Le competenze manageriali per il governo della complessità

Complessità deriva da “cum-plexum”, ovvero intrecciato insieme. Oggi i mercati finanziari, le reti energetiche e di trasporto, le economie e i consumatori sono fortemente interconnessi e questo significa che gli attori economici, interagendo in misura crescente, determinano l’entrata in scena di fenomeni emergenti, non lineari e imprevedibili.

L’imprevedibilità del comportamento dei sistemi complessi dipende dal principio dell’ecologia dell’azione. Tale principio ci indica che ogni azione sfugge sempre più alla volontà del suo autore nella misura in cui entra nel gioco di inter-retro-azioni dell’ambiente nel quale interviene. Così, le soluzioni ai problemi aziendali tendono a trasformarsi in “ipersoluzioni”, ovvero modi di affrontare i problemi che, pur essendo fondati sulle migliori intenzioni, finiscono con l’avere effetti controproducenti. Si raggiunge l’obiettivo di breve, ma la soluzione adottata porta all’insorgere di nuovi e più gravi problemi nel tempo o nello spazio (le aree aziendali attigue).

La complessità mette in crisi gli approcci riduzionistici che tendono a scomporre problemi e situazioni in parti più semplici. Come scrive Edgar Morin ne “La Testa ben Fatta”; “C’è un’inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte, e realtà o problemi sempre più trasversali multidimensionali, globali,  dall’altra. L’iperspecializzazione impedisce di vedere il globale così come l’essenziale e  rende incapaci di cogliere “ciò che è tessuto insieme.

Economia, politica, tecnologia, benessere, pace sono temi che non possono essere affrontati con una visione e un approccio disciplinare. Richiedono competenze ampie e trasversali, una visione sistemica e analisi multidisciplinari. Lo stesso vale per il management: Perché non riusciamo a sviluppare nuovi prodotti di successo? A cosa è dovuto l’alto turnover dei nostri migliori collaboratori? Perché in alcuni Paesi non riusciamo a sfondare? Qual è il giusto bilanciamento tra orientamento al cliente ed esigenze di standardizzazione e produttività? Da cosa dipende lo scarso livello di engagement di alcuni strati di popolazione? Questo genere di problemi non può essere affrontato né adottando un set di tecniche e di tools, né all’interno di un ambito strettamente disciplinare.

I modelli tradizionali prevedono un set di competenze manageriali molto ampio; la flessibilità, l’orientamento al cliente, la collaborazione, l’influenzamento, ecc (Figura 1).

Figura 1- i tradizionali modelli di competenza manageriale

Queste competenze sono certamente importanti, ma la costruzione di modelli manageriali basati su questo set tradizionali di competenze rischia di non cogliere l’essenza di ciò che occorre ad un manager per saper governare una situazione complessa.

In un ambiente competitivo interconnesso che evolve non linearmente, un manager ha bisogno fondamentalmente di avere 4 caratteristiche (figura 2):

  • Il desiderio di incidere, di raggiungere un risultato
  • La capacità di leggere il contesto in cui si sta muovendo
  • La consapevolezza delle retroazioni sistemiche delle sue azioni nel contesto
  • La predisposizione di un contesto favorevole al raggiungimento di risultati futuri

Figura 2: le caratteristiche del manager per governare la complessità

In assenza di una di queste 4 caratteristiche, l’azione del manager risulterebbe debole, inefficace, di breve termine, o potenzialmente dannosa per il futuro. Seguendo lo schema riportato sopra, le quattro competenze manageriali per governare la complessità risultano essere le seguenti:

  1. RESULT ORIENTATIONS: si tratta di una competenza manageriale classica già presente in molti competency model aziendali. Con questo termine si intende l’abilità di entrare in azione, di decidere e agire rapidamente per raggiungere un obiettivo. Non rappresenta quindi una novità, resta una competenza manageriale importante ma deve essere inserita e sviluppata contestualmente alle prime tre nuove competenze manageriali.
  2. CONTEXT READING: intesa come la capacità di leggere rapidamente la situazione in cui ci si trova, comprendendo le diverse variabili in gioco e i relativi trade-off, sviluppando consapevolezza delle dinamiche relazionali delle persone, e sapendo collocare i diversi aspetti in un dato momento temporale.
  3. COMPLEX THINKING: intesa come attitudine a sviluppare una visione sistemica della situazione da affrontare dimostrando quindi una forte consapevolezza delle possibili retroazioni (conseguenze) generate delle proprie e delle altrui azioni e decisioni.
  4. CONTEXT GENERATION: intesa come attitudine e volontà di costruire progressivamente, attraverso le proprie azioni e decisioni, un contesto relazionale potenzialmente favorevole al raggiungimento di un risultato comune.

