Quando la ricerca è in certe mani

Sappiamo che in Italia si investe poco sulla ricerca, ma anche spendendo percentuali del PIL paragonabili a quelle degli USA non otterremo un bel niente se ai vertici della ricerca italiana restano personaggi come Roberto De Mattei.

Massimo Gramellini sul Buongiorno di ieri pubblicato su La Stampa ha messo in evidenza una notizia che avrebbe meritato molto più risalto rispetto a quello avuto dai media. Roberto de Mattei,  vice presidente del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) con delega per le scienze umane (sic!)  ha spiegato dai microfoni di Radio Maria che lo tsunami giapponese «è stata un’esigenza della giustizia di Dio» e che «per i bimbi innocenti morti nella catastrofe accanto ai colpevoli» (ma colpevoli di che? Si chiede giustamente Gramellini) si è trattato di «un battesimo di sofferenza con cui Dio ha inteso purificare le loro anime».

Ancora adesso rileggendo questa affermazione continuo a pensare che sia uno scherzo. Non può essere realmente accaduta una cosa simile. Con quale coraggio l’Italia, il Governo, il  glorioso CNR possono accettare che a rappresentare la ricerca italiana sia un simile personaggio?

Nel 2008 l’eminente Prof. De Mattei ha scritto un libro:  “Il CNR e le scienze umane: una strategia di rilancio”. Non ho letto il libro, ma anch’io ho qualche idea su come rilanciare il CNR:  ottenere le immediate dimissioni dell’attuale vice presidente.

Non ho altre parole e purtroppo, mi duole dirlo, ho pochissime speranze. Rimando al pungente Gramellini che meglio di me sa descrivere questo fatto vergognoso.

6 thoughts on “Quando la ricerca è in certe mani

  1. Chiediamo al Consiglio Nazionale delle Ricerche le dimissioni del Prof. Roberto de Mattei, vicepresidente del CNR per l’evidente incompatibilità con l’incarico conferitogli avendo affermato che “il terremoto in Giappone è un castigo ed esigenza di giustizia divina per le colpe dell’umanità” che lo pongono al di fuori del pensiero razionale e dell’esperienza e comprensione del mondo mediata dal metodo scientifico.

    http://bit.ly/dimissionidemattei

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  3. Da “credente adulto” provo per il Prof. De Mattei solo una profonda tristezza…
    (“… perdona loro perchè non sanno quello che dicono…”)

  4. Caro Alessandro, condividendo appieno le tue considerazioni volevo condividere con te una e-mail, appena ricevuta, del seguente tenore:

    Cari colleghi formatori,
    da anni mi occupo di formazione sulle competenze manageriali e sulla leadership in particolare.So che sul tema esiste già troppa letteratura, eppure credo che i meno conservatori tra di voi troveranno stimolante la lettura del mio testo:
    Sciamanager
    La via energetica alla leadership, tra sciamanismo e management
    E’ il frutto di una ricerca durata circa 10 anni, a cavallo tra le tradizioni energetiche sudamericane e le moderne discipline di management.

    Secondo te exploit come questi di quanto abbassano la credibilità dei formatori/consulenti di management?
    Un caro saluto

  5. Ciao Sebastiano,
    che dire, il management è oggi una disciplina che si piega alle mode. Le aziende stesse talvolta alimentano questa tendenza chiedendo ai consulenti: “cos’hai di nuovo da propormi?”, invece di chiedere cosa funziona per risolvere un dato problema o raggiungere un certo risultato. Proposte del genere non sarebbero accettate in altri ambiti. Cosa si penserebbe di una proposta di interpretazione della genesi dei buchi neri fondata sugli archetipi junghiani? Sembra una provocazione, ma abbiamo esempi concreti di cosa accade nelle scienze quando accadono stramberie del genere: Wilhelm Reich disse di aver scoperto la chiave della struttura delle galassie nell’energia dell’orgasmo umano; Hans Horbiger, sotto l’egidia dei nazisti, annunciò che la Via Lattea non era fatta di stelle bensì di palle di neve e Charles Piazzi, nelle dimensioni della Grande Piramide di Cheope a Giza, scoprì una cronologia del mondo dalla creazione alla seconda venuta di Cristo.
    Su queste idee ridiamo sopra. Nel management invece lo scherno, la derisione non scatta mai. Tutto è possibile, dignitoso e degno di attenzione. Qualunque accostamento è considerato utile e potenzialmente innovativo. L’apertura del management alla contaminazione verso altre saperi e discipline è certamente una ricchezza, ma deve esserci un limite da qualche parte. A quando la leadership basata sulla relazione tra i cicli ormonali del leader, il segno zodiacale dei follower e le fasi lunari?
    La cosa comunque non è grave come potrebbe sembrare. Personalmente sono molto più incline ad accettare i nuovi studi su leadership e sciamanismo piuttosto che avere al CNR un vicepresidente creazionista che interpreta i terremoti come un segno della giustizia divina. In un mondo (Paese), dove questo è possibile, anzi realtà, allora ben venga anche la leadership dello sciamano e dello stregone vodoo.

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