Metodo Stamina e scientismo dei valutatori

cellule staminaliE’ di questi giorni la notizia che il TAR del Lazio ha sospeso il decreto di nomina della Commissione incaricata di decidere sull’avvio della sperimentazione del metodo Stamina.  Seguo questa vicenda da mesi e la cosa che mi ha maggiormente colpito è la virulenza con cui questo metodo è stato attaccato da tutta la comunità scientifica: una vera e propria campagna stampa condotta sui principali media (Corriere della Sera in testa) mirata a ridicolarizzare Vannoni e il suo metodo e a bollare come “fantasie” di madri addolorate i miglioramenti dei bambini curati con il metodo Stamina.

Io non ho né le informazioni né le conoscenze tecnico-scientifiche per giudicare il lavoro di Vannoni e della sua equipe, quindi non si intenda questo mio post come una difesa dello stesso. Il mio scopo non è in nessun modo difendere Stamina, bensì quello di sottolineare l’arroganza di chi si nasconde dietro lo scudo del cosiddetto “metodo scientifico”.  La commissione di esperti ha infatti dichiarato che mancherebbero i “fondamenti scientifici “tali da giustificare l’avvio della sperimentazione.

Ebbene cosa vuol dire “scientifico”? Si definisce tale il metodo che raggiunge una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile e verificabile attraverso la raccolta di evidenze empiriche o la formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre al vaglio del’esperimento per testarne l’efficacia. Aggiungerei, per usare la definizione di Popper, che è “scientifico” ciò che può essere confutato, quindi, la teoria della relatività è scientifica in quanto falsificabile, mentre l’astrologia, le teorie psicanalitiche ed economiche non lo sono.

Come si può facilmente intuire la definizione di “scientifico” non aiuta più di tanto a chiarire le idee in merito alla vicenda Stamina. Si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro sul concetto di conoscenza oggettiva (Duhem, Poincaré, Kuhn, Popper, Feyerabend) e sarebbe interessante sapere se tutti i membri della commissione “scientifica” chiamata a decidere dell’avvio alla sperimentazione (sperimentazione!) conoscano queste riflessioni.

La ricerca medica d’altra parte non è stata certo immune dal prendere sonore cantonate “scientifiche” sia nel lancio di farmaci rivelatisi poi dannosi e ritirati dal mercato sia nella proposta di approcci preventivi di possibili patologie, quali ad esempio la dilagante tonsillectomia degli anni ‘70 e ‘80.

Un esempio che cito spesso riguarda la ricerca sul cancro (http://science.italianembassy.se/stsn_4-2003.html). Nel 2002 è stato pubblicato uno studio svedese che evidenziava che i cibi a base di amido come la patatine fritte contengono acrilamide, una sostanza che sembrava indurre il cancro negli esperimenti di laboratorio. Nove mesi dopo questa prima pubblicazione è apparsa una seconda ricerca che ha evidenziato che i cibi che contengono acrilamide non causano il cancro. Il 17 giugno una nuova puntata della saga sulle patatine fritte: è stata resa pubblica dall’agenzia Reuters una ricerca in cui si afferma che i cibi che contengono acrilamide provocano mutazioni del DNA. Il 5 luglio, un paio di settimane più tardi, un altro titolo della Reuters puntualizzava: uno studio rileva che non c’è alcun collegamento tra le patatine e la mutazione del DNA. Quindi? Di quale metodo scientifico (alla Popper) stiamo parlando?

Resta da sottolineare un ultimo aspetto. Alla base del metodo scientifico vi è la raccolta di evidenze empiriche. Nel caso Stamina i membri della commissione non hanno preso in alcuna considerazione le voci dei molti genitori che denunciavano evidenti miglioramenti dei figli in cura. Mi colpisce la motivazione attraverso cui spiegano questa loro posizione: “i miglioramenti possono non essere veri, non essere significativi, essere casuali, aneddotici e comunque non misurabili e confrontabili”.

Non mi sembra una motivazione particolarmente “scientifica” visto che non sono state neanche esaminate  le cartelle cliniche dei pazienti. E perché non sono state prese in considerazione? Anche in questo caso la spiegazione data mi rende perplesso: “le cartelle cliniche isolate e al di fuori di una sperimentazione controllata, non possono avere valore probante.”

Valore probante? Non hanno valore probante? Ma qui non si tratta di giudicare chi ha ragione tra due litiganti, qui lo scopo è quello di capire se un metodo può aiutare giovani pazienti a sopravvivere e a migliorare le loro condizioni di vita. Come può essere “scientifico” un metodo che ignora le evidenze empiriche (che naturalmente occorre dimostrare siano tali) e non ha il desiderio di approfondirle, di studiarle ed eventualmente di confutarle?

