Spunto di riflessione per chi progetta organizzazioni

von foerst“Agisci sempre in maniera che il numero delle possibilità cresca” (Heinz von Foerster)

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Sistema in crisi o crisi sistemica?

Nel 2009 il Sole 24 Ore ha pubblicato “Lezioni per il Futuro”, un instant book che raccoglieva le opinioni di autorevoli economisti sulle cause della crisi economico-finanziaria generata dai subprime nel 2007. Nel saggio di apertura Guido Tabellini, Rettore della Bocconi scriveva:

Nella crisi vi è stato un errore concettuale: la scelta di monitorare ogni istituzione finanziaria su una base esclusivamente individuale, considerando quale parametro di valutazione il value at risk del singolo intermediario, senza tener conto in alcun modo del rischio sistemico. Vi sono due aspetti della regolamentazione che hanno amplificato gli effetti dello shock iniziale: innanzitutto la pro-ciclicità della leva finanziaria, indotta dai vincoli imposti sul capitale delle banche. In secondo luogo i principi contabili che impongono di valutare i rischi secondo i valori di mercato. A fronte di una perdita sugli investimenti che erode il capitale degli intermediari finanziari, i vincoli di Basilea impongono di ridurre la leva finanziaria (cioè il debito) e dunque costringono le banche a vendere i titoli in attivo per fare cassa. Il problema viene in questo modo esacerbato: le vendite forzate riducono il prezzo di mercato dei titoli peggiorando il bilancio di altri investitori e inducendo ulteriori vendite forzate di titoli in una spirale involutiva.

A distanza di 2 anni abbiamo davvero imparato la lezione? Proviamo a fare un po’ di cronostoria di ciò che è successo negli ultimi 4 mesi:

  • A luglio, nonostante le condizioni economiche di Portogallo e Spagna non fossero certo brillanti, l’unica vera preoccupazione degli operatori economici e della politica riguardava il salvataggio della Grecia. Lo spread italiano si aggirava intorno ai 250 punti.
  • Dopo il crollo dei mercati dei primi di agosto, nonostante i fondamentali italiani non abbiano subito sostanziali modifiche rispetto al mese precedente, l’Italia entra nell’occhio del ciclone. Lo spread comincia a salire incessantemente e il governo è costretto a emanare in pochi giorni manovre economiche estremamente onerose.
  • Questo non placa i mercati. La Merkel e Sarkozy, tra mille balbettii, dichiarano in coro che faranno qualsiasi cosa per salvaguardare l’euro. Intanto il dibattito si sposta sulla credibilità politica del Governo Italiano.
  • Berlusconi dichiara ai primi di ottobre che l’Italia con la manovra ha sanato i conti e ora punta sul decreto sviluppo. Annuncia che sono pronte 100 idee per la crescita economica.
  • Il giorno dopo Tremonti dice che non ci sono soldi per il decreto sviluppo.
  • La BCE acquista titoli italiani.
  •  Si muove l’EBA (European Banking Autorithy): per salvaguardare le banche, obbliga le stesse a ricapitalizzarsi per far fronte alle perdite di valore dei tutoli europei.
  • La Germania è sotto pressione per gli Eurobond ma continua a rifiutarli. I mercati prima scommettono sulla riuscita e reagiscono positivamente, poi crollano dopo il nein tedesco.
  • Per cautelarsi contro la confusione in Europa I fondi pensioni americani continuano a vendere titoli europei
  • Angela Merkel dichiara che le risorse a difesa dell’euro non sono illimitate contribuendo ad alzare la tensione dei mercati.

Mi fermo qui. Ho inserito solo le prime cose che mi sono venute in mente e quindi ho dimenticato molti altri fatti che sono avvenuti in questi ultimi pazzi mesi.

Come è possibile fare un po’ di chiarezza in tutto questo? Innanzitutto la crisi è economica (l’indebitamento e la crescita zero di alcuni pesi) o politica (la leadership e la credibilità dei governi)? Probabilmente entrambe le componenti hanno un peso importante, tuttavia ci può essere anche un punto di vista diverso, di cui non si parla mai: quella che è stata definita la peggiore crisi degli ultimi 100 anni, la crisi che sta mettendo seriamente in dubbio la tenuta dell’euro, è una crisi generata, non da fatti concreti ed oggettivi, bensì  da meccanismi autoavverantisi di tipo sistemico.

Provo a spiegarmi. E’ indubbio che alcuni Paesi Europei abbiano situazioni economiche critiche. Prima dell’estate tuttavia, l’unico problema grave era rappresentato dalla Grecia. Oggi, perfino Francia e Germania non sono immuni dagli attacchi dei mercati. I loro fondamentali sono peggiorati? Al netto delle conseguenze della crisi finanziaria (spread, credit crunch, ecc.), la risposta a questa domanda è no.

