Letture – Complex Systems Leadership Theory

Complex System Leadership Theory raccoglie una serie di saggi sull’evoluzione della leadership nei sistemi complessi. Il filo rosso che accomuna tutti i paper contenuti nel libro è una critica alle teorie tradizionali della leadership. Gli approcci convenzionali a questo ambito di studi tendono ad assumere una relazione diretta tra l’influenza del leader, la risposta del follower e i risultati raggiunti dall’organizzazione.

Le classiche teorie della leadership si basano su una visione deterministica dell’organizzazione in cui si presuppone una relazione lineare tra variabili, output dei processi aziendali prevedibili e standardizzabili e un concetto di “evento inaspettato” come di un fallimento dei meccanismi di controllo.

In quest’ottica la leadership è vista generalmente come l’influenza intenzionale di una persona sugli altri al fine di orientare le loro azioni al raggiungimento di uno specifico obiettivo predeterminato (Yukl, 2006). Molto spesso la leadership viene assimilata ad un ruolo aziendale occupato da una persona che ha potere, autorità ed influenza sugli altri. Le ricette popolari per il successo della leadership (alla John Kotter) affermano che il leader guida il cambiamento aziendale: 1) sviluppando una visione del futuro, 2) comunicando tale visione, 3) motivando gli altri a perseguire tale visione.

Questo concetto di organizzazione e di leadership non è più sostenibile e la riprova risiede nel fatto che oltre 80 anni di studi e ricerche sulla leadership non hanno ancora portato a risultati certi e unanimi sul significato, sulle caratteristiche e sui comportamenti connessi al concetto di leadership.

Il libro di Hazy, Goldstein e Lichtenstein dedica molto spazio a definire il concetto di sistema complesso, le sue caratteristiche peculiari e, di conseguenza, le implicazioni che questo comporta sulla leadership.

Sono tre le caratteristiche dei sistemi complessi che occorre considerare per ripensare la leadership:

1) la non linearità

2) le condizioni lontane dall’equilibrio

3) le dinamiche auto-organizzative emergenti.

Questi tre “ingredienti” fanno sì che la relazione leader-follower non possa più essere di tipo input-output lineare. Cosa significa quindi leadership in un sistema complesso? I tanti autori presenti nel libro provano a rispondere a questa domanda da diverse angolature. In estrema sintesi, è possibile riassumere i cardini su cui tende ad appoggiarsi questa nuova visione della leadership:

  • la leadership non deve più focalizzarsi sul controllo, bensì sul facilitare l’adattamento dell’organizzazione
  • Il leader non è colui che ordina, ma colui che crea consapevolmente dei contesti che favoriscano l’emergere di dati comportamenti.
  • Il ruolo del leader non è il più visibile. Il leader non si pone più “davanti” agli altri, bensì riserva per sé il ruolo di architetto di sistema, di facilitatore, di costruttore di significati che indirettamente agiscono e influenzano gli agenti del sistema.

A questo proposito, trovo molto bella questa affermazione di Donde Ashnos Plowman e Dennis Duchon (Emergent leadership: getting beyond heroes and scapegoats, 2007): “I processi di influenza reciproca sono come l’aria. Sono necessari per sopravvivere ma invisibili. Nei sistemi complessi, l’influenza e l’adattamento reciproco tra agenti sono necessari per la sopravvivenza, ma sono spesso invisibili. Gli agenti sono in continua interazione tra loro scambiandosi informazioni, apprendendo e adattando il loro comportamento in maniera localmente coerente. Ogni contatto, ogni scambio di informazioni, presenta delle opportunità di influenza e quindi di leadership. Anche se questi contatti quotidiani possono essere visti come routine, essi sono estremamente significativi ed importanti perché non ci sono due contatti che siano esattamente uguali. Gli agenti del sistema apprendono, riconoscono il significato di un determinato scambio, aggiustano il loro comportamento quotidiano e il sistema, in questo modo continua a funzionare liscio.”

Chi volesse maggiori informazioni su questa interessante raccolta di saggi sull’evoluzione della leadership può scaricare l’indice del libro e il primo capitolo qui.

Annunci

9 thoughts on “Letture – Complex Systems Leadership Theory

  1. Se gli autori dicono qualcosa di sensato (o di suggestivo) sulla leadership, lascio a te giudicare e credo alla tua interpretazione.

    Certo, le premesse non incoraggiano. Dopo aver constatato già a pagina 4 che essi faticano a comprendere la differenza tra i termini “complex system” e “complex adaptive system”, io non mi sento incoraggiato a proseguire nella lettura di un’opera che pretende di parlare di complex systems sin dal titolo…

    La genesi, poi, del concetto di “complex adaptive system” che vi si presenta è rivelatrice di grave disinformazione: ci si spinge a non nominare neppure John Holland (salvo citarne invece, più avanti e parlando d’altro, un lavoro minore di 20 anni più recente rispetto a quello seminale e pertinente).

