Dagli obiettivi ai vincoli

Chiunque lavori all’interno di un’impresa conosce la pressione sul raggiungimento degli obiettivi che si sviluppa in alcuni momenti. I libri di management evidenziano da decenni l’importanza di orientare l’azienda al risultato, di fissare obiettivi specifici, misurarli e trovare continuamente nuove strade per raggiungerli.

Questo modo di intendere l’organizzazione focalizza la gestione e il comportamento delle persone su alcuni goal molto specifici. L’aspetto interessante, spesso trascurato nella letteratura di management, è che più si è focalizzati su un obiettivo fisso, più si rischia di non cogliere l’evolvere dell’ambiente circostante. Molti studi hanno evidenziato la trappola cognitiva della “cancellazione” che si innesca nel momento in cui una persona/organizzazione è focalizzata su un obiettivo: tutto ciò che non è considerato inerente ed utile per il raggiungimento di un certo risultato, non viene preso in considerazione, viene cancellato.

Questo effetto collaterale della focalizzazione su un punto fisso non è più trascurabile, in quanto tende a far perdere alle persone il contatto con la realtà e le sue dinamiche. C’è un insegnamento che proviene dalla cibernetica che può essere d’aiuto per superare questa situazione: non concentrarsi sugli obiettivi da perseguire, bensì su quelli da evitare. Invece di fissare dei target da raggiungere, definire dei vincoli che non si vuole vengano superati.

Sembra un mero gioco di parole, ma non lo è.  La principale distinzione tra i due approcci ha a che fare con gli ambiti di libertà. Definire gli obiettivi e perseguirli, indica una strada, porta alla focalizzazione e alla valutazione delle scelte più efficaci ed efficienti per raggiungere un dato risultato. Definire solo ciò che si vuole evitare, lascia il campo molto più libero, si crea uno spazio dinamico e mutevole per un ventaglio di azioni possibili all’interno dei limiti stabiliti.

L’approccio basato sui vincoli negativi, favorisce l’emergere di dinamiche auto-organizzative, lo sviluppo della creatività e la logica dell’esplorazione/innovazione.

Ancora una volta può essere d’aiuto la metafora dell’educazione dei figli. Adottando l’approccio basato sugli obiettivi, un genitore per orientare il comportamento di un figlio ad un certo risultato potrebbe dirgli una cosa di questo tipo:  “Io sto uscendo, dopo pranzo devi fare i compiti. Voglio che tu legga 10 pagine del libro, faccia un riassunto di almeno 2 pagine e risolva un problema di matematica. Alle 16.00 puoi chiudere con i compiti e fare merenda. Ti ho preparato un panino con la marmellata. Dopo, visto che sei stato seduto per un bel po’ di tempo, vai giù in cortile a giocare fino alle 17.30 e quando torni, visto che sarai tutto sudato, dedicati a qualcosa di più tranquillo, potresti giocare a monopoli con tuo fratello”.

Confrontiamo ora il precedente approccio con quello di un genitore che adotta la strategia degli obiettivi negativi: “Io sto uscendo, mi raccomando solo tre cose: non voglio che tu accenda la televisione, evita giochi pericolosi e non prendere sottogamba i compiti che devi fare.  Per il resto divertiti.”

Quale genitore vi piacerebbe avere? In azienda la situazione non è poi così diversa. Siamo così abituati a dare ordini, obiettivi e scadenze alle persone che non ci accorgiamo più che questo nostro comportamento non si concilia con l’esigenza di avere collaboratori, motivati, creativi, e con l’esigenza di avere organizzazioni flessibili e adattive.

Uno dei principali consigli di Heinz von Foerster, uno dei padri della cibernetica, era il seguente: “agisci sempre in maniera che il numero delle possibilità cresca.” Dal suo punto di vista, quanto più ampie sono le libertà di scelta, tanto prima viene data l’opportunità alle persone di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Questo facilità l’apprendimento e l’adattamento alle circostanze.

Se ho un obiettivo specifico da raggiungere le mie azioni conducono solo ad un apprendimento limitato: capisco solo se una cosa è funzionale o disfunzionale rispetto all’obiettivo da raggiungere. Se, al contrario, ho campo aperto e solo alcuni vincoli da rispettare, le mie azioni determinano un apprendimento più ampio e profondo: esploro nuove possibilità, identifico strade alternative, sfido convinzioni o prassi consolidate e sviluppo spirito di iniziativa e proattività.

A quando, quindi, un piano strategico descritto in termini di risultati da evitare?

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