Strategia e arte della guerra

Per la rubrica Back to basics di marzo ho scelto di commentare un classico del pensiero: “L’arte della guerra” di Sun Tzu, Molti testi manageriali di strategia si ispirano allo stratega cinese, tuttavia spesso ne riportano versioni semplicistiche e occidentalizzate. Ad esempio, il primo capitolo del libro, nella sua versione originale intitolato “ji”, è stato spesso tradotto con il termine “piano”. Da qui l’enfasi che alcuni autori di management hanno dato alla pianificazione strategica per battere il nemico. L’enfasi sulla pianificazione e sul ruolo eroico della leadership hanno riempito le pagine di molti testi manageriali che si ispiravano ai consigli di Sun Tzu ma ne hanno stravolto il pensiero. Pianificazione e leadership sono due strumenti molto più vicini al pensiero di Carl Von Clausewitz, il più importante teorico militare occidentale, che a quello dell’antico maestro cinese.

La portata innovativa del pensiero di Sun Tzu risiede in un concetto assente nella visione  occidentale: il “potenziale della situazione”. Ogni momento nasconde una determinata propensione all’evoluzione, il buon generale è colui che sa comprendere tale propensione e prendere decisioni che possano modificare la traiettoria potenziale della stessa.

Chi è interessato può scaricare il mio articolo qui.

3 thoughts on “Strategia e arte della guerra

  1. Vi è un errore fondamentale che viene spesso fatto da chi si avvicina all’arte della guerra da campi diversi: ignorare l’incarnazione (o embodiement) che questi concetti hanno nella disciplina. “Potenziale della situazione”, “pensiero analitico” si possono formare, o meglio “emergono”, all’interno del contesto d’uso, non si insegnano nei corsi e non si imparano nei libri. Non a caso i dirigenti delle forze armate (ufficiali) si formano in un periodo pluriennale (accademie + specializzazioni) in contesti reali (accademie) dove esistono situazioni concrete e non decontestualizzate. Mica l’MBA di qualche mese, il business game, e poi la sera tutti a ballare e a cena perchè solo l’indomani si torna tra i banchi!
    L’arte della guerra non si impara, si fa emergere sul campo.

  2. A mio parere la differena principale è tra:
    Occidente = una visione del uomo come manipolatore degli eventi, grazie alla sua capacità di previsione e influenza.
    Sun Tzu = uomo come parte di un ordine degli eventi poco plasmabile con il quale convine fluire e quindi usando l’inganno per far mal interpretare l’ordine delle cose all’avversario.

    Lo stratega migliore è quello che sa come e quando usare più l’uno o l’altro punto di vista di volta in volta.

  3. Mi sono dimenticato un pezzo.

    A differenza della visione meccanicista, sun tzu predilige alla previsione e manipolazione la costante costruzione di scenari, la sensibilità ai segnali deboli e la prontezza all’azione. Questo produce il taoistico ma concreto “fluire”.

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