    È un po’ come se interrogato a scuola sulla pittura astratta lo studente non menzionasse neppure Kandinsky: riusciamo a immaginare un saggio di quel ragazzo sulla storia dell’arte?

    Non manca il classico condimento di bibliografia lunghissima e perlopiù non pertinente, citazioni di seconda mano e, ça va sens dire, l’immancabile citazione dell’insensato saggio di Brown ed Eisenhardt che ebbi modo di analizzare in “Difendersi dalla complessità” (analisi in parte reperibile online qui http://alturl.com/q6btd ).

    Bocciato! 🙂

  2. Paolo, grazie per la fiducia sulla leadership, però permettimi, per quanto apprezzi (come sai) la tua competenza e arguzia, non mi sembra corretto bocciare in pochi minuti e dopo aver letto poche righe, un libro che ha quasi 500 pagine e decine di paper di ricerca di studiosi provenienti da svariati ambiti, dalla psicologia alla matematica, dall’informatica alla sociologia.
    Non penso affatto che nel testo si faccia confusione tra i sistemi complessi e i sistemi complessi adattivi. Tra l’altro mi sono riletto il testo a pagina 4:

    “Many authors use the term “complex adaptive system” as a synonym for “complex system.” Although the phrase “complex adaptive system” was popularized by the influential Santa Fe Institute, the term appears to have first been used by Buckley (1967) to refer to a class of systems that have a capacity for adapting to a changing environment. In its current Santa Fe Institute-usage, “complex adaptive system” retains the sense of adaptability to a changing en¬vironment, and it also includes newly specified mechanisms that describe how such adaptation can occur. Mainly through research into cellular automata, ar¬tificial life, and multi-agent simulation models, the Santa Fe Institute brand of complex adaptive systems focuses on the emergence of new capabilities or functionalities that arise out of the interaction of semi-autonomous agents.
    However, there are other trends in the study of complex systems that rely less on computational simulations and more on the study of complex phenomena as such self-organization in physical or biological systems (Haken, 1987; Nicolis & Prigogine, 1989). In these studies the systems under analysis are usually simply referred to as “complex systems” rather than as “complex adaptive systems,” even though they may exhibit adaptive characteristics – mostly through random variations, recombinatory operations, evolutionary selection, and feedback mechanisms. Non-computational complexity studies thus focus on social systems which are complex in this formal sense. Thus, we propose that complex systems be used in the general case, and that the term “complex adaptive systems” be reserved for studies of systems composed of semi-autonomous agents that recombine into new capabilities as a mechanism of adaptation”

    Gli autori dell’introduzione spiegano l’uso che nei diversi paper alcuni autori fanno dei termine “sistema complesso” e del termine “CAS”. Tra l’altro affermano che il termine “complex adaptive system” sia stato introdotto per la prima volta di Walter Buckley, un sociologo americano.
    Jeffrey Goldstein, uno degli autori dell’introduzione, è anche autore di un articolo che traccia in modo molto approfondito la storia degli studi sulla sistemica e cerca di mappare tutti i contributi che le diverse scienze hanno dato a questo ambito.
    Il punto debole del testo, se proprio vogliamo, è quello di non proporre una visione univoca di cosa singifica leadership nei sistemi complessi.Il rischio quindi è di generare un altro profluvio di teorie in maniera analoga a quanto gli studi classici sulla leadership hanno fatto fin qui.
    Si tratta in ogni caso del primo tentativo sistematico e approfondito di riunire intorno al tavolo studiosi di discipline diverse per riflettere su questo tema. La cosa interessante, come ho scritto nel post, è che su alcuni ingredienti della complexity leadership sembra esserci un’ampia convergenza.

  3. Per quanto riguarda la bibliografia lunghissima, il pdf riporta i riferimenti bibliografici non solo dell’introduzione ma dei paper contenuti nel libro. Chiaramanete è possibile che alcuni paper siano buoni e altri meno. Io stesso ho cercato di leggere tutti i contributi ma alcuni li ho trovati indigeribili o approssimativi e quindi subito abbandonati.
    Ci sta anche questo.

  4. Ale, A) le righe che tu hai trascritto sono le medesime che lessi io. E contengono IMHO gli errori di cui ho detto sopra. B) Gli autori provengono perlopiù da istituzioni accademiche che come rango scientifico si collocano all’incirca a livello dell’E-Campus del CEPU, sicché l’appellativo «studiosi» mi appare un tantino iperbolico.
    C) È possibile che, nonostante queste premesse, nei paper della raccolta se ne annidi qualcuno buono? Ma certamente! (E tu, che inclini lievemente al masochismo come ti ho sempre fatto rilevare, li troverai o li hai già trovati.)

