Mercati, non linearità ed econofisica

In un precedente post (“Economics needs a scientific revolution”)  ho invitato alla lettura di un articolo di J.P. Bouchaud sulla necessità di ripensare le scienze economiche alla luce della complessità e della crescita di interconnessioni tra agenti e variabili economiche.  Su questa scia vi segnalo un interessante articolo di Paolo Magrassi, “Econofisica: tra entusiasmo e realtà che illustra molto bene lo stato dell’arte di questo ambito di studi.

Il punto di partenza è sempre lo stesso: la crescita di interconnessioni (nei mercati finanziari, nelle relazioni tra cittadini e consumatori, nelle reti energetiche e di trasporto e nelle filiere produttive), agendo sul grado di non-linearità del sistema, tende a rendere obsoleti molti dei paradigmi dell’economia classica (mercati efficienti e in equilibrio, comportamento razionale, ecc.). In questo contesto i modelli economici tradizionali sembrano incapaci di dare risposte corrette all’evoluzione dei mercati e dell’economia.

In questo articolo Magrassi, dopo una breve ma accurata disamina del problema, si interroga  sul ruolo dell’econofisica come nuova frontiera negli studi economici.

Chi è interessato può leggere l’articolo di Magrassi qui: “Econofisica: tra entusiasmo e realtà”.

3 thoughts on “Mercati, non linearità ed econofisica

  1. Grazie della citazione! Per chi non vuole sciropparsi le 5 pagine dell’articolo, ecco l’estrema sintesi: forse gli studi economici necessitano di una riforma, ma la cosa non è sicura e comunque non avverrà presto.

  2. Già la parola riforma porta in sè la sua inadeguatezza semantica. In ottica di complessità, analizzare, riformare, ottimizzare suona molto romantico, moderno e insufficiente. La prima riforma da fare è a livello cognitivo, la cosa non avverrà presto ma è sicuro che sia necessaria, sempre che si vogliano comprendere i fenomeni tenendo conto della pluralità dei punti di vista e dell’eterogeneità dei vari racconti possibili della realtà.

    • Carlo, i «racconti possibili della realtà» non possono prescindere da quello scientifico: esso certo non li esaurisce, ma ne è prerequisito. Dunque, per restare a nos moutons, la riforma «a livello cognitivo» avverrà quando la gente saprà quello che dice quando parla di complessità e roba simile.

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