamenta che le imprese non crescono. Si temono le critiche che possono essere utili per farci crescere o rafforzare il proprio pensiero ma sopratutto avendo almeno il coraggio di essere se stessi.

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