Possedere queste 4 competenze rende l’azione manageriale efficace in quanto pienamente consapevole del contesto in cui si inserisce e delle conseguenze a breve e a lungo termine sullo stesso.

Ripensare il management in un mondo interconnesso

complexity management

Il 27 e 28 maggio 2015 Newton Management Innovation, in collaborazione con Complexity Institute, organizza il seminario “Ripensare il management in un mondo interconnesso“.

I docenti:

Alessandro Cravera (Partner Newton Management Innovation)

Marinella De Simone (Presidente Complexity Institute)

Alberto Felice De Toni (Rettore Università di Udine)

Alessandro Pedrazzini (Partner Newton Management Innovation)

Dario Simoncini (Docente di Organizzazione aziendale Università di Pescara)

Il tema:

Viviamo in un mondo caratterizzato da un crescente numero di interconnessioni. I mercati finanziari, le reti energetiche e di trasporto, le economie, e i consumatori sono fortemente interconnessi tra loro. L’interdipendenza dei sistemi rende l’ambiente complesso quindi caratterizzato da fenomeni emergenti, imprevedibilità e non linearità.

Il management, inteso come corpo di conoscenze finalizzato alla gestione d’impresa, si è sviluppato in un contesto storico molto diverso da quello attuale. Un contesto in cui la ricerca di ordine, efficienza e controllo rappresentavano i principali fattori di successo di un’azienda. Di fronte al crescere della complessità, il management appare in crisi, incapace di offrire modelli di azione coerenti con l’evoluzione degli scenari e in grado di affrontare l’interconnessione delle variabili socio-economiche.

Il management, inteso come corpo di conoscenze finalizzato alla gestione d’impresa, si è sviluppato in un contesto storico molto diverso da quello attuale. Un contesto in cui la ricerca di ordine, efficienza e controllo rappresentavano i principali fattori di successo di un’azienda. Di fronte al crescere della complessità, il management appare in crisi, incapace di offrire modelli di azione coerenti con l’evoluzione degli scenari e in grado di affrontare l’interconnessione delle variabili socio-economiche.

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Programma del 27 maggio 2015 (10.00 – 17.00)

  • La complessità come chiave di interpretazione dell’attuale scenario competitivo: interconnessione dei sistemi, non linearità e imprevedibilità. Occorre  sviluppare una lettura complessa della realtà  (Alessandro Cravera)
  • La scienza della complessità: origini, principi fondamentali ed implicazioni per persone e organizzazioni (Marinella De Simone)
  • I vizi manageriali: le prassi di management viziate dal riduzionismo, dal determinismo e dal razionalismo (Dario Simoncini e Alessandro Cravera)

Programma del 28 maggio 2015 (10.00 – 17.00)

  • Complexity Management parte 1 – Ripensare l’organizzazione: la costruzione di nuovi modelli organizzativi e il ruolo dei network relazionali nel funzionamento dell’organizzazione (Alberto Felice De Toni)
  • Complexity Management parte 2 – Ripensare il management e la leadership: l’evoluzione della leadership per il governo della complessità e gli stili di management correlati alle 4 intelligenze relazionali (Marinella De Simone, Alessandro Cravera e Dario Simoncini)
  • Complexity Management parte 3 – Ripensare l’innovazione: la creazione di contesti generativi dell’innovazione: teoria e casi aziendali (Alessandro Pedrazzini)

Modalità di iscrizione:

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Convegno Why Human Capital is important for organizations

Convegno Bari 2015Lunedì 20 aprile sarò a Bari per tenere una relazione al Convegno “Why Human Capital Is Important for Organizations… Today” “ organizzato da Pasquale Davide de Palma, autore (in collaborazione con Amelia Manuti)  del omonimo bestseller (Palgrave Macmillian 2014) e fondatore di Das HumanKapital.

Il convegno, organizzato in collaborazione con l’Università di Bari e Palgrave Macmillian. si terrà presso la sala Aldo Moro dell’Università. Interverranno molti relatori italiani e internazionali tra cui il Prof. Nigel Nicholson della London Business School, Fermin Diez della Singapore Management University, Frank Di Bernardino, CEO di Vienna Capital Human Capital Advisors, Isabel Zamorano, HR Leadership Development Manager di Fiat Chrysler Automobiles, e Pieter Haen Past President della World Federation of People Management Associations.

