Educhiamo gli educatori prima ancora degli studenti

scuola-noiosa (1)Il Corriere della Sera oggi dedica un’intera pagina alle presunte difficoltà dei ventenni a concentrarsi. Questo “allarme attenzione” è stato lanciato da un gruppo di 40 docenti italiani appartenenti al network Athena della Fondazione Pubblicità Progresso. I professori lamentano una forte diminuzione della capacità di analisi, di ascolto e di apprendimento degli studenti universitari e mettono sotto accusa il multitasking reso possibile dalle nuove tecnologie. In sostanza ad essere sotto accusa è l’uso di IPad e smartphone che, rendendo possibile ai giovani l’accesso ad un universo infinito di conoscenze, stimoli, notizie ed esperienze, renderebbe superficiale la loro visione della realtà, abbasserebbe la loro capacità di pensiero critico con effetti negativi sull’apprendimento.

Cosa propongono quindi i professori del network Athena? Vietare l’uso di smartphone e IPad in aula, confinando il loro uso solo alle ricerche con fini didattici, e rivalorizzare l’insegnamento del latino e del greco e della scrittura a mano… direi che manca solo il ritorno dell’obbligo al “Voi” nei confronti dei professori e il ripristino delle punizioni corporali e poi il quadro è completo.

Può anche darsi che ci sia una maggiore difficoltà all’ascolto da parte dei giovani di oggi ma la colpa non è certo da imputare alla tecnologia, ma all’immutabilità, da parte di certi docenti, dei metodi di insegnamento in aula. I ventenni di oggi con un movimento del dito possono trovare qualunque informazione, soddisfare ogni tipo di curiosità, confrontarsi con gli altri su ogni genere di argomento in tempo reale. E’ evidente che gli stimoli intellettuali e sensoriali a cui hanno accesso sono molto superiori rispetto alla generazione precedente. Se perdono interesse nei confronti della didattica scolastica è perché questa spesso è incapace di produrre gli stessi stimoli intellettuali ed emotivi che i ragazzi possono trovare al di fuori della scuola. In quest’ottica puntare sullo studio del latino e del greco tornare a scrivere a mano, sono esattamente quel genere di soluzione che aggraverebbe il problema invece di superarlo.

Prima di mettere in discussione i giovani, la loro capacità di apprendimento e il loro spirito critico forse questi professori dovrebbero mettere in discussione le loro modalità di insegnamento. Dobbiamo aiutare i ragazzi ad affrontare un mondo interconnesso, iperveloce e in continua trasformazione. Penso sia difficile farlo se chi dovrebbe svolgere questo delicato ruolo sia ancorato a vecchi schemi di pensiero e a una visione del mondo che il progresso tecnologico e la globalizzazione hanno spazzato via.

Se vogliamo risolvere i problemi di attenzione dei giovani iniziamo a educare gli educatori. La società, piaccia o non piaccia, è in continua trasformazione. Non sarà con il ritorno della scrittura a mano e delle vecchie logiche didattiche che faremo il bene delle future generazioni.

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