Facebook e la produttività

The New Yorker riporta un interessante articolo di James Surowiecki (l’autore di “The Wisdom of Crowds”). Il celebre giornalista americano ama andare controcorrente e anche questa volta promuove una tesi provocatoria: l’uso di internet sul lavoro non diminuisce la produttività delle persone, bensì la accresce.

In questi anni le imprese hanno fatto molti sforzi per cercare di limitare l’uso di internet nelle ore d’ufficio. Molte aziende hanno adottato policy restrittive che impediscono l’accesso a Twitter, a Facebook, Youtube  e ai siti di shopping online. L’intento è quello di limitare le tentazioni e di far restare concentrate le persone sulle loro attività lavorative.

Surowiecki critica questo modo di vedere la questione e cita una recente ricerca condotta dall’Università di Copenhagen. I ricercatori dell’università hanno chiesto ad un gruppo di persone di espletare una semplice attività: vedere un video con alcune persone che si passavano una palla di mano e contare il numero complessivo di passaggi. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi. Al primo gruppo, prima di procedere con questa attività di numerazione dei passaggi, è stato fatto vedere un breve video comico. Al secondo gruppo invece, è stato detto che potevano accedere al video comico cliccando sul web, ma è stato loro vietato di farlo. Dopo alcuni minuti in cui le persone del secondo gruppo assistevano alle risate dei membri del primo gruppo che ridevano guardando il video comico, è stato chiesto a tutti di procedere con l’attività di numerazione dei passaggi della palla.

Il risultato è stato che coloro che non hanno visto il video comico hanno compiuto molti più errori nella numerazione dei passaggi rispetto a coloro che avevano visto il video divertente.

Come sottolinea Surowiecki, prima di quesa ricerca si poteva pensare che la distrazione provocata dalla visione del video comico avrebbe potuto interferire negativamente con l’attività lavorativa seguente. In realtà, ciò non accade. Anzi, pare sia proprio il fatto di aver seguito la policy restrittiva (che impediva al secondo gruppo di vedere il video divertente), ad aver inciso negativamente sulla capacità e sulla volontà di concentrazione delle persone.

Cosa dovrebbero fare quindi le imprese? Due sono le strade. Da una parte si potrebbe continuare a rendere impossibile l’accesso al web eliminando tutte le tentazioni e le possibili distrazioni. Questa strada, oltre ad essere difficilmente praticabile a causa del crescente uso di smartphone privati, potrebbe avere ripercussioni sulla visione e sulla reputazione che i collaboratori hanno dell’impresa, dando forza ai commenti negativi sulla stessa e alle contrapposizioni tra management e personale operativo.

La seconda strada, più innovativa, potrebbe essere quella di creare degli “internet breaks, ovvero spazi in cui le persone possano trovare un po’ di svago sulla rete prima di ripartire concentrati sulle proprie attività lavorative.

In pratica, la ricerca dell’Università di Copenhagen conferma un fatto già noto: le persone sono più creative, concentrate e produttive se hanno spazi di discrezionalità in cui la mente può spaziare, la curiosità personale possa essere alimentata e i confini tra il mondo del lavoro e la vita quotidiana non siano troppo distanti.

Un ottimo spunto di riflessione per le imprese che vogliano accrescere la motivazione dei propri collaboratori, a patto che si eviti la tipica ricetta italiana in base alla quale, per volontà (tayloristica o sindacale) di regolamentare e controllare tutto, si usi il cronometro per misurare i minuti e i secondi che ognuno passa sul web… con tanti saluti all’effetto fiducia tra le persone.

2 thoughts on “Facebook e la produttività

  1. Uhm, a me sembra voler vedere il problema dall’effetto e non dalla causa.
    Mi spiego.
    Immaginiamo un padre o una madre di famiglia, con figli e qualche genitore a carico. Immaginate, forse vi viene facile perchè lo vivete quotidianamente, la motivazione per gli impegni che decidete di prendere per sostenere la vostra famiglia: lavoro, scuola dei figli, loro impegni, salute genitori, ecc.
    Avete tempo per guardare facebook? forse no, ma se decidete di farlo vi sarà uno scopo, ad esempio controllare da lontano e con discrezione cosa fanno i figliuoli, o concedersi qualche minuto di relax cercando un amico o scambiando 4 chiacchiere con lui. Di sicuro, da persone responsabili che hanno a cuore le sorti della propria famiglia, non permettereste a facebook di sottrarre tempo prezioso a tale scopo.
    Entriamo adesso in azienda. Le persone responsabili che siamo vengono trattate da bambini. Compiti stupidi, mortificazioni, nessun riconoscimento, spazi per la creatività zero, ecc. Visto che il tempo che dedichiamo sul lavoro non viene nè apprezzato nè riconosciuto, come fare a passarlo? Se c’è facebook ben venga, ma se non ci fosse anche contare le mosche sulla scrivania sarebbe meglio che mortificarsi lo spirito.
    Allora che centra facebook con la motivazione delle persone? Nulla
    Dunque le aziende che hanno di questi problemi più che vietare l’accesso al web dovrebbero interrogarsi sul reale ruolo e coinvolgimento che hanno le persone della propria organizzazione nel raggiungimento degli obiettivi aziendali. Ne sono capaci, infatti quelli delle loro organizzazioni, le famiglie, li raggiungono e si impegnano al massimo.
    E allora basta girare intorno ai problemi! Affrontiamoli sul serio per quelli che sono.

  2. Secondo me non è questione di motivazione ma questione di evoluzione dell’azienda.
    L’azienda del futuro non può prescindere dalle logiche social che comprendono inevitabilmente l’utilizzo a tutto tondo dei mezzi della rete.
    Vi suggerisco di leggere l’articolo di Stefano Quintarelli al riguardo.
    http://www.socialbusinessforum.it/it/social-business/
    la domanda è: le aziende italiane come sono messe rispetto a questo schema? http://www.socialbusinessforum.it/wp-content/uploads/2011/01/1884.Social-Business-Maturity-Model-SBForum.png-550×0.png
    eheheheh

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