Il mio intervento è previsto all’interno della sezione “Complexity in Organizations” e verterà sul governo delle dinamiche emergenti dei sistemi complessi e sulla conseguente evoluzione del concetto di leadership nella complessità.

Di seguito l’abstract:

Fin dagli albori la risposta del management alla crescente turbolenza dei mercati è stata la riduzione della complessità attraverso la procedurizzazione, la modellizzazione e l’ossessione per il controllo. In questo contesto l’organizzazione ha assunto una conformazione gerarchico-piramidale con logiche di funzionamento di tipo top-down. Questo modo di intendere il management determina l’insorgere di comportamenti passivi e dipendenza dal leader.

Per competere in un ambiente fortemente interconnesso, le imprese devono assorbire complessità, governare le dinamiche emergenti e favorire l’emergere di logiche auto-organizzative al proprio interno. In questo contesto i concetti di leader e di leadership vanno completamente ripensati. Nei sistemi complessi, il leader efficace perde il suo ruolo pivotale nei processi di decision making, e di motivazione delle persone e tende a trasformarsi in un generatore di contesti che favoriscono l’emergere di comportamenti funzionali all’evoluzione dell’azienda nel contesto competitivo in cui opera.”

E’ possibile partecipare al convegno registrandosi su Eventbrite o scrivendo a davide@dashumankapital.com

Vedi il programma dettagliato del convegno.

Complexity Management Winter Lab a Rapallo

CMWLDopo il successo della Complexity Management Summer School di Spoleto, il Complexity Institute, in collaborazione con Newton, propone una settimana intensive di laboratori per l’alta formazione destinata a manager e professionisti.

Il Winter Lab, che si terrà a Rapallo (GE) dal 22 al 29 gennaio 2014, sarà sviluppato intorno al tema «Teoria della complessità e Analisi delle reti”.

Il team di docenti che si alterneranno nella conduzione dei laboratori è composto da Alberto De Toni (Rettore dell’Università di Udine), Claudio Bergamini (CEO di Imola Informatica), Dario Simoncini (Università di Pescara), Giancarlo Oriani (CEO di Staufen Italia), Marinella De Simone (Complexity Institute), Mauro De Bona (Partner di Campus), Riccardo Antonini e Rodolfo Baggio (Università Bocconi).

Io gestirò, insieme a Giancarlo Oriani, il laboratorio del 28 gennaio dedicato alla “Lettura, interpretazione ed utilizzo delle ONA a fini organizzativi e strategici”. Chiuderò inoltre il Winter Lab il 29 gennaio con un intervento su “Complessità e Management Innovation.”

Lo scopo del Winter Lab è quello di co-generare con i partecipanti un sistema di «best practices» di sostegno al management in un processo di trasformazione ed adeguamento dei modelli d’azione e di decisione che sposti il focus dall’adozione di metodi e strumenti deterministici – proiettati ad un progressivo inasprimento dell’ossessione al controllo – all’applicazione di metodi e strumenti di tipo relazionale ed emergenziale che possano essere presidiati con efficacia generando nuove competenze personali.

Di seguito la presentazione del Complexity Management Winter Lab:

“Gli innumerevoli modi in cui le strutture di rete influenzano la vita quotidiana rendono fondamentale capire come la dinamica di queste strutture genera le nostre azioni ed impatta sulle nostre decisioni. Ci è evidente che tutto è collegato: persone, informazioni, eventi e luoghi, soprattutto con l’avvento dei social media on line. Eppure quando assumiamo decisioni quasi facciamo finta che questo groviglio di relazioni ed i suoi effetti non esistano o restino sullo sfondo. Un modo pratico di dare un senso al groviglio di connessioni, e ad ognuno di noi la possibilità di assumere scelte consapevoli, è quello di analizzare le proprietà di funzionamento delle reti e studiarne la dinamica. E’ allora necessario verificare come attraverso lo strumento di «analisi delle reti» sia possibile smascherare ciò che non appare immediato nelle relazioni formali delle nostre comunità, per andare alla scoperta delle effettive dinamiche che pongono in connessione le persone, i gruppi e le organizzazioni.”

Per maggiori informazioni e per l’iscrizione alla CMWL rimando al sito del Complexity Institute.

