Leadership e Complessità su Quaderni di Management

Nei mesi scorsi ho coordinato la realizzazione di un Focus su “Leadership e Complessità” che è stato pubblicato sull’ultimo numero di Quaderni di Management (novembre-dicembre 2011). Lo scopo di questa iniziativa è stato quello di provare a ragionare con alcuni autori italiani ed internazionali sull’evoluzione del concetto di leadership in una realtà fortemente interconnessa.

Lo speciale su “Leadership e Complessità” contiene i seguenti contributi:

Di seguito un estratto dell’editoriale di Giancarlo Oriani:

“L’attuale dibattito sulla complessità mette in dubbio i modelli tradizionali di leadership.
Nella prima parte del ‘900 prevaleva l’idea che il leader fosse la persona che guidava l’organizzazione verso predefiniti stati futuri attraverso la pianificazione, la direzione e il controllo. Ciò implicava che il leader avesse la capacità di capire cosa succedeva nel futuro, di gestire l’ambiguità, di agire per ridurre la complessità e l’incertezza e di guidare, quindi, gli altri verso questi stati futuri sostanzialmente prevedibili. L’idea di base era che l’organizzazione avesse obiettivi ben stabiliti (dal leader) che venissero raggiunti tramite le adeguate pratiche manageriali (messe in atto dal leader). Come evidenziano De Toni, Comello e Ioan questa visione è figlia di un “pensiero positivista, razionalista, non certo complesso” e  “deterministico, top-down, orientato o fondato sul concetto di equilibrio finale. Non vi è spazio per la sorpresa e l’emergenza”. L’azienda di questa parte del ‘900, in un ambiente relativamente stabile e semplice, aveva bisogno di Taylor cioè di un leader perfettamente ancorato alla logica direzionale del comando e controllo.
Questo modello ha anche indubbi vantaggi psicologici, perché esalta senza ambiguità la figura di chi sta al comando. Come  ci dice Bocchi, “un altro impedimento alla rinuncia del paradigma della leadership come controllo è la mancata accettazione da parte del leader del fatto di non avere tutte le risposte, e quindi di essere incompleto e mancante in una parte importante della sua stessa identità direttiva (…).”

Per continuare a leggere l’editoriale di Oriani rimando al sito di Quaderni di Management

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