Intelligenza collettiva al servizio del decision making

Vi segnalo un interessante articolo pubblicato ieri sull’inserto “La lettura” del Corriere della Sera.  Si tratta di un’intervista a John De Jong sul ruolo dell’intelligenza collettiva nel problem solving e nell’innovazione.

Eccone un estratto:

L’intelligenza non è (soltanto) una facoltà individuale, ma soprattutto collettiva. Corollario: più che le competenze del singolo individuo, alle elementari come all’università è fondamentale sviluppare (e insegnare) la capacità di scambiarsi informazioni, di confrontare punti di vista diversi, di lavorare in squadra alla soluzione dei problemi.

Il guaio, almeno per molti insegnanti e dirigenti scolastici, è che non si tratta di una nuova teoria pedagogica destinata a occupare solo qualche pagina di giornale, ma di una «rivoluzione copernicana» che avrà presto effetti molto concreti. Il «Collaborative problem solving», la capacità di risolvere i problemi in gruppo, nel 2015 sarà infatti il nuovo oggetto di valutazione del «Pisa». Ovvero il programma dell’Ocse che ha l’obiettivo di misurare — attraverso un test svolto da centinaia di migliaia di studenti dei principali Paesi industrializzati — cosa si impara davvero sui banchi di scuola (…)”

Un articolo utile anche per riflettere sulle problematiche aziendali. Non solo quelle relative ai processi di innovazione, ma anche al decision making. Da anni si parla di teamworking in azienda. Sotto questo capello in questi ultimi anni sono fioriti una pletora di approcci e format esperienziali (dalla Guida sicura ai ponti tibetani) che mirano a sviluppare la capacità di collaborare delle persone. Questo genere di metodologie mira a creare un’identità condivisa e un senso di scopo comune tra i membri di un team/azienda.

Si tratta ora di fare un  ulteriore passo in avanti. La finalità del teamworking deve superare il mero vantaggio “emozionale” e la creazione di fiducia ed appartenenza tra le persone. Deve portare a vantaggi anche di tipo cognitivo, sviluppando modalità per prendere decisioni migliori e più robuste valorizzando l’intelligenza collettiva dei membri del team.

E’ importante sottolineare che sviluppare l‘intelligenza collettiva non significa prendere decisioni attraverso modalità quali il compromesso, la concertazione (di gran voga in questi giorni) e il voto democratico. Significa imparare a evitare fenomeni come il “groupthink” che spesso aleggia nei comitati di direzione e adottare un approccio che miri a esaminare la decisione da punti di vita molti differenti tra loro per esperienza, background professionale e attitudine.

Una prassi che, come suggerisce De Jong, dovrebbe essere insegnata ai giovani già nelle scuole per preparare le generazioni future a gestire problematiche e situazioni sempre più complesse.

Per leggere l’intervista completa a De Jong: “Leonardo da Vinci lavora in squadra

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