  5. Premesso che (per ignoranza allo stato puro sugli argomenti relativi ai sistemi complessi e alle differenti definizioni) la mia opinione potrebbe sembrare molto “pop” nel senso “magrassiano” provo ad esprimerla.
    E’ impossibile affrontare in termini matematici un argomento quale la leadership e la sua efficacia (forse su quest’ultimo termine metriche corrette potrebbero salvarci).
    La relazione tra leadership e sistemi complessi si pone solo come influenza di quest’ultimi sulla leadership stessa.
    In questo senso l’aumento della complessità e delle relazioni (non lineari) presenti evidente negli ultimi 30 anni (ma parlo di aumento perchè lo erano già prima complessi) nei sistemi (strutture organizzative di azienda, società, gruppi, stati ecc.) in cui la leadership si esercita pone evidenti domande.
    Un modello di leadership valido 30 anni orsono in un sistema meno complesso (perdonate l’approssimazione pop) non è più valido oggi per due macro-fattori (ma sono solo mie osservazioni pragmatico-empiristiche):
    – globalizzazione e nuovi strumenti diffusi con essa
    – tecnologie “sociali” (web 2.0 ma non solo) che scavano solchi e sovvertono gerarchie relazionali. E siamo solo all’inizio IMHO ma ci vorrà tempo

    In questo senso vedo (tutti i giorni … in modo diverso … in ambienti diversi) quanto “la relazione leader-follower non possa più essere di tipo input-output lineare” e quanto la nuova visione di leadership proposta nel post sia CORRETTA e verrà gradualmente (non certo seguendo curve da legge di Moore perchè l’hardware umano non è un transistor) validata dal tempo.

    Perdona Paolo il mio intervento pop ma a lettura rapida trovo il senso del post molto valido anche se probabilmente il libro contiene errori semantici significativi

    • Stefano, la discussione intorno al concetto di leadership è vecchia almeno quanto La Repubblica di Platone. Si è arricchita con Freud e nel corso del Novecento ha visto forse i contributi più interessanti. (Anche “bruttini” qui sotto ci dice qualcosa).

      Alessandro Cravera queste cose le sa benissimo, e spesso gli ho sentito esprimere una visione molto moderna di leadership (affiora anche nel post), che spero egli si decida a sviluppare presto in un libro: potrebbe essere un contributo molto innovativo.

      Il mio sogno è che in quel libro, da chiunque provenga, ci sia poca “complessità” (max 1%, perché questa sarebbe solo “pars destruens”) e molta intelligenza collettiva (“pars construens”) e modi per innescarla: knowledge management, collaborazione, commons-based peer production, piattaforme tecnologiche abilitanti, dinamiche di gruppo e resoconti dello stato dell’arte sperimentale, conseguenti processi innovativi di motivazione – remunerazione – appraisal, metriche, …

  6. Nello spirito di arricchire il dibattito segnalo d’aver curato un volume pubblicato da Guerini nel 2007 – Capi di buona speranza – in cui questa nuova dimensione della leadership veniva in qualche modo anticipata. Maturata in un ambito culturale di tipo psicodinamico, poiché il volume appartiene alla collana I libri di Ariele, la nostra proposta poneva in discussione la concezione deterministica della leadership, prevalente nella letteratura anglosassone. Nell’ipotesi che non abbia senso fare affermazioni definitive, come si potrebbero fare invece osservando la leadership come un oggetto autoconsistente, al teorico non rimane che costruire un’idea di leadership “debole”, contestuale, narrativa. Ciò ha delle implicazioni profonde: 1) non ci interessano solo i capi, ci interessanso i leader. Ovvero tutti coloro che sono in grado di soddisfare i bisogni dei gruppi (dell’azienda). Nella complessità se la leadership non si diffonde il sistema perde competitività. I modelli esclusivamente comando e controllo non bastano più. 2) le relazioni organizzative sono dominate da dinamiche psichiche profonde, che caratterizzano anche i meccanismi di attribuzione e di interpretazione della leadership. Conoscerle consente di dare a senso a ciò che è avvenuto e a ciò che sta per accadere. 3) il leader è “attuale”, quando sa stare anche un passo indietro al follower, facilitandone la performance e lo sviluppo .
    In definitiva i consulenti come noi vanno proponendo un’idea di leadership molto orientata alle persone, contigente, riflessiva.
    Motivata a favorire la capacità di stare dentro alla complessità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...