In piazza a parlare di complessità

Dal 16 al 18 luglio a Tarquinia si terrà il primo Festival della Complessità. Questa prima edizione vuole offrire una panoramica e un’occasione di riflessione sui sistemi complessi e sulle loro  proprietà. Il Festival ruota intorno ad una serie di conversazioni sotto le stelle che si svolgeranno nelle piazze del centro storico di Tarquinia dalle 19,00 di sera fino a notte inoltrata. E’ stato  immaginato come un momento e uno spazio di incontro, di discussione, di “conversazione” tra esperti e un pubblico incuriosito dalle tematiche proposte.

Ecco  un estratto della locandina del Festival:

“Nel panorama scientifico e culturale del nostro paese l’approccio sistemico non trova ancora la sua giusta evidenza e questa prima edizione, che affronta la complessità da punto di vista delle scienze sociali, è volutamente basata solo sul contributo di esperti italiani. Discutere di complessità può essere semplice. Le teorie dei sistemi sono ormai un insieme di veritàacquisite in molte discipline scientifiche e nel mondo della cultura sono più che sufficienti peressere parte di un evento e di una proposta culturale sotto le stelle.”

Il programma del Festival è denso di appuntamenti. Per tre sere e tre notti nelle piazze di Tarquinia ecologi, sociologi, psicologi, ingegneri, antropologi, urbanisti, medici, archeologi, fisici teorici, biologi, manager e filosofi  si alterneranno per conversare con il pubblico sulle implicazioni della complessità nei diversi campi del sapere.

Per maggiori informazioni è possibile scaricare la locandina dell’evento qui.

6 thoughts on “In piazza a parlare di complessità

  1. Fantastico! Grazie della segnalazione Ale.

    Tutto si svolge come previsto in “Difendersi dalla complessità” (http://alturl.com/9tvd). Anzi, proprio ora aggiorno le mie previsioni e, anche alla luce del tuo post di qualche giorno fa (http://alturl.com/5v7b), preconizzo per il 2012 il Ministro della Complessità (Tarquinio Prisco? Tarquinio il Superbo?).

    Mi spiace davvero di non poter andare a Tarquinia, perché mi perderò il presumibile scoppiettio di geniali invenzioni sul non-determinismo, la causalità circolare, il riduzionismo confuso con l’analisi e tutto l’armamentario fantasy che sgorga dallo spirito pop-complesso. Mi divertirei!

  2. Paolo mi spiace che tu non possa partecipare a questo evento (anch’io non potrò esseci per un precedente impegno). Sicuramente ti saresti divertito e le tue provocazioni avrebbero innescato delle interessanti discussioni. Tuttavia, non condivido il tuo atteggiameneto aprioristicamente nichilistico sulle competenze di chi si occupa di complessità. In Italia ci sono molte persone che sanno perfettamente di cosa parlano. Non conosco tutti i relatori presenti al Festival, ma ti assicuro che quelli che conosco (ad esempio: http://www.dis.uniroma1.it/~farina/semplice/IgnazioLicata.htm) le idee le hanno ben chiare e sarebbe ingeneroso inserirle nell’ambito degli esperti di “complessità pop”.
    Quanto al Ministro della Complessità, forse ci arriveremo. Dobbiamo solo trovare qualcuno che in qualche occasione abbia blaterato di complessità (pop) e abbia procedimenti giudiziari pendenti…

  3. Già, è un esperimento curioso parlare di questi temi in piazza e chiamarlo festival.., tuttavia se l’intento fosse infondere una base cognitiva e ci riuscissero sarebbe una bella cosa. (Peccato non poterci essere). Credo che anche l’imprenditoria (e non solo) della mia città avrebbe molto bisogno di approcciare e prendere in seria considerazione questi temi. Non mi dispiacerebbe se ci fosse una “formula” che attiri l’interesse e quindi l’approfondimento dei temi della complessità applicata all’azienda, purchè corrispondente e dignitosa, ovviamente.

    • Roberto,
      io applaudo risolutamente al titolo leggero e alla forma del festival. Irrido semmai (come spiegato in http://alturl.com/a2t58 ) allo sproloquio sulla “complessità” del quale so essere capaci alcuni dei partecipanti, e al relativo scempio che si fa di concetti scientifici intriganti, ai quali invece non ci sarebbe alcun bisogno di ricorrere per dire cose di semplice buon senso.
      Paolo

      PS: Per esempio, per contestare il taylorismo non c’è alcun bisogno di parlare di chaos theory, non determinismo, autopoiesi, ecc ecc

  4. Paolo,
    concordo pienamente, anzi immagino che certe debolezze egocentriche(perchè forse è di questo che si parla) allontanino chi vorrebbe capirne di più. Mi viene in mente Sciascia, il suo libro “il giorno della civetta”, ci mise molto tempo a togliere del testo per renderlo asciutto e semplice, fu un capolavoro.

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