Newton e Susan Cain a Milano nell’evento “Keep Calm and Get Talent”

Keep calm 1Il 5 novembre Newton organizza un pomeriggio di lavoro sul tema della leadership.  L’evento “Keep Calm and Get Talent”, avrà come Key Note Speaker Susan Cain, autrice di “Quiet – Il Potere degli introversi“, di cui ho già avuto modo di parlare nella rubrica “Letture” del blog. Oltre a Susan Cain, interverranno due miei colleghi: Alberto Fedel e Nicola Giunta.

L’intervento di Alberto sarà incentrato sui contenuti del suo ultimo libro “Il successo ti succede”, mentre Nicola presenterà i fondamenti di un nuovo approccio alla leadership che abbiamo sviluppato insieme e che abbiamo definito “The Invisible Touch”. Si tratta di una visione della leadership diversa da quella tradizionale del leader-eroe che indica la via, motiva le persone, e ha tutte le risposte giuste. L’approccio “Invisible Touch”, in coerenza con molti aspetti toccati anche nel libro della Cain, descrive un leader che opera dietro le quinte, un leader, consapevole della complessità, che all’azione diretta e visibile, preferisce l’azione indiretta, ovvero la creazione di un contesto che facilita le dinamiche auto-organizzative del suo team.

Purtroppo a causa di un impegno precedente non potrò essere presente all’evento e partecipare alla presentazione dell’Invisible Touch che, a due anni dal suo sviluppo, è già adottato da diverse grandi organizzazioni italiane e multinazionali.

L’evento si terrà il 5 novembre alle 15.30 a Milano presso l’AC Hotel. Chi fosse interessato a partecipare può contattare Giovanni Ravano di NewtonLab: giovanni.ravano@newtonlab24.it

Complexity Management Summer School a Spoleto

Complexity-Institute-logo-5Dal 25 luglio al 4 agosto sarò a Spoleto nel borgo di Villa Agellis per la prima Complexity Management School. L’iniziativa, organizzata dal Complexity Institute in collaborazione con Newton, il Complexity Education Program dell’Università Sapienza di Roma e l’University of Applied Sciences and Arts of Southern Switzerland (SUPSI), sarà focalizzata sul decision making in situazioni altamente complesse.

Con me nel team di docenti ci saranno anche Alberto De Toni (Università di Udine), Alberto Gandolfi (SUPSI), Valerio Eletti (Università Sapienza), Marinella de Simone (Complexity Institute) e Dario Simoncini (Università di Pescara e Complexity Institute).

L’innovativa formula dell’ intensive co-learning basata su una condivisione permanente “partecipanti-docenti-esperti” rende questo incontro annuale sui temi della complessità nelle aree della business organization e del complexity management unico del suo genere nel nostro Paese.

L’Impresa di maggio dedica ampio spazio alla Complexity Summer School. L’articolo “Così si vince la complessità”, scritto a 12 mani dai docenti della CMSS anticipa i temi relativi al decision making che saranno affrontati all’interno dell’iniziativa. E’ possibile scaricare l’articolo qui.

Di seguito la presentazione della Complexity Summer School 2013:

“Il system business è ogni giorno più confuso ed imprevedibile. E’ sempre più difficile assumere decisioni efficaci ed è sempre più incerto il risultato delle azioni manageriali, soprattutto quando si fa ricorso ai tradizionali strumenti riduzionistici sia per l’interpretazione che per la risoluzione dei problemi aziendali.

In contesti caratterizzati da una progressiva crescita degli elementi di imprevedibilità e di innesco di momenti complessi di breakdown, per aumentare le possibilità di assumere decisioni efficaci diviene essenziale la capacità di comprendere e descrivere in modo interdipendente e preciso le dinamiche che determinano l’emergenza del contesto decisionale.

Per decidere con responsabilità il manager professionista deve essere abile a riconoscere con immediatezza il contesto e per far questo è necessario adoperarsi ad un doppio livello: quello personale e quello relazionale. Il primo, riguarda la capacità di introspezione rivolta al riconoscimento ed alla trasformazione delle proprie convinzioni; il secondo, riguarda la capacità di riconoscere la qualità delle relazioni e la dinamica delle possibili  situazioni emergenti  nel  contesto  in virtù dell’agire in rete.”

Per maggiori informazioni e per l’iscrizione alla CMSS rimando al sito del Complexity Institute.