Ciò che è accaduto è che l’effetto si è trasformato in causa. Si tratta di una classica situazione sistemica riassumibile nella domanda: “è la scarsità del bene a provocare l’incetta o è l’incetta a provocare la scarsità del bene?”

Di fronte alle deboli e balbuzienti risposte politiche europee alla crisi greca I grandi investitori hanno cominciato a non fidarsi più dell’Europa e hanno cominciato a vedere titoli dei Paesi più a rischio. Rientravano in questa categoria chi aveva pessimi fondamentali (la Grecia) e chi non era considerato credibile (l’Italia). La mossa degli investitori è cautelativa e finalizzata a diminuire il rischio. Ma facciamoci una prima domanda: cosa comprano per sostituire i titoli europei? Siamo sicuri, per usare un gioco di parole, che i sostituti siano più sicuri dei bond italiani, spagnoli, francesi?

Una seconda domanda: se la continua vendita di titoli europei distrugge l’euro e genera una nuova drammatica crisi economica planetaria, siamo sicuri che non comporti un effetto negativo anche per gli stessi grandi investitori?

Una delle mosse dell’EBA per fronteggiare la crisi europea è stata quella di costringere le banche europee ricapitalizzarsi. L’intento era lodevole, ma cosa è successo? Che le banche, di fronte alla difficoltà oggettiva di trovare nuovi capitali,  hanno cominciato a vendere in massa i titoli dei Paesi a rischio, di fatto accelerando la crisi finanziaria e di fiducia. La decisione dell’EBA, inoltre, porta ad una stretta del credito che ha effetti recessivi sui consumi e sulle imprese, con una contrazione della crescita economica e un peggioramento dei fondamentali economici europei. Esattamente il contrario di quello che si sarebbe dovuto fare. Quindi la terza domanda è: obbligare le banche a ricapitalizzare le rende più forti? Le rende più competitive? Aiuta a superare la crisi?

Nello stesso modo il FMI e l’asse Merkel- Sarkozy, per dare risposte alle ansia dei mercati, impongono ai Paesi più a rischio di mettere a punto nuove manovre finanziarie sempre più rigorose. Questo, nelle intenzioni dovrebbe dimostrare la buona volontà di migliorare i conti. Il problema è che i conti peggiorano sempre perché gli spread continuano ad aumentare  e fare nuove manovre economiche con maggiori tasse e tagli, non fa altro che avere effetti potenzialmente depressivi sull’economia. La quarta domanda quindi è: se le manovre possono deprimere la crescita economica e la mancanza di crescita dell’Eurozona è la principale preoccupazione dei grandi investitori, non rischiamo  di generare un loop vizioso?

Insomma, come se ne esce? Se continuiamo su questa strada perderanno e perderemo tutti. Perderanno gli investitori perché si troveranno in una nuova crisi globale, più grave di quella dell’ultimo triennio. Perderanno i governi dei Paesi europei perché pagheranno un enorme dazio elettorale. Perderanno i cittadini e e le imprese perché non riusciranno a mantenere lo stesso tenore di vita o di performance.

In questi giorni i giornali fanno a gara a intervistare i massimi esperti mondiali per capire quale ricetta propongono per uscire dalla crisi. Ne propongo una anch’io che, pur essendo secondo me efficace per superare definitivamente la crisi,  è, di fatto, inapplicabile alla realtà.

La ricetta è semplice quanto  valida: costringere tutti gli attori implicati in questa situazione a comportarsi come se la crisi non esistesse. Ecco che i fondi pensione americani ricomincerebbero ad acquistare titoli europei, gli spread calerebbero, la tensione politiche diminuirebbe dando maggiore serenità ai leader europei per affrontare la crisi economica (reale) di alcuni Paesi, questo darebbe maggiore respiro alle banche europee che potrebbero permettersi di ridurre la stretta del credito generando un impulso positivo ai consumi. Misure fiscali fondate più sulle cose che sui redditi personali consentirebbero di avere un maggior gettito dai consumi, risanando i conti ma, al contempo, salvaguardando la crescita.

Che bello sarebbe se il mondo fosse reversibile.

Capitale umano, efficienza e competitività

“Se non diventate più efficienti, perderete il lavoro. Tra parentesi se dimostrate una maggiore efficienza, perderete comunque il posto.”
(G. Hamel, C.K. Prahalad, “Alla conquista del futuro”)

Di cosa stiamo parlando?

Società (in)civile…

…. Il professore che trucca un concorso, il commerciante che non emette lo scontrino, l’imprenditore che fa lavorare in nero i suoi operai non sono vittime della politica, ma semmai beneficiari della sua assenza.

