Fine della leadership? Evviva la leadership

Vi sono due fenomeni interessanti che riguardano il tema della leadership. Il primo è l’annuncio della sua fine. In questi ultimi anni sono molti  i libri che dichiarano l’inutilità e l’inefficacia della leadership ai fini della gestione di un’organizzazione: “The End of Leadership” di Barbara Kellerman (2012), “The Leaderless Revolution” di Carne Ross (2011), “The Starfish and the Spider – the Unstoppable Power of Leaderless Organizations” di Ori Brafman e Rod Beckstrom (2006) e “Managing without Leadership” di Gabriele Lakomski (2005), solo per citarne alcuni.

Il secondo fenomeno, antitetico al primo, è l’esplosione della spesa in programmi formativi per lo sviluppo della leadership. Secondo Doris Gomez la spesa è salita dai 10 miliardi di dollari nel 1980 a oltre 45 miliardi di dollari (“The Leader as learner”, International Journal of Leadership Studies, 2, no. 3, 2007). Dati che sembrerebbero indicare un invidiabile stato di salute della leadership e non certamente la sua fine.

Che conclusioni trarre quindi? Cerchiamo di stare ai fatti. I due ambiti in cui la leadership è considerata un elemento di grande importanza sono la politica e il business. I dati dell’indagine di Demos – La Repubblica del 2012 indicano che la fiducia nei rappresentati politici degli italiani è giunta ad un minimo storico. Solo il 4% crede nei partiti e solo il 9% ha fiducia nel Parlamento. I risultati sono simili negli Stati Uniti. Secondo il National Leadership Index, la fiducia degli americani nel Congresso è ai minimi, con una reputazione peggiore di Wall Street (fino a 2 anni fa all’ultimo posto in termini di fiducia). Questo per quanto riguarda il tema “credibilità”. Non migliori sono però i risultati di governo. Stati Uniti ed Europa non riescono ad uscire da questa terribile crisi, non sembrano esserci all’orizzonte leader salvifici in nessuno dei maggiori Paesi. E a parte la recente riconferma di Obama, negli ultimi 2-3 anni i cittadini spagnoli, francesi, inglesi, italiani, e greci non hanno riconfermato i governi in carica, segnale evidente di una crisi di leadership.

Nel mondo del business la situazione non è migliore. Tralasciando i dati sulla longevità delle imprese e sulla sostenibilità delle performance aziendali di cui abbiamo più volte parlato, i risultati della Global Workforce Survey, ci dicono che il 58% dei dipendenti italiani ritiene che il comportamento del proprio manager non sia coerente con ciò che dice. Negli Stati Uniti, secondo il National Leadership Index, Il 69% degli americani è “d’accordo” o “fortemente d’accordo” con l’affermazione secondo la quale gli Stati Uniti stanno attraversando una crisi di leadership. E sulla base dei risultati del Maritz Poll (Maritz Research, 2011), solo il 7% degli americani definiscono il proprio manager sia onesto che competente. La recente vicenda di UBS a Londra i cui dipendenti hanno scoperto di essere stati licenziati dal non funzionamento del loro badge nel momento in cui stavano entrando in ufficio, mi sembra un esempio che spiega molto bene questi risultati.

Questi dati sembrerebbero dimostrare che nonostante il proliferare di centri di ricerca sulla leadership e nonostante gli investimenti formativi crescenti, i leader oggi non sembrano essere migliori rispetto al passato, anzi la sensazione è che ci sia un progressivo depauperamento del valore e dell’impatto della leadership sui sistemi sociali e organizzativi.

Che fare quindi? Non abbiamo più bisogno di leadership e di leader? Io penso che ci sia ancora un forte bisogno di leadership ma non di leader nel senso classico del termine. Mi spiego meglio. Leadership è un concetto, leader è una persona. Quest’epoca così imprevedibile e turbolenta non può più essere affrontata sperando nelle doti di un singolo illuminato. E’ periodo in cui, grazie al web, ai social, ai mezzi di comunicazione, alla globalizzazione, i follower stanno assumendo un’importanza superiore a quella dei singoli leader. Sono i comportamenti, le dinamiche e le interazioni emergenti dei follower che spesso determinano l’evoluzione di un sistema e di un’organizzazione. E sempre più spesso sono le competenze e i punti di vista congiunti dei “tanti” che arrivano alla soluzione prima e in maniera più efficace rispetto alla decisione e al punto di vista del singolo leader. Non abbiamo quindi più bisogno del leader che ci dice cosa dobbiamo fare, ciò che è giusto, e cosa dobbiamo aspettarci dal domani. Abbiamo però ancora un gran bisogno di leadership come scienza di governo delle dinamiche emergenti dalle interazioni tra le persone, siano essi cittadini, clienti o dipendenti di un’organizzazione. Abbiamo bisogno di una leadership che perda la sua personalizzazione e smetta di incarnarsi in un singolo. Di una leadership invisibile ma presente che la smetta di dirci cosa fare e di focalizzarsi sull’output e cominci a concentrarsi sugli input di partenza da cui si generano i comportamenti delle persone. Una leadership che faccia emergere l’intelligenza degli altri, una leadership che smetta i panni della gerarchia ed abbracci quella dell’eterarchia, una leadership che governi con le domande e non con le risposte.

7 thoughts on “Fine della leadership? Evviva la leadership

  1. Pingback: QUALE LEADERSHIP PER I MANAGER DELLA COMPLESSITA’?

  2. Ottimo post.
    Una delle possibili risposte è in un post che avevi scritto (https://complessita.wordpress.com/2009/03/02/letture-leadership-agile-nella-complessita/) o meglio nell’ottimo libro che avevi recensito.
    In generale i sistemi e le organizzazioni “agili” (i movimenti che nascono dal mondo di sviluppo SW e si stanno espandendo in altri settori dell’economia) hanno bisogno proprio di una leadership moderna che delinei nella parte finale del post.
    Credo si un processo in corso, irreversibile di selezione darwiniana della leadership. Ci vorrà tempo ma questa è la leadership del futuro IMHO o meglio del presente per aziende illuminate ….

  3. Interessante articolo che prospetta una nuova visione della leadership; è come dire che sarebbe auspicabile passare ad una leadership diffusa, prendendo la definizione dal settore alberghiero. Non mi è possible effettuare il reblog sulla piattaforma blogger (http://cultura-manageriale.blogspot.com); conosci un metodo che non sia il copia/incolla, per far apparire il tuo post su quel blog?

  4. Mi spiace Pier Paolo non so come si possa far apparire il post sul tuo blog.
    Per quanto riguarda la leadership diffusa, molte aziende ne parlano, tuttavia spesso la soluzione che trovano per svilupparla è organizzare corsi di leadership a pioggia, con il risultato che non si ottiene leadership diffusa ma tanti atteggiamenti da piccolo leader.

  5. sono passati 2 anni; nel frattempo sembra iniziato un periodo dove emergono i valori reali desiderati dai consumatori e le idee migliori intese come quelle che trovano più interesse anche nel business. Sono convinto che un leader è più leader se fa emergere proattivamente i talenti di chi lo circonda (ho provato che si evidenziano meglio anche i nostri!).
    in ultima analisi la leadership si misura semplicemente nella capacità di farsi ascoltare dagli interlocutori (a riporto e non) che trasformano in azioni l’idea enunciata.
    dopo 2 anni aggiungeresti qualcosa a quanto avevi scritto?

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