Io penso che l’arroganza dimostrata dai membri della commissione Stamina e da tanti altri membri della comunità scientifica sia dovuta ad una distorsione del concetto di scienza. Il loro approccio non è stato scientifico, è stato scientista, presuppone una completa conoscenza dell’uomo (inteso come sistema complesso) che la medicina è lungi dall’avere. In qualità di “macchine non-banali” (von Foerster), le reazioni fisiologiche agli input (siano essi farmacologici, psicologici o relazionali) non possono essere considerate in maniera deterministica, esse sono sempre contestuali. Motivazioni come quelle addotte dalla comunità scientifica sul metodo Stamina (lo ripeto, al di là della validità dello stesso) non possono essere acriticamente accettate.

Se l’evidenza empirica contraddice il modello considerato scientifico, non si ignora la prima, si fa evolvere il secondo.

Consiglio quindi agli illustri membri della Commissione che ha bocciato l’avvio della sperimentazione di Stamina di farsi un ripasso dei pilastri del metodo scientifico e un buon inizio possono essere le parole di Edgar Morin: “Noi ci rendiamo conto ormai che l’incoscienza dei limiti della conoscenza era il maggior limite della conoscenza stessa. L’idea che la nostra conoscenza sia illimitata è un’idea troppo limitata. L’idea che la nostra conoscenza sia limitata ha conseguenze illimitate. L’incertezza non è solamente il cancro che rode la conoscenza, è anche il fermento di essa: è l’incertezza che spinge a investigare, verificare, comunicare, riflettere, inventare. L’incertezza è ad un tempo l’orizzonte, il cancro, il fermento, il motore della conoscenza. Quest’ultima così lavora e progredisce in opposizione/collaborazione con l’incertezza.”

4 thoughts on “Metodo Stamina e scientismo dei valutatori

  1. Ciao Ale!

    Stamina è una bufala, come la cura Di Bella contro il cancro e come il tizio che prevedeva i terremoti. Il metodo scientifico ha tanti limiti, comprese fallibilità e limitatezza, ma queste ciofeche le smaschera facilmente🙂
    (Puoi chiedere a chiunque del ramo, o puoi googlare la faccenda su “Nature”).

    Paolo

    PS: Per “evidenza empirica” si intende informazioni che scaturiscono da studi organizzati (in medicina, e.g.: randomizzati, a doppio cieco, e controllati secondo metodiche std). Le cartelle cliniche dei malati di cui si parla qui sono evidenza “aneddotica”, non empirica. Si tratta di una differenza epistemologica importante: ciò che accade sotto il mio naso, in scienza, può costituire un indizio, ma _non_ è evidenza empirica (perché, spesso, sotto il naso di un altro accadono altre cose)

  2. Ciao Paolo!
    ho anch’io molti dubbi su Stamina e penso che Vannoni non debba gureggiare a alimentare false speranze. Quello che volevo sottolineare non è il fatto che il metodo Stamina funzioni (non ho la più pallida idea), ma solo che non si può adottare un atteggiamento così arrogante e virulento per un problema che tocca la vita di tante famiglie (ad esempio non è sufficiente dire che i miglioramenti dei pazienti trattati con Stamina è solo un’illusione collettiva di mamme speranzose… questo è tutto fuorché “scientifico”)
    Nella sostanza hai molto probabilmente ragione, però troppo spesso le certezze scientifiche sono state superate da altre certezze scientifiche, pensa ai farmaci pericolosi, alle credenze sul colesterolo, ecc.
    Io ormai diffido di tutte le eccessive certezze.
    Quanto a Nature la rivista è certamente prestigiosa e seria ma è la stessa che un secolo fa ha ridicolizzato Wegener che proponeva la deriva dei continenti, almeno fino a quando non è stata scoperta la tettonica delle placche.
    Chiedevo solo un atteggiamento meno sprezzante e in grado di dare una risposta certa e più accettabile alle tante famiglie che vivono un dramma.
    Bastava poco.

    • (1) Secondo me, proprio poiché ci sono di mezzo la salute e la dabbenaggine speranzosa di mamme e papà in ansia, con i cialtroni è consigliabile essere risoluti. E mi pare che con questa pippa lo si sia stati anche troppo poco;
      (2) Le “certezze” scientifiche non esistono. Io studio scienza da quando avevo 14 anni e nessuno scienziato o pedagogo serio mi ha mai detto che ci sono “certezze”. Le evidenze scientifiche esistono per essere superate da nuove evidenze. Se non fosse così, non esisterebbe la ricerca;
      (3) Sul piano logico, l’imbatterti in uno scienziato stronzo non ti autorizza decretare l’invalidità dell’approccio scientifico. Prènditela con lo stronzo, e via, no?🙂

  3. Si forse dovrei prendermela con lo “stronzo”, ma siamo sicuri che sia solo uno?
    In fondo lo stesso sta accadendo con il metodo Zamboni: i malati dicono che funziona e la comunità scientifica boccia il metodo… mah!

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