(da Luca Ricolfi, “L’abisso morale del Paese”, La Stampa 18 febbraio 2010)

Il valore di evitare facili scorciatoie

barack-obamaAnche per me non è un picnic, ragazzo”. E’ questa l’espressione che usava la madre di Barack Obama quando il figlio si lamentava di doversi alzare alle 4.30 del mattino per seguire le sue lezioni private, vista l’impossibilità economica di poter frequentare le scuole americane durante il loro soggiorno in Indonesia. Inizia in questo modo il discorso che il Presidente americano ha fatto agli studenti americani per l’apertura dell’anno scolastico.

E’ un discorso appassionato e molto bello che richiama il valore della responsabilità individuale. Eccone un estratto: “(…) ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire. (…) Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.

Il discorso di Obama evidenzia un aspetto molto importante. Il messaggio che, da almeno dieci anni, arriva ai giovani quotidianamente è che la responsabilità individuale non serve, gli sforzi e i sacrifici fatti per ottenere qualcosa sono per gli stupidi o gli sfigati. Quello che conta è conoscere le giuste personee farsi raccoomandare, far parlare di sé in tutti i modi e trovare furbe scorciatoie per il successo. In Italia il velinismo e il tronismo sono i sintomi di questo stato di cose. Viviamo in un Paese in cui persone che hanno commesso reati, e per questi sono stati condannati, hanno immediatamente l’occasione di riciclarsi in televisione in qualche reality ed escort presidenziali diventano le nuove star del momento. Più nefandezze si compiono e più si ha accesso a ricchezza, notorietà e successo.

Ben venga, quindi, anche da noi, un discorso che riprenda il valore della responsabilità e dica a chiare lettere ai giovani: studiate, impegnatevi, distinguetevi per una vostra competenza e abilità. Non vi sentite sfigati rispetto a chi usa le scorciatoie, consapevoli del fatto che le loro strade, prima o poi finiranno, mentre le vostre continueranno e si amplieranno nel tempo.

Barack Obama lo augura a tutti gli studenti americani, ma questo vale per tutti noi.

La versione integrale del discorso di Barack Obama è disponibile sul sito de La Stampa.

Frammenti di leadership

educazione“Mah… cosa succederebbe se un aereo ti lasciasse al centro del deserto del Sahara, e tu raccogliessi un singolo granello di sabbia con le pinzette e lo spostassi di un millimetro?” Ho risposto: “Probabilmente, morirei dissanguato.” E lui: “No, intendo solo in quel momento, quando sposti il granello. Cosa vorrebbe dire?” “Non lo so. Cosa?” Lui mi ha detto: “Pensaci”.Ci ho pensato. “Credo che avrei spostato un granello di sabbia”. “E questo significherebbe che…?” “Il fatto che ho spostato un granello di sabbia?” “Significherebbe che hai cambiato il Sahara”. “E allora?””Allora?” “Allora, il Sahara è un grande deserto. Ed esiste da milioni di anni. E tu lo avresti cambiato!” “E’ vero!” ho detto, alzandomi a sedere. “Avrei cambiato il Sahara!””E significherebbe che…?” mi ha chiesto ancora lui. “Cosa?” Dimmelo tu” “Bè, non sto parlando di dipingere la Gioconda o sconfiggere il cancro, ma solo di spostare di un millimetro quell’unico granello di sabbia” “E Allora?””Se non lo avessi fatto, la storia dell’uomo sarebbe andata in un modo…” “Si?””Ma tu l’hai fatto e dunque…?” “Mi sono alzato in piedi sul letto, ho puntato le dita verso le finte stelle e ho gridato: “Ho cambiato il corso della storia dell’uomo!” “Proprio così”. “Ho cambiato l’universo!” “Esatto”. Sono Dio!” “Sei ateo”. “Non esisto!”. Mi sono ributtato sul letto, tra le sue braccia, e ci siamo scompisciati tutti e due.”

(Thomas Schell e suo figlio Oskar di 10 anni, in “ Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer)

Questione di citazioni

aristotelePochi giorni fa ho tenuto un seminario a Roma e all’interno della sala, proprio di fronte a me, era appeso un grosso riquadro contenente un aforisma di Aristotele: “Sbagliare è possibile in molti modi, ma riuscire è possibile in un modo solo” (da Etica Nicomachea).

E’ interessante notare quanto oggi questa considerazione di Aristotele rifletta un mondo complicato e non complesso. Il mondo era un mistero da svelare, da scoprire, arrivando alla verità ultima che, per definizione, è unica e oggettiva. Oggi siamo ben consapevoli che non c’è affatto un unico modo per aver successo nella vita professionale, nella gestione di un’impresa, nell’educazione dei figli, nelle scoperte scientifiche e in moltissime altre cose.

Albert Einstein una volta ha detto “follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi“. Il nostro buon senso dà ragione ad Einstein, crescono però esponenzialmente le situazioni in cui potrebbe valere anche il contrario: “